20 dicembre 2017

Burundi: la difficile prospettiva della riconciliazione nazionale

La situazione del Burundi sta precipitando in un susseguirsi di tensioni che evocano lo spettro della terribile guerra civile ruandese. L’inasprirsi del conflitto è stato innescato nel 2015 dalla decisione del presidente Pierre Nkurunziza di correre per un terzo mandato; una scelta, secondo l’opposizione, in contrasto con la Costituzione scaturita dagli accordi di pace di Arusha stipulati nell’agosto del 2000. Gli accordi di Arusha, sollecitati anche dall’impegno diplomatico di Nelson Mandela, allora presidente del Sudafrica, avevano l’intento di porre un freno al violento contrasto tra gli Hutu e i Tutsi sia in Ruanda sia in Burundi, e prevedevano alcune misure per promuovere la pace, lo stato di diritto e la democrazia. Alle proteste seguite alla decisione di Nkurunziza di ricandidarsi, il governo ha risposto con la repressione violenta delle manifestazioni; ne è scaturito un conflitto che ha causato più di 1200 morti mentre 400.000 persone hanno cercato rifugio nei Paesi confinanti.

Le elezioni del luglio 2015, che hanno visto Nkurunziza riconfermato in carica fino al 2020, sono state boicottate dalle opposizioni che hanno accusato il partito dominante Conseil National pour la Défense de la Démocratie - Forces pour la Défense de la Démocratie (CNDD-FDD) di impedire la libertà di espressione e di intimidire le forze di opposizione anche attraverso milizie armate, come gli Imbonerakure. Omicidi, stupri, arresti illegittimi sono stati più volte denunciati anche dalla comunità internazionale.

L’aggravarsi della situazione ha portato le Nazioni Unite nel settembre 2017 ad accusare il governo del Burundi di crimini contro l’umanità e a chiedere alla Corte penale internazionale di avviare un processo. La risposta del regime del presidente Nkurunziza è stata la decisione del Burundi di formalizzare l’abbandono della Corte penale internazionale, disconoscendone l’operato. Gli attivisti delle organizzazioni umanitarie temono un peggioramento della situazione, in termini di rispetto dei diritti umani. Si sta peraltro rafforzando all’interno dell’opposizione l’opzione per una risposta violenta agli abusi del governo.

Mentre il quadro politico si deteriora, la situazione economica del Paese precipita, con due terzi della popolazione sotto la soglia di povertà. In questo quadro si inserisce la drammatica situazione di migliaia di profughi, che vivono condizioni umanitarie ai limiti della sopravvivenza nei Paesi confinanti.


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