2 luglio 2020

Il Cile dopo la pandemia

Verso una nuova esplosione sociale?

 

Il Cile è un Paese di oltre 4.200 chilometri di lunghezza, popolato da vulcani attivi da nord a sud che si trovano anche nelle profondità dell’Oceano Pacifico. Una terra in cui l’energia si accumula ed esplode regolarmente, con terremoti e tsunami, come è accaduto nel 1960, con il più grande sisma della storia dal momento in cui ci sono registrazioni: 9,5 gradi sulla scala Richter (successivamente, nel 2010, ve ne fu uno di 8,8 gradi).

In altre parole, il Cile è un Paese sismico, di estremi, con persone abituate ad affrontare una natura che è spesso ostile, spietata, aspra. Lo stesso accade in campo sociale, dove disuguaglianza, povertà, abusi, uccisioni di lavoratori e carenze hanno segnato la storia del XX secolo. Le speranze sollevate dalle riforme politiche, economiche e sociali avviate dai governi di Eduardo Frei (1964-70) e successivamente approfondite da Salvador Allende (1970-73) furono brutalmente soffocate dalla destra, culminando con un colpo di Stato finanziato e incoraggiato dagli Stati Uniti con la cinica complicità dell’oligarchia cilena, che ha supportato successivamente la sanguinosa dittatura civile-militare guidata da Augusto Pinochet (1973-90).

Il XXI secolo ha consolidato un modello di crescita economica basato principalmente sul settore delle esportazioni di materie prime, che ha permesso a milioni di persone di sfuggire alla povertà. Tuttavia, i problemi storici di disuguaglianza di reddito, concentrazione di ricchezza e frustrazione delle nuove generazioni per continuare a migliorare le loro condizioni di vita, hanno portato alle proteste dello scorso 18 ottobre, che hanno profondamente scosso la società cilena.

Si è liberata una forza vulcanica, espressa in cortei di protesta di massa, atti di estrema violenza da parte di gruppi minoritari e brutale repressione delle forze di polizia contro i manifestanti. Tutto ciò ha portato all’accordo raggiunto il 12 novembre tra le principali forze politiche, governative e di opposizione per tenere un referendum per cambiare l’attuale Costituzione del 1980. Si era concordato che avvenisse lo scorso aprile, ma a causa della pandemia del Covid-19, è stato rinviato al mese di ottobre di quest’anno.

Il Coronavirus ha placato le proteste di strada, le manifestazioni e gli atti di violenza che si sono susseguiti intensamente nelle principali città del Paese, durante le prime settimane, e poi sono diminuiti. A marzo, con la pandemia già a Santiago e le prime quarantene, l’agenda politica è cambiata di nuovo ed è stata l’occasione per il governo di Sebastián Piñera di riguadagnare credibilità presso l’opinione pubblica. Tuttavia, l’ignoranza della realtà sociale del Paese, vale a dire della povertà e del sovraffollamento in vasti settori di grandi città, ha portato a una serie di errori che hanno permesso alla pandemia di sfuggire al controllo. Oggi il Cile è tra i Paesi con il più alto numero di contagi e decessi nel mondo per milione di abitanti. Bloomberg ha riassunto bene la situazione: «Il Cile ha seguito l’esempio delle nazioni ricche solo per rendersi conto, ancora una volta, che una grande percentuale dei suoi cittadini è povera». E non solo quello. Dopo una grande discussione tra il governo e l’opposizione, l’esecutivo guidato da Piñera ha accettato di prevedere un sussidio per tre mesi, di 440 euro al mese per una famiglia di 4 persone. Vale a dire, 14,8 euro al giorno.

Il governo, messo alle strette dalla durezza della realtà, ha accettato di affrontare una spesa di 12 miliardi di dollari, una cifra chiaramente insufficiente in un Paese in cui i prezzi dei prodotti alimentari sono simili a quelli di molti Paesi europei. Il Cile ha solidi dati macroeconomici, con un debito pubblico che dovrebbe arrivare al 40% del PIL entro la fine del 2021, il che conferma ancora una volta la cecità di un governo controllato da un economismo dogmatico e insensibile alla realtà sociale. A livello politico, i settori più conservatori del governo, che sono nella maggioranza, si oppongono a una nuova Costituzione, sostenendo che sia meglio riformare il testo attuale. Hanno iniziato quindi a soffiare sul fuoco della paura affermando che il Paese non sarà in grado di tenere il referendum o che non è necessario. La realtà è che quella del referendum può essere, in un Paese che chiede a gran voce di avanzare verso uno Stato sociale per tutti, la via attraverso la quale i sogni e le speranze della stragrande maggioranza delle persone possono essere incanalati. Cercare di rimandare o annullare aggiungerà benzina a una situazione esplosiva. La pandemia finirà ad un certo punto e le persone scenderanno in piazza per manifestare tutta la rabbia accumulata, alla quale si aggiungeranno nuovi elementi causa di tensione, come il numero delle morti causate dal Coronavirus, che sono concentrate nei settori popolari, la fame, che è comparsa in vasti settori e l’impoverimento generale della popolazione come conseguenza della pandemia economica e sociale che attraversa anche questo lungo Paese chiamato Cile.

 

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Immagine: La folla in corteo per le strade di Santiago del Cile durante le proteste e lo sciopero generale (29 ottobre 2019). Crediti: abriendomundo / Shutterstock.com

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