15 gennaio 2020

Conferenza di Berlino sulla Libia, con il cessate il fuoco, ma senza accordo fra le parti

Le aspettative sulla Conferenza di Berlino sulla Libia, in programma per domenica 19 gennaio, tendono a ridimensionarsi con l’avvicinarsi della scadenza, portando a valutare l’appuntamento come importante, ma non foriero di una svolta risolutiva. Gli incontri di Mosca hanno dimostrato che il cessate il fuoco, accettato dalle parti in conflitto a partire dal 12 gennaio, può consolidarsi, ma il passaggio ulteriore ad una tregua vera e propria, come quella proposta a Mosca nel fine settimana congiuntamente da Turchia e Russia, non è affatto facile. Infatti, il generale Haftar ha lasciato la capitale russa senza firmare l’accordo per stabilizzare la tregua con il Governo di accordo nazionale guidato da al-Sarraj, che l’aveva firmata invece domenica. Il generale aveva chiesto una ulteriore notte di tempo per riflettere ed esaminare il testo, ma alla fine ha valutato che il documento in sette punti che gli era stato proposto non corrispondeva alle sue aspettative. Secondo alcuni osservatori la sua riluttanza ad accettare le condizioni, che in qualche modo godono dell’appoggio del suo alleato russo, sia dovuta all’intransigenza dei suoi sostenitori Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, fortemente ostili ad al-Sarraj e a un consolidamento della Fratellanza musulmana in Libia. È probabile che abbia pesato anche la presenza fra i firmatari del Parlamento di Tripoli, a cui Haftar non ha voluto concedere un riconoscimento formale, in modo che il Parlamento di Tobruk rimanga il solo riconosciuto.

A Mosca è stato subito evidente che raggiungere un accordo non sarebbe stato facile: Haftar e al-Sarraj, affiancati rispettivamente dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk Aguila Saleh e dal presidente del Consiglio di Stato di Tripoli Khaled al-Mishri, non si sono mai incontrati direttamente. Le trattative sono state condotte, con tavoli separati, tramite i ministri degli Esteri e della Difesa di Russia e Turchia, quindi da Sergej Lavrov, Sergej Shoigu, Mevlüt Çavuşoğlu e Hulusi Akar. Firmando al-Sarraj ha voluto dimostrare la sua buona volontà facendo ricadere la responsabilità del conflitto sul suo rivale; Haftar invece non intende accettare le condizioni poste né rinunciare al vantaggio che ha conquistato sul terreno. Inoltre, pesa fortemente l’asse tra Tripoli e Ankara; Haftar non vuole riconoscere alla Turchia un ruolo decisivo negli equilibri in Libia. Erdoğan ha minacciato di infliggere una lezione ad Haftar se violerà il coprifuoco e riprenderà gli attacchi contro Tripoli; al-Sarraj si è recato nuovamente a Istanbul per analizzare la situazione con il suo principale alleato. In questi giorni, il coprifuoco, nonostante accuse reciproche su ripetute violazioni, in qualche modo sta reggendo, ma la tensione resta altissima.

In questo contesto in continua evoluzione, Haftar sembra intenzionato a partecipare alla Conferenza di Berlino. Molti gli attori internazionali che sono stati invitati a partecipare: Italia, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia, Cina, ONU, Unione Europea, Lega Araba, Unione Africana, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Repubblica del Congo, Egitto, Algeria. L’idea non del tutto esplicitata è che se si rimuovono i contrasti tra le diverse potenze globali e regionali, sarà più facile in futuro attuare una pacificazione attraverso un dialogo interlibico.

 

Immagine: Deserto libico (3 gennaio 2010). Crediti: giomodica. Fonte, https://web.archive.org/web/20161015134744/http://www.panoramio.com/photo/36278890 [CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

0