13 marzo 2020

Coronavirus nel Regno Unito, nulla per impedire il contagio

 

In queste ore le tre parole più discusse in Gran Bretagna sono: “immunità di gregge”.

Boris Johnson ha puntato tutta la sua strategia in risposta al Coronavirus sul principio che, invece di contenerlo, il virus vada quasi aiutato a fare il suo corso all’interno della popolazione, creando così l’immunità allo stesso. I consulenti medici e scientifici del primo ministro sostengono che questo sia il metodo migliore per minimizzare l’impatto del virus sulla società ed impedire che le misure restrittive vengano assunte quando non servono.

 

In virtù di questa “scommessa” il governo britannico sostanzialmente non sta facendo niente per impedire il contagio: il Regno Unito è l’unico Paese occidentale in cui non vi è alcun tipo di limitazione, di nessuna natura. Sono aperte scuole, ristoranti e pub. Non sono vietati concerti o eventi sportivi di nessun tipo, né al chiuso né all’aperto. Non sono previste restrizioni per viaggi da o verso la Gran Bretagna. L’unico consiglio ripetuto ossessivamente è quello di lavarsi spesso le mani con acqua calda per almeno 20 secondi. La città di Londra rimane aperta in tutto e per tutto, senza nessun tipo di restrizione: il sindaco laburista Sadiq Khan invita i suoi cittadini a non cambiare le proprie abitudini, continuando a prendere la metro, a frequentare i locali pubblici e gli eventi al chiuso e all’aperto.

 

Ieri sera, in una tanto attesa conferenza stampa in cui ci si aspettavano provvedimenti più forti Boris Johnson ha semplicemente detto che il Paese è entrato nella seconda fase (la prima era quella del “contenimento” ossia lavatevi le mani) quella del “rallentamento”: in questa fase il primo ministro ha chiesto a tutti coloro che dovessero avere tosse persistente o febbre di restare a casa immediatamente in autoisolamento, per almeno una settimana. Ha inoltre invitato le scuole a evitare gite scolastiche internazionali e gli over 70 a evitare le crociere. Niente di più di questo.

 

Il primo ministro, parlando ad una nazione sempre più disorientata dalla differenza di approccio rispetto sostanzialmente a tutto il resto del mondo (persino gli USA hanno introdotto, per quanto in maniera bizzarra, limiti agli ingressi dall’Europa e in alcuni Stati chiuso le scuole), ha annunciato ai propri cittadini che questa malattia causerà molte vittime. Un approccio quasi burocratico che lascia abbastanza basiti considerando che potenzialmente si parla di migliaia di persone.

 

D’altronde che la situazione si preannunci estremamente difficile il governo non cerca di nasconderlo, al punto che nella giornata di mercoledì, in occasione della presentazione della legge di bilancio da parte del nuovo cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, è stato annunciato lo stanziamento straordinario di almeno 30 miliardi di sterline per fronteggiare la crisi: una parte destinata al Servizio sanitario (NHS, National Health Service), una parte a pagare il congedo per malattia dal primo giorno a quasi tutti i lavoratori che dovranno restare a casa, una parte in sussidi per piccole e medie imprese, in particolare dei settori quali alberghi, pub e in generale del settore dell’accoglienza. Il provvedimento era stato anticipato in mattinata dall’annuncio della Banca d’Inghilterra di tagliare del 0,5% i tassi di interesse, portandoli così allo 0,25%, il livello più basso della storia.

 

Questo approccio molto pesante dal punto di vista economico, che anticipa dunque una grande crisi economica e sociale tale da – parole del cancelliere Sunak –  prevedere che ad un certo punto almeno un quinto della forza lavoro sarà costretto a rimanere a casa per via della malattia, cozza con l’approccio assolutamente inverso in tema di restrizioni alla socialità o al normale stile di vita dei cittadini britannici: persino il governo e il Parlamento continuano – almeno in apparenza – a funzionare come se niente fosse nonostante siano arrivati già i primi casi di positività. Nadine Dorries, sottosegretaria alla Salute, è risultata positiva al virus nella serata di martedì, presentando i primi sintomi venerdì scorso. In questo periodo ha incontrato centinaia di persone tra parlamentari, membri del governo e lo stesso Johnson, ma questo non ha portato all’isolamento sostanzialmente di nessuno di coloro con i quali sia venuta a contatto.

 

Le sedute in Parlamento continuano normalmente nonostante la condizione stessa del luogo costringa i suoi membri ad accalcarsi l’uno su l’altro in una promiscuità ideale alla propagazione del virus (e nonostante alcuni dei membri siano componenti della fascia di popolazione più soggetta a soffrire danni gravi dal Coronavirus, non essendo propriamente giovanissimi).

 

Insomma, la scommessa di Boris Johnson pare essere quella di voler adottare misure restrittive e dannose per l’economia quanto più tardi possibile e per il minimo tempo necessario: ieri infatti ha dichiarato che eventuali divieti di assembramento o chiusura delle scuole verranno valutati in futuro. In questo modo Johnson spera di avere un vantaggio enorme in termini di prestazioni economiche rispetto agli altri Paesi, in primis europei, che in queste ore si stanno via via sempre più autolimitando e dunque mettendo in crisi le proprie performance economiche.

 

Questa scommessa però mette in conto la perdita di molti cittadini, soprattutto tra i più anziani e residenti in zone svantaggiate del territorio nazionale (fasce di popolazione che già in condizioni normali in inverno pagano un prezzo altissimo alla “regolare” influenza stagionale) e rischia di avere conseguenze sociali e politiche gigantesche in un Paese che non è solito rispondere con gentilezza ad errori clamorosi del governo come i ricorrenti “riots” ci ricordano, l’ultimo avvenuto nel 2011 a seguito dell’omicidio di un ragazzo di 29 anni da parte della Polizia che scatenò violente proteste a Londra e in altre grandi città.

 

Insomma, Johnson sta rischiando moltissimo nel prendere la strada solitaria dell’immunità di gregge prendendosi la responsabilità enorme lasciare che il Covid-19 viaggi liberamente per il Paese per ancora molte settimane.

 

In tutto questo non poteva mancare un piccolo capitolo della saga Brexit: la settimana prossima era previsto un incontro bilaterale a Londra per proseguire con le trattative sui futuri accordi tra Regno Unito e Unione Europea. L’incontro è stato rinviato e c’è da aspettarsi che nelle prossime settimane tutti gli attori coinvolti nelle trattative avranno problemi più stringenti da affrontare: entro luglio è necessario decidere se prolungare l’attuale periodo di transizione o se procedere spediti verso un’uscita senza accordo, ma cosa deciderà di fare il governo britannico se le trattative non potranno andare avanti per causa del Coronavirus?

 

                  TUTTI GLI ARTICOLI SUL CORONAVIRUS

 

Immagine: Alcuni passanti indossano mascherine per combattere il contagio da Coronavirus, Londra, Regno Unito (marzo 2020). Crediti: MARCIO DELGADO / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0