22 gennaio 2020

Davos, Trump attacca gli ambientalisti e rivendica il rilancio dell’economia

Il cinquantesimo World Economic Forum (WEF) di Davos si è aperto martedì 21 gennaio, durerà quattro giorni e vedrà la partecipazione di cinquantatré capi di Stato e di circa seicento esperti venuti da ogni parte del mondo nella cittadina svizzera per discutere dei problemi dello sviluppo globale; i temi al centro del confronto di quest’anno saranno significativamente il riscaldamento globale e un’economia più inclusiva. Argomenti che non influenzeranno soltanto i dibattiti: il Forum è stato organizzato con tutta una serie di attenzioni per evitare che si riunissero masse di persone per parlare di tutela dell’ambiente provocando ulteriori danni all’ambiente stesso. Durante il WEF saranno infatti utilizzati materiali riciclabili e veicoli elettrici, saranno offerti cibi a chilometro zero e in buona parte vegetariani, mentre gli edifici saranno illuminati e riscaldati con energie rinnovabili. I partecipanti sono stati inoltre invitati a utilizzare i voli di linea o, se possibile, il treno per raggiungere la sede del Forum.

La vittoria delle tematiche ecologiste potrebbe però essere soltanto apparente. Greta Thunberg, che ha partecipato al summit insieme ad altri giovani impegnati nella difesa dell’ambiente, ha denunciato come non siano state prese decisioni concrete per ridurre le emissioni di CO2. La giovane attivista svedese ha riconosciuto che il cambiamento climatico è diventato «un tema caldo» e che lei stessa e i movimenti ambientalisti hanno ricevuto ascolto; ci si scontra però con resistenze molto grandi da parte delle grandi imprese e della politica. Poco dopo il suo intervento ne ha avuto in qualche modo conferma: Donald Trump, nel suo special address al Forum economico mondiale, ha attaccato gli ambientalisti definendoli «profeti di sventura» a causa del loro atteggiamento pessimista nei confronti del clima. Trump ha invece sfoggiato un notevole ottimismo, affermando che gli Stati Uniti stanno vivendo un momento di sviluppo economico eccezionale e che la situazione del commercio mondiale e delle aziende statunitensi è migliorata grazie alla sua politica protezionista che ha costretto la Cina a riequilibrare la situazione. Ha espresso comunque stima e amicizia nei confronti del presidente cinese Xi Jinping, anche se si è detto intenzionato a mantenere forte la pressione con i dazi ancora in vigore per orientare le scelte di Pechino.

Alcuni osservatori hanno rimarcato come l’ottimismo spavaldo di Trump sia stato accentuato dalle preoccupazioni interne legate alla campagna elettorale; mentre Trump era a Davos, è iniziata al Senato la prima udienza del processo d’impeachment. È molto probabile che il procedimento venga affossato dal Senato a maggioranza repubblicana, ma la battaglia si sta spostando sui tempi poiché è probabile che i democratici vogliano produrre un effetto accavallamento con le ultime settimane infuocate della campagna elettorale.

In passato Trump aveva manifestato la sua diffidenza verso i circoli che animavano Davos; dopo aver partecipato nel 2018 è ritornato quest’anno, facendo anche timide aperture all’indirizzo principale del Forum, cioè un capitalismo eticamente orientato e attento al sociale. Trump si è inserito in questo clima dichiarando «Stiamo cercando di creare un’economia più inclusiva».

I summit di Davos, al di là della loro influenza effettiva, sono stati un termometro importante delle evoluzioni dell’economia mondiale fin da quel lontano 1971 quando il Forum fu promosso dal professor Klaus Schwab. In mezzo, la crisi petrolifera, gli anni Ottanta e il loro ottimismo, le contestazioni dei No global, la crisi del 2007. Adesso Davos si rilancia con un nuovo manifesto programmatico, per favorire un capitalismo etico e inclusivo, attento alle tematiche ambientali, che sembra più vicino al modello europeo che a quello americano. In che misura questi auspici troveranno effettivamente accoglienza tra i governi e tra i pacchetti di maggioranza delle grandi imprese multinazionali, è difficile a dirsi. Ma alle calde sedute del Senato anche Trump ha preferito il rigenerarsi nel clima freddo, ma più accogliente, delle Alpi svizzere. 

 

Immagine: Greta Thunberg (27 settembre 2019).  Crediti: Lëa-Kim Châteauneuf [CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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