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11 settembre 2017

Elezioni tedesche: i temi di uno scontro a bassa tensione

di Giorgia Bulli

Con l’approssimarsi del voto sale la tensione elettorale. È vero quasi ovunque, tranne che in Germania. Imbattersi in commenti che definiscono la campagna elettorale come non particolarmente avvincente costituisce ormai quasi un refrain per chi segue la politica tedesca. L’anno elettorale 2017 non fa eccezione.

Eppure, le turbolenze con cui sono state accolte le decisioni politiche del governo dal 2015, quasi tutte incentrate sull’accoglienza dei richiedenti asilo, sembravano costituire la premessa per uno scontro tra le forze politiche, pronte a mettere sotto accusa le reciproche scelte. Il partito populista della AfD (Alternative für Deutschland) veleggiava non più tardi di un anno fa su percentuali più che promettenti per il principale partito alla destra della CDU/CSU con le carte in regola per entrare, per la prima volta nella storia della Repubblica federale, nel Parlamento tedesco.

Non più di nove mesi fa, pareva che la scelta di Martin Schulz come candidato alla Cancelleria per il partito socialdemocratico dovesse rimettere prepotentemente al centro della campagna elettorale i temi della giustizia sociale e della redistribuzione del reddito, contendendo la titolarità di queste tematiche al partito della sinistra, la Linke, eterna esclusa da realistiche prospettive di partecipazione alla compagine governativa federale. Nel giro degli ultimi mesi, però, le tensioni – anche quelle relative alla lunga coda del dibattito sulle violenze in occasione del G20 di Amburgo con le accuse della CDU al sindaco socialdemocratico della città anseatica di non essere riuscito a garantire l’ordine pubblico – sembrano essersi sopite.

A sugellare la quiete di una campagna già anestetizzata da sondaggi elettorali che indicano unanimemente da almeno due mesi un vantaggio di circa 14 punti percentuali della CDU/CSU sulla SPD, è stato celebrato il 3 settembre il rito del duello televisivo tra i due principali candidati alla Cancelleria. Unico confronto televisivo tra i due, seguito da quasi venti milioni di spettatori, il dibattito si è caratterizzato per la pacatezza della discussione, ma soprattutto per l’assenza di veri elementi di contrapposizione. Quale che fosse il tema – dalla più volte ricordata politica su rifugiati e richiedenti asilo ai rapporti con la Turchia – Schulz non è mai riuscito a imporre una visione politica diametralmente opposta a quella della Cancelliera.

Se a tenere bassa la temperatura di dibattiti elettorali, che altrove in Europa e negli Stati Uniti si infiammano per un nonnulla, siano gli effetti della Grande coalizione, che ingabbiano la retorica dello sfidante nell’impossibilità di censurare l’operato di governo di cui la stessa SPD è partner, o l’ormai proverbiale capacità di Angela Merkel di svicolare anche nelle situazioni apparentatemene più compromesse, è difficile da giudicare.

Da valutare invece in maniera piuttosto inequivoca è il carattere limitato dei temi elettorali in agenda, dettati soprattutto dalla Cancelliera. Assenti eclatanti sono, ad esempio, i riferimenti al superamento del disavanzo commerciale della Germania, che pure avevano costituito un elemento significativo nelle tensioni internazionali che hanno tenuto banco negli ultimi due vertici internazionali di Taormina e Amburgo, contrapponendo le posizioni di Donald Trump a quelle di Angela Merkel, con un livello di personalizzazione dello scontro normalmente inviso alla Cancelliera. Lo stesso dicasi per le questioni del cambiamento climatico. Neppure la presenza nel sistema politico tedesco del partito dei Verdi – i Grünen – è riuscita a far sì che le questioni ambientali ricoprissero un ruolo rilevante nei dibattiti pre-elettorali. E anche la generale posizione della Germania nello scenario internazionale, a partire dal suo ruolo all’interno dell’Unione Europea, non è al centro di vere contrapposizioni tra i partiti. Eppure gli sfidanti potrebbero stigmatizzare l’incapacità dell’attuale governo di imporre – al di là della posizione assunta sui rifugiati – la propria leadership sull’annosa questione del rispetto dell’accordo europeo sulle quote dei richiedenti asilo da distribuire tra i Paesi dell’UE.

A ben vedere, però, a parte gli attori posizionati alle ali più esterne del sistema politico, la Linke e il partito populista di destra della AfD, tutti gli altri sembrano “intrappolati” nella morsa dell’irrecuperabile vantaggio della CDU/CSU. I socialdemocratici non riescono a superare gli indubbi svantaggi comunicativi dell’essere junior partner della coalizione di governo, mentre i Verdi e i Liberali sperano che i calcoli post-elettorali possano premiarli, nel caso in cui la scelta non dovesse nuovamente cadere sulla riproposizione della Grande coalizione CDU/CSU-SPD. In ogni caso, se i risultati elettorali dovessero non discostarsi eccessivamente dalle previsioni demoscopiche, la CDU/CSU potrebbe agilmente muoversi tra scenari diversi: una nuova Grande coalizione, un accordo con i Liberali della FDP (Freie Demokratische Partei) e con i Verdi (la cosiddetta ipotesi “Giamaica”).

Il ruolo cardine della CDU/CSU e la sua preminenza nei sondaggi stanno quindi enfatizzando il carattere centripeto della competizione, oltre a sottolineare la capacità della Cancelliera di adattarsi con rapidità fulminea a movimenti di opinione della cittadinanza, come già accaduto sulla questione dei matrimoni omosessuali (tema molto caro alla SPD, ai Verdi e alla Linke), sul cui voto Merkel ha inaspettatamente lasciato libertà di coscienza ai propri parlamentari nella discussione al Bundestag del giugno scorso, che ha portato – pur con il voto contrario della leader della CDU – all’adozione dello storico provvedimento.

Se la rielezione della Cancelliera appare dunque a due settimane dal voto un fatto scontato, rimane un interrogativo di fondo: per quanto tempo il confronto sui grandi temi – garantito per ora a livello istituzionale dalla Grande coalizione, ma soprattutto da indici macroeconomici positivi che sembrano orientare l’elettorato sulla scelta sicura della riconferma di Angela Merkel – potrà conservare i toni di un accordo diffuso come quello emerso nello scorso dibattito televisivo?

Alla porta ci sono grandi temi da affrontare sullo scenario nazionale, così come in ambito internazionale: dalla giustizia sociale, che continua a costituire un problema rilevante soprattutto nelle ex regioni dell’Est, alla posizione che la Germania dovrà assumere nei confronti della Turchia al di là della cessazione formale dei negoziati per l’ingresso nell’Unione Europea. Il tutto accompagnato dalla responsabilità per il ruolo di guida di un’Unione Europea che appare molto lontana dalla risoluzione dei problemi di deficit democratico che la affliggono.

 


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