27 marzo 2020

Religione ed economia. I repubblicani e il Coronavirus

 

Non solo Trump. Uno sguardo a volo d’uccello sulla reazione del Partito repubblicano al Coronavirus, in termini di risposta amministrativa, politica e ideologica, rivela che a monte c’è una sorta di insofferenza ‒ tradita anche da alcune dichiarazioni del presidente ‒ verso una crisi che i conservatori americani fanno fatica a trattare attraverso il loro orizzonte di senso abituale, in linea con altri presidenti populisti e conservatori fuori dagli USA.

 

In primo luogo emerge la riluttanza del presidente ad accettare una comunicazione negativa. Donald Trump ha attuato, al principio, un approccio simile a quello del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, anche se per un tempo estremamente più limitato. Ieri Bolsonaro ‒ che guida un Paese federale ‒ ha chiesto a sindaci e governatori di tornare alla normalità (alcuni hanno messo il proprio territorio in quarantena), ha negato che esista una crisi da Coronavirus, ha sostenuto il primato dell’economia su quello delle misure di emergenza, ha legato l’espansione del virus alla debolezza di chi ne viene colpito («io comunque ho un fisico da atleta e non mi ammalerei se infettato»). L’approccio di Bolsonaro porta agli eccessi la prima reazione ‒ poi abbandonata ‒ della presidenza Trump (fin troppo facile trovare le dichiarazioni di Trump in rete, fatte rimbalzare dalla propaganda democratica): appello a mantenere invariato lo stile di vita; definire l’intera vicenda un “inganno” (quasi in un parallelo fra negazionismo climatico e negazionismo sanitario, a sottolineare un rapporto complesso tra conservatori e scienza); ripetere che se si è sani si resterà indenni; mostrare insofferenza di fronte all’idea che l’economia possa essere raffreddata per ragioni superiori (l’affermazione recente del presidente a proposito di un possibile ritorno alla normalità già a Pasqua).

 

In secondo luogo vi è poi il cortocircuito ideologico fra difesa della libertà individuale (soprattutto in campo economico) e accettazione di restrizioni imposte dalla mano pubblica. In questo caso va sottolineato l’approccio di un famoso comunicatore conservatore noto per la ruvidezza dei toni, Glenn Beck. Beck ha rovesciato il senso comune globale rispetto al Coronavirus: vanno protetti i figli e non gli anziani. «Preferirei morire piuttosto che uccidere il Paese», intendendo i danni di natura economica che ricadrebbero sui figli. Beck, in sostanza, invoca un atto patriottico e di amore verso le giovani generazioni: fermare l’economia americana è antipatriottico ‒ sottintendendo anche che il dinamismo imprenditoriale sia l’essenza stessa dell’America ‒ ed è quindi compito dei lavoratori più anziani non mollare. Chi è più a rischio dia l’esempio, vada a lavorare (interessante sottolineare che Beck vede nelle misure economiche anticrisi il cavallo di troia del Green New Deal, ovvero un altro processo che imbriglierebbe l’energia del capitalismo americano). Il tema della moralità dei costumi del lavoro, anche se da un’angolatura più sfumata, è fatto proprio dal senatore repubblicano Lindsey Graham: l’importo del sostegno al reddito presente nel pacchetto anticrisi approvato dal Congresso è troppo alto e quindi incentiverà le persone a licenziarsi. Quasi il socialismo: per Graham è una politica alla Bernie Sanders, ma «dopata con gli steroidi».

 

Inoltre, in tutto ciò non potevano mancare gli interventi che vanno in direzione opposta alla logica del lockdown, con atti amministrativi attraverso i quali le autorità locali riaprono ciò che era stato chiuso. Un esempio? Il governatore repubblicano del Mississippi, Tate Reeves, ha rovesciato le decisioni assunte in alcune città del suo Stato tramite decreto: ha allargato le maglie delle imprese e delle industrie che possono restare aperte e ha di fatto ridotto la fascia di chi può accedere alla formula del telelavoro. Dopo aspre critiche, è tornato parzialmente sui suoi passi nella disputa con i sindaci, ai quali ha garantito una certa autonomia di scelta.

 

Last but not least, ovviamente, il tema religioso. Forse non sapete che il Cabinet dell’amministrazione Trump svolge una sessione settimanale di studi biblici di gruppo, tenuti dal reverendo Ralph Drollinger (spesso ospitata negli uffici del vicepresidente Mike Pence). Egli ha sostenuto che la pandemia è frutto dell’ira divina verso comportamenti immorali assunti dall’umanità. Soffermandosi sul caso americano, Drollinger ha affermato che l’America ha scatenato l’ira del Signore per colpa di quegli individui che (infiltrando le alte cariche pubbliche, i media e il sistema educativo) hanno diffuso la falsa religione dell’ambientalismo e l’omosessualità. I seminari di Drollinger possono essere seguiti anche al Congresso. I congressmen che vi partecipano sono attualmente cinquantadue.

 

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Immagine: Effetto Coronavirus a Miami, Florida, Stati Uniti (21 marzo 2020). Crediti: Felix Mizioznikov / Shutterstock.com

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