3 ottobre 2019

“Get Brexit done”, parola di Boris Johnson

di Domenico Cerabona

Si è conclusa ieri a Manchester la conference del Partito conservatore. Un appuntamento dominato dall’imminente uscita dall’Unione Europea, a partire dallo slogan che campeggiava ovunque: “get Brexit done” (portiamo a termine la Brexit). Attesissimo era il discorso di Boris Johnson, alla sua prima conference da leader e da primo ministro. Sembrano passati anni luce dallo scorso appuntamento a Birmingham, dove Johnson era stato messo ai margini dall’allora leader Theresa May, ieri destinataria di ringraziamenti da parte di Johnson, anche se l’impressione è che non sia ora particolarmente amata dalla base conservatrice. Il discorso del primo ministro ha avuto i contorni del comizio elettorale più che di una precisa linea programmatica. A partire proprio dalla Brexit. Sebbene l’ex sindaco di Londra abbia parlato di un nuovo accordo pronto per essere proposto, non è stato fatto cenno a nessuna precisa soluzione alternativa, soprattutto per quanto riguarda il tema cruciale: il confine con il Nord Irlanda. In compenso Johnson è stato molto chiaro: non ci sono alternative ad un’uscita dall’Unione entro il 31 ottobre, con o senza accordo. Non è tuttavia chiaro come questa ferma intenzione possa essere tradotta nei fatti, in quanto ad oggi la legge impedisce al primo ministro di procedere ad un’uscita senza accordo e lo obbliga a chiedere un rinvio. Il leader dei Tories ha attaccato duramente il suddetto provvedimento e, nonostante le dure polemiche che gli vengono rivolte per l’aggressività del suo linguaggio, lo ha nuovamente definito «Surrender bill»: la legge della resa. Molto duri sono stati anche gli attacchi al Parlamento e al suo presidente: seppure con il suo ormai proverbiale humor al vetriolo, Johnson ha definito la House of Commons come un luogo inefficiente e antidemocratico. Come è ovvio anche il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn è stato oggetto di passaggi assai duri (e applauditissimi) da parte del primo ministro, che ‒ seppure ironicamente ‒ si è augurato che venga «spedito in orbita spaziale». Insomma Johnson è già in campagna elettorale e il suo discorso è sembrato avere proprio l’obiettivo di galvanizzare la base elettorale conservatrice per prepararla ad una competizione che si preannuncia molto dura nei toni. A poche ore di distanza, nel pomeriggio, è poi stata consegnata a Bruxelles la proposta del Regno Unito per risolvere il problema del confine tra le due Irlande, secondo il quale l’Irlanda del Nord dovrebbe applicare le regole europee sul commercio, solo dopo, però, la loro approvazione da parte del Parlamento del Nord Irlanda al fine di permettere la loro entrata in vigore, e poi di nuovo ogni quattro anni. Considerando che in Nord Irlanda da mesi non si riesce nemmeno a formare un governo, sembra un ostacolo difficile da superare. Non si prevede, infine, un'unione doganale tra le due Irlande; il tema cruciale dei controlli al confine verrebbe evitato con quello che sembra essere un escamotage retorico più che una proposta concreta: i controlli verrebbero effettuati lontano dal confine e grazie a nuovi apparati tecnologici.

Nel complesso sembra una proposta che difficilmente l’Unione Europea potrà accettare, anche se la prima reazione di Jean-Claude Juncker non è stata del tutto negativa, pur evidenziando che a prima vista ci sono ancora dei problemi.

Infine, le opposizioni non hanno trovato una soluzione per sfiduciare Johnson senza consegnare il Paese all’incertezza delle urne. Il Labour propone un governo di unità nazionale guidato dal suo leader per chiedere un rinvio della Brexit e indire nuove elezioni. Un piano che ha trovato l’approvazione del secondo partito di opposizione, lo Scottish National Party (SNP), mentre i Liberal Democrats (LibDem) e i dissidenti Tories (decisivi per formare una maggioranza alternativa) sono disposti ad appoggiare un governo di coalizione solo se a guidarlo non sia Corbyn. Siamo dunque ancora ad uno stallo, che però entro il prossimo Consiglio europeo dovrà trovare uno sbocco, anche se è praticamente impossibile, al momento, capire quale.

 

Immagine: Boris Johnson a Berlino, Germania (21 agosto 2019). Crediti: photocosmos1 / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0