17 luglio 2013

Gli Stati Uniti e il ritiro dall’Afghanistan

di Barbara Maria Vaccani

Il governo degli Stati Uniti sta considerando l’eventualità di un ritiro completo delle proprie truppe dall’Afghanistan dopo il 2014. L’anno prossimo, infatti, è previsto il ritiro della missione Nato presente nel paese ma fino ad ora gli Stati Uniti avevano sostenuto l’idea di lasciare in Afghanistan un contingente ridotto delle proprie truppe anche dopo la fine dell’Isaf (la missione Nato).

Secondo il New York Times, l’amministrazione del presidente Obama è sempre più frustrata dagli scarsi risultati dei negoziati con il governo dell’Afghanistan per trovare un accordo sia sulla pace nel paese, sia sulla presenza delle truppe statunitensi dopo la fine della missione Nato e avrebbe quindi cominciato a considerare la “zero option”, cioè il ritiro totale delle proprie truppe dall’Afghanistan.

Gli Stati Uniti sono attualmente impegnati in Afghanistan con 68.000 soldati. Nel suo discorso sullo stato dell’unione dello scorso febbraio Obama aveva annunciato che la metà del contingente attuale sarebbe rientrata in patria entro l’inizio del 2014. Sull’impegno futuro degli Stati Uniti in Afghanistan il presidente si era limitato a dire che «Dopo il 2014 l’impegno americano per un Stato afgano unito e sovrano continuerà, ma la natura del nostro impegno cambierà» e ha aggiunto che «stiamo negoziando un accordo con il governo afgano basato su due missioni: l’addestramento e l’equipaggiamento delle forze afgane, in modo da impedire che il paese finisca nel caos, e le azioni di lotta al terrorismo che ci permettano di sconfiggere gli ultimi affiliati di al-Qaeda».

I negoziati per il Bilateral Security Agreement, cioè l’accordo fra Stati Uniti ed Afghanistan che stabilisca l’entità e i compiti della presenza militare statunitense in Afghanistan dopo il 2014, si sono però interrotti a giugno per volontà del presidente afgano Hamid Karzai. Le cause della sospensione dei negoziati sono state l’annuncio degli Stati Uniti dell’inizio di negoziati con i talebani per trovare una soluzione di pace per il futuro dell’Afghanistan e la mancata condanna da parte degli Stati Uniti del ruolo del Pakistan nell’impedire la stabilità e la sicurezza dello Stato afgano tramite l’appoggio ai talebani.

L’amministrazione Obama ha sottolineato che non è ancora stata presa alcuna decisione ma che, viste le difficoltà nel trovare un accordo con il governo afgano, la “zero option” sarebbe diventata dalla soluzione remota da usare solo nel peggiore degli scenari possibili, ad una delle opzioni possibili. L’annuncio della possibilità di un ritiro completo delle forse degli Stati Uniti è anche uno strumento di pressione nei confronti del governo afgano, che ha paura di perdere il proprio potere senza l’ausilio di forze straniere che lo tutelino dai talebani.

I due punti di frizione principali tra i governi afgano e statunitense riguardano il ruolo dei talebani e del Pakistan nella soluzione al conflitto afgano. I talebani sono un gruppo militante dell’estremismo islamico che non riconosce l’autorità del governo di Karzai e lo combatte. I talebani non hanno mai voluto negoziare con le autorità afgane perché le considerano come un fantoccio degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno però voluto incominciare negoziati diretti con i talebani per la pace. Il governo di Karzai ha reagito all’inclusione dei talebani nei negoziati di pace dicendo che gli Stati Uniti avrebbero scavalcato le autorità afgane cercando un accordo a spese del governo afgano.

Il Pakistan è coinvolto nel conflitto afgano perché ospita parte dei militanti talebani e perché esercito e servizi segreti pakistani sono sospettati di sostenere l’azione dei taliban in Afghanistan. Dopo l’attacco statunitense all’Afghanistan del 2001 e l’inizio della guerra, i talebani si rifugiarono in Pakistan e iniziarono ad operare dal terreno pakistano, da quelli che vengono definiti dei “santuari” dei talebani, che si trovano soprattutto nella regione del Waziristan. Secondo alcuni analisti consultati dalla BBC l’esercito pakistano avrebbe acconsentito alla presenza dei taliban in Waziristan a patto che le loro azioni si limitassero a quella regione e non disturbassero la sicurezza del resto del paese.

 

Pubblicato in collaborazione con Meridiani Relazioni Internazionali

 

 


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