5 febbraio 2020

Gli esiti, le falle e i sospetti delle primarie in Iowa

Le regole elettorali o quelle delle primarie sono importanti. E quelle dei caucus dell’Iowa erano state pensate per rendere il processo più partecipato e trasparente, dopo che nel 2016 la campagna Sanders aveva protestato con veemenza contro un processo di nomination che ritenevano non essere imparziale (a dire il vero il termine utilizzato era “manipolato”). E così il Democratic National Committee (DNC), la struttura del partito che scrive le regole e organizza la convention, ha prodotto nuove regole per renderle più trasparenti e incentivare la partecipazione (con la diretta partecipazione dei sanderisti).

Il paradosso è che la falla organizzativa dell’Iowa è proprio figlia di quel processo. Per un giorno, le regole pensate per dare credibilità alle operazioni di voto hanno prodotto il risultato inverso: sono tornati i sospetti e le accuse. La app con la quale i delegati del partito che dovevano trasmettere i risultati al centro non ha funzionato, alcuni si sono rifiutati di usarla e in altri casi ancora non erano in grado di farla funzionare. E siccome la società che l’ha creata è stata fondata da due ex membri dell’area digitale della campagna Clinton, i sospetti si sono diretti verso l’ala moderata del partito stesso, accusata da molti di boicottare Bernie Sanders. Ma lo staff del senatore del Vermont, forte dei dati (è in alto), ha calmato gli animi. Le regole dicono anche che i risultati si scrivono su carta, e se qualcuno avesse manipolato la app, lo si sarebbe scoperto.

Chi ha invece protestato con forza è la campagna Biden, forse per evitare il danno prodotto da una performance piuttosto negativa: così hanno scelto di parlare d’altro. L’ex vicepresidente non sta facendo una buona campagna, il suo messaggio è quello di un rassicurante ritorno al passato, ma l’elettorato sembra voler cambiare. Che si tratti di votare un senatore radicale, una senatrice meno radicale, ma donna e molto a sinistra nel panorama statunitense, o un giovane omosessuale moderato e con un ottimo curriculum… la spinta sembra essere sempre in direzione della novità.

Così si spiegano i buoni risultati ottenuti in misura diversa da tutti, tranne Biden. I vincitori di questa prima, piccola, partita sono indubbiamente Bernie Sanders e Pete Buttigieg (soprattutto Buttigieg), che sono molto forti anche nei sondaggi in New Hampshire, dove le primarie si tengono martedì prossimo. Elizabeth Warren e Amy  Klobuchar possono andare avanti soddisfatte, avendo entrambe ottenuto un risultato sopra le aspettative delle ultime settimane (ma Warren, che ha una campagna molto organizzata, mesi fa sperava in un risultato migliore). Certo è che l’Iowa ci consegna un voto piuttosto complicato e non aiuta a chiarire il quadro: i concorrenti principali hanno tutti ottenuto un buon risultato e sembrano intenzionati ad andare avanti almeno fino al Super Tuesday, quando voteranno quindici Stati e i residenti all’estero. È anche da questo quadro confuso che trae ispirazione Michael Bloomberg, miliardario ed ex sindaco di New York, che dopo l’Iowa ha deciso di raddoppiare il proprio investimento su se stesso e quello sugli staff locali della propria campagna.

A perdere, oltre a Biden, è stato l’Iowa. Lo Stato mantiene il suo posto come primo a svolgere le primarie, proprio perché ha mantenuto la formula dei caucus invece che del voto ai seggi. Una legge statale del New Hampshire prescrive infatti che le primarie dello Stato vengano fissate «una settimana prima di altre elezioni simili». Scegliendo le primarie, l’Iowa perderebbe il suo ruolo. Ma il danno fatto dalla vicenda di questi giorni potrebbe rendere i caucus del 2020 in Iowa gli ultimi della storia dello Stato, relegandolo a un ruolo meno importante nel processo di nomina dei candidati presidente (e, ricordiamocelo, essere i primi porta investimenti nello Stato: milioni e milioni di dollari).

 

Immagine: I risultati della notte americana, con il 62% dei seggi scrutinati

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