16 ottobre 2013

II petrolio di contrabbando in Nigeria

di Barbara Maria Vaccani

La Nigeria, il primo produttore di petrolio in Africa e il tredicesimo a livello mondiale, perde il 5% del petrolio esportato perché rubato e poi contrabbandato all’estero. Nel 2013, il mercato nero del petrolio nigeriano costerà al governo del paese più di tre miliardi di dollari, soldi che andranno invece a finanziare sistemi internazionali di riciclaggio di varia natura. Lo Stato e le istituzioni nigeriane, nonostante le perdite inflitte dal furto di petrolio all’economia del paese, non sembrano troppo intenzionate ad indagare sul crimine e a cercare di arrestare il fenomeno. Sono queste le principali conclusioni del report “Nigeria's Criminal Crude: International Options to Combat the Export of Stolen Oil” pubblicato dal think tank britannico Chatham House.

Su due milioni di barili di petrolio nigeriano esportati ogni giorno, 100.000 ne vengono venduti illegalmente. Sempre secondo la ricerca del centro britannico, in Nigeria sono tre i metodi più diffusi per rubare il petrolio. Il primo è il furto a livello locale: il petrolio viene rubato tramite rubinetti ed allacci abusivi dalle popolazioni locali e poi raffinato artigianalmente per l’uso quotidiano. Il secondo metodo riguarda il furto su larga scala e prevede tecnologie avanzate e personale preparato. Condotti abusivi vengono allacciati all’oleodotto e ne prelevano il petrolio. Questo viene poi trasportato (a volte anche per lunghe distanze) su chiatte posizionate nei canali del delta del Niger (dove sono concentrati i giacimenti di petrolio nigeriano). Dalle chiatte il petrolio viene poi spostato su piccole navi da esportazione, oppure su navi che fanno da tramite fra le chiatte e navi cargo di alto tonnellaggio stazionate al largo. Mentre l’operazione di stoccaggio sulle chiatte viene compiuta alla luce del sole, il trasferimento sulle navi d’altura viene in genere effettuato durante la notte. La terza variante prevede il furto del petrolio direttamente dai terminali d’esportazione, tramite sifoni che risucchiano il petrolio stoccato per l’esportazione e lo trasferiscono su camion.

Il petrolio rubato viene poi trasportato per essere raffinato e poi venduto. Il trasporto di petrolio contrabbandato e la sua non tracciabilità sono resi possibili grazie ai metodi di trasporto globale del petrolio. Le navi cargo effettuano a volte più fermate prima di riempire il carico. Grazie a queste soste il petrolio di contrabbando può essere spostato senza incidere sul carico finale della nave. Altri metodi per il trasporto del petrolio illegale sono quello che prevede lo sfruttamento delle aree di stoccaggio o il mescolamento di petrolio legale e illegale sui cargo.

I mercati di destinazione del petrolio contrabbandato (che spesso coincidono con il luogo in cui avviene la raffinazione) individuati dallo studio di Chatham House sono Stati Uniti, che hanno un’industria petrolifera abbastanza grande da poter assorbire il petrolio rubato, paesi dell’Africa occidentale, il Brasile, la Cina, l’India (che in Asia è il maggiore mercato per il petrolio nigeriano), la Thailandia e i paesi dell’Est Europa.

Il contrabbando di petrolio è un crimine complesso e su larga scala, che coinvolge profili diversi: da giovani delle comunità attigue ai giacimenti che vengono reclutati per posizionare gli allacci abusivi, ai militanti di gruppi ribelli che si offrono per garantire la sicurezza delle operazioni, fino ad arrivare a uomini d’affari locali che fanno da intermediari, funzionari statali che manovrano il mercato e alleggeriscono i controlli sui furti, banchieri e finanzieri che si occupano del riciclaggio dei soldi derivanti dalla vendita del petrolio di contrabbando.

I proventi del commercio illegale di petrolio vengono poi riciclati all’estero, in paesi come Dubai, Gran Bretagna, Singapore o la Svizzera. Il report di Chatham House sottolinea però come la maggior parte di questi profitti torni, alla fine del ciclo, in Nigeria. Questo dato rende chiaro quanto funzionari statali corrotti ad alto livello guadagnino da questa rete di contrabbando e spiega, almeno in parte, perché lo Stato nigeriano non ha finora provato in maniera consistente ad arrestare il fenomeno. 

A fronte di un problema che nuoce, dal punto di vista economico, sostanzialmente solo alla Nigeria e di istituzioni nigeriane inefficaci o compiacenti, l’analisi suggerisce comunque l’intervento estero per porre termine al contrabbando di petrolio e spiega come, in realtà, quello in oggetto sia un crimine di interesse globale. Il contrabbando di petrolio e il volume di soldi che procura potrebbero minacciare l’integrità del mercato e la stabilità finanziaria, questo perché i soldi vengono riciclati sul piano internazionale e perché il petrolio contrabbandato non rimane sempre su circuiti di vendita clandestini, ma entra, a volte, nel mercato lecito. Il furto di petrolio, poi, mette a rischio la stabilità e la sicurezza della Nigeria e della regione dell’Africa occidentale. Questo perché tramite i suoi soldi aiuta e fortifica le reti criminali transnazionali e gruppi di ribelli locali.

 

Pubblicato in collaborazione con Meridiani Relazioni Internazionali

 


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