10 giugno 2019

I danni dei test nucleari francesi nei mari del Sud

Il Parlamento francese il 23 maggio ha adottato una riforma dello statuto di autonomia della Polinesia francese, ammettendo il carattere “non volontario” del contributo prestato da quei territori allo sviluppo della capacità di deterrenza nucleare francese, riconoscendone le conseguenze sull’ambiente e sulla salute della popolazione, nonché impegnandosi ad accompagnare la conversione economica e strutturale del Paese in seguito alla cessazione degli esperimenti nucleari.

Nel 1962 gli atolli di Mururoa e di Fangataufa vennero scelti, nell’ambito della politica francese di difesa attraverso la cosiddetta “dissuasione nucleare” (che avrebbe reso la Francia, dopo Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito, il quarto Paese al mondo con arsenale nucleare), come siti per esperimenti atomici: a partire dal 1966, 193 furono le testate nucleari fatte esplodere nell’area, alle quali devono aggiungersi altre 17 realizzate, già dal 1960, nella regione desertica di Reggane, in Algeria. Dopo 63 esplosioni atmosferiche, estremamente dannose per le popolazioni locali che venivano sovraesposte alle radiazioni, l’ultima delle quali nel 1974, la Francia ripiegò sugli esperimenti sotterranei, anche grazie alle forti pressioni internazionali. Il Paese cessò del tutto gli esperimenti e smantellò le strutture a seguito della firma del trattato internazionale sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, adottato dalla NATO nel 1996.

Gli effetti medici dei test atomici iniziarono a essere studiati soprattutto a partire dagli anni Duemila, con una serie di studi che rilevarono l’aumento del tasso di tumori tra coloro che abitavano fino a una distanza di 1.300 km dai test; nel 2008, una ricerca a opera dell’AVEN (Association des Vétérans des Essais Nucléaires) constatò che il 35% dei veterani intervistati aveva uno o più tipi di cancro e quasi uno su cinque era sterile. Nel 2010 fu emanata la legge Morin, con la quale la Francia riconosceva il diritto delle vittime o dei loro discendenti a essere risarciti, ma nel 2017 veniva escluso il cosiddetto “danno trascurabile”, rendendo più arduo ottenere i risarcimenti.

La resistenza della Francia ad ammettere le proprie responsabilità, anche negando quello che l’ex presidente polinesiano Oscar Temaru ha definito «colonialismo nucleare», ossia la coercizione con cui quei test furono imposti alla Polinesia, nel 2018 è costata a Parigi una denuncia per crimini contro l’umanità alla Corte penale internazionale dell’Aia: con la riforma dello statuto, la Francia ammette dunque finalmente anche quell’aspetto a lungo negato.

Approvato all’unanimità dal Senato, il testo ha ricevuto tuttavia critiche dal parlamentare polinesiano comunista Moetai Brotherson, che lo ha definito insufficiente in quanto non garantisce misure serie e vincolanti per riparare ai danni arrecati, denunciando il fatto che la maggior parte delle richieste di rimborso a oggi è stata negata. Solo se al riconoscimento di colpevolezza si accompagnerà un materiale impegno riparatorio la riforma assumerà un pieno significato.


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