10 febbraio 2020

Il New Hampshire che va a votare alle primarie

Dopo il disastro dell’Iowa eccoci alle primarie democratiche del New Hampshire, “first in the Nation”, prime per una legge dello Stato che recita: «Le primarie si terranno in una data scelta dal segretario di Stato che sia almeno 7 giorni precedente della data in cui qualsiasi altro Stato terrà una simile elezione». Tutti i sondaggi assegnano un vantaggio a Bernie Sanders, seguito da Pete Buttigieg, Elizabeth Warren, Joe Biden o Amy Klobuchar – il terzo posto del podio varia di sondaggio in sondaggio. Una grande incognita, in una primaria semiaperta, ovvero dove possono votare anche persone non registrate al voto come democratiche, è quanto e come l’elettorato ex repubblicano si recherà alle urne e chi voterà (quanti tipi di primarie ci sono e quali sono le differenze? Scopritelo qui)

 

Che Stato è quello che va al voto e qual è la proposta delle campagne per convincere gli elettori del New Hampshire? Proviamo a raccontarlo dopo una settimana passata sulle strade (ghiacciate) del piccolo Stato.

Il New Hampshire è benestante, con un’economia piuttosto florida, in parte satellite del Massachusetts e della sua economia a trazione tecnologica, con una industria turistica forte e alcuni hub sanitari che portano ricchezza e lavoro. Il reddito medio è più alto di quello medio nazionale. Molto bianco, molto piccolo, con diversi piccoli centri ordinati e non distanti tra loro. Con due grandi problemi: l’età media molto alta e un tasso pro capite di morti per eroina o antidolorifici derivati dall’oppio che è il secondo del Paese – 424 morti nel 2017, 34 ogni 100.000 persone.

 

Politicamente di tradizione democratica, l’ultimo presidente repubblicano ad aver avuto la maggioranza qui è stato George H.W. Bush nel 1989. Nel 2016 Sanders vinse le primarie con un distacco enorme, mentre Clinton batté Trump con circa 3.000 voti di distacco. Le primarie sono una tradizione importante che gli elettori del New Hampshire prendono molto seriamente: ai comizi dei candidati capita di incontrare più volte la stessa persona che vuole farsi un’idea ascoltando in prima persona quel che Sanders, Biden, Buttigieg o Warren hanno da dire. Certo, c’è anche una base militante, ma l’elettore medio legge, si informa, chiede e ascolta. Solo dopo decide. Naturalmente non sono solo le proposte a determinare le scelte. Molto dipende dal carattere, dal tipo di offerta, dal posizionamento. Cosa abbiamo capito parlando con le persone, osservando i volontari al lavoro, seguendo gli scambi e gli attacchi tra candidati? Proviamo a fare una sintesi partendo dal possibile vincitore.

 

Bernie Sanders

L’offerta è quella del cambiamento radicale, della rivoluzione. Un’offerta diretta soprattutto ai giovani. Il messaggio è lo stesso da quattro anni a questa parte ed è stato veicolato dagli astri nascenti della politica Usa, tra cui Alexandria Ocasio-Cortez. Bernie ha una base militante e gioca quasi in casa: il Vermont, lo Stato dove viene eletto senatore dal 2007 e simile per molti aspetti. Sanders non punta a costruire una coalizione, ma a mobilitare al voto coloro che lo sostengono, soprattutto i giovani. Per questo serve una macchina capace di parlare e farsi capire nelle università. Non c’è comizio di Bernie importante che non si accompagni anche a un concerto.

L’idea di fondo è: siamo tutti parte di qualcosa di importante. L’unica novità cruciale degli ultimi giorni è l’insistenza sull’unità del partito a prescindere da chi esca vincitore. Una risposta ai timori di chi lo accusa di esserne fuori, di usarlo, ma anche la paura di finire con l’ottenere la nomination e non essere sostenuto dalla macchina democratica. I comportamenti dei suoi militanti sui social network, aggressivi nei confronti degli altri candidati, hanno generato non poche polemiche. E Sanders cerca di placarle. D’altronde il suo messaggio è quello di una rivoluzione contro. Ad esempio contro la vecchia politica e contro quella nuova che non vuole cambiare e raccoglie soldi dai miliardari (Biden e Buttigieg).

 

Pete Buttigieg

Intanto, se aveste dubbi, si pronuncia come le parole boot edge edge. Il trentasettenne ex sindaco di South Bend, Indiana, si presenta come il candidato della novità e dell’unità. Ha vinto l’Iowa a sorpresa (è ufficiale), pur ricevendo meno voti di Sanders. Segno di una strategia abile a capire i meccanismi del voto: cercando un voto omogeneo in ogni luogo – Sanders al contrario ha stravinto in alcune aree ed è andato meno bene altrove. La campagna ha comunicato che in un’area dello Stato vinta dai repubblicani nelle ultime tre tornate elettorali, Buttigieg ha tenuto un comizio con 1.300 persone. L’idea è quella di una figura politica tranquilla, responsabile, capace di immaginare il futuro, di affrontare le grandi trasformazioni senza un’agenda radicale: “Anche Amazon deve pagare la sua quota di tasse” è diverso da “Le corporation devono smetterla di aggirare il fisco e corrompere la politica per non pagare le tasse”. Il sentiero somiglia sempre più a quello tracciato da Obama. Del presidente afroamericano gli manca l’enorme carisma, la capacità di elettrizzare. Ha il vantaggio di non essere nero e, almeno qui in New Hampshire, la sua omosessualità non sembra essere un problema. Raccoglie un voto in uscita da Biden, vuole parlare ai repubblicani indignati con Trump, ma elenca anche proposte più progressiste della moderata Klobuchar. È il nuovo centro del Partito democratico, infinitamente più a sinistra di quello clintoniano. I suoi comizi sono popolati da persone del ceto medio alto, bianchi e famiglie e si tengono soprattutto in una suburbia ben messa. L’organizzazione è quella di qualcuno che vuole vincere: controllo del messaggio, piccole oscillazioni a destra e sinistra a seconda dei sondaggi. Un controllo un po’ eccessivo che a tratti suona insincero. E ha la fortuna che in Iowa e New Hampshire non ci siano quasi afroamericani: le sue politiche da sindaco non sono state favorevoli nei confronti dei neri e su questo dovrà lavorare.

 

Elizabeth Warren

Una campagna ben organizzata, i volontari più disponibili e gentili, un comizio entusiasta e un messaggio rooseveltiano. Con due problemi enormi: la senatrice è schiacciata tra il giovane che piace e che non è estremo e il rivoluzionario. Mentre gli altri si attaccano, rimarcano le differenze, lei è in mezzo: non può attaccare Sanders, non può attaccare Buttigieg perché se vuole crescere sa di dover pescare consensi tra gli indecisi di entrambe le basi. Parla di “movimento” per segnalare la spinta alla partecipazione, la voglia di mobilitare il Paese, ma è meno efficace in questo del suo amico Bernie. Il suo comizio è allegro, ma troppo pieno di minuzie, professorale. La parte migliore arriva alla fine, dopo le domande del pubblico. La sua idea è evidentemente che il fatto di avere un piano per ogni cosa sia vincente e per alcuni mesi ha funzionato. Dopo il calo nei sondaggi non c’è stato un ripensamento, se non quello di puntare di più sull’identità femminile, tenuta in disparte per mesi. In New Hampshire negli ultimi giorni i comizi sono suoi e delle tre donne coordinatrici della campagna, le rappresentanti Ayanna Pressley, afroamericana, Deb Haaland, nativa americana, Katie Porter bianca. Diversità e unità e capacità delle donne di battere i repubblicani come nel 2018.  Difficile sapere se e quanto funzionerà in New Hampshire e dopo. Ai suoi comizi molte donne.

 

Joe Biden

Il messaggio dell’ex vice di Obama “Sono io quello capace di battere Trump, di tornare a una politica migliore” non ha pagato. Biden resta capace di empatia con gli elettori, nessuno lo detesta, ma appare stanco, provato, invecchiato. «Eravamo con lui, ma ora siamo a vedere Mayor Pete e ci ha convinto» sono le parole di una signora di 65 anni e di suo marito. Non è il pugile dalla battuta salace capace di mettere al tappeto Trump in un confronto. E la voglia di tornare indietro non è quella della base democratica. Negli ultimi giorni ha attaccato molto duramente Buttigieg per l’inesperienza. Stesso argomento usato da Clinton prima e da McCain poi contro Obama nelle primarie del 2008. Sappiamo come è andata.

 

Amy Klobuchar

La vera moderata del gruppo: molto dura contro Trump, molto rassicurante sul futuro. Niente scosse. Il suo argomento è quello di una donna capace di vincere in distretti repubblicani, capace di parlare alle donne moderate della suburbia che saranno un gruppo cruciale per un’eventuale vittoria democratica nel 2008. Ha condotto una campagna diligente, ha ottenuto il sostegno dei giornali locali, ha sempre ottenuto buoni voti dopo i dibattiti TV. Ed è lentamente cresciuta nei sondaggi, fino a raggiungere o superare Biden e Warren. Se Buttigieg non dovesse funzionare e Biden si ritirasse, potrebbe essere l’ultima chance dei moderati – a parte Bloomberg. Prima però deve sopravvivere fino al Super Tuesday.

 

Immagine: Pete Buttigieg parla davanti agli studenti e ai membri della comunità, University of New Hampshire a Durham (New Hampshire), Stati Uniti (25 ottobre 2019). Crediti: KelseyJ / Shutterstock.com

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