26 maggio 2019

Il confronto politico USA nell’epoca della post-verità

di Vincenzo Piglionica

Un discorso stanco, affaticato, pronunciato in apparente stato di alterazione, tanto da portare gli utenti a chiedersi cosa fosse successo o a lanciare sentenze senza possibilità di appello: chi parla è evidentemente ubriaco, o in precarie condizioni di salute, o ancora sembra essere stato colpito in quel momento da un infarto.

Sono questi i giudizi lapidari che una parte del popolo di Internet ha espresso sulla speaker della Camera dei rappresentati statunitense Nancy Pelosi, ritratta in un video che ha rapidamente fatto il giro del web e scatenato molteplici reazioni: come può una figura di tale prestigio, incaricata di presiedere uno dei rami del Congresso, presentarsi a un incontro in quelle condizioni?

Agli utenti manca tuttavia un dettaglio fondamentale: quel filmato è stato modificato ad arte, falsificato per screditare uno degli esponenti più in vista del Partito democratico e poi diffuso sul web, a beneficio di chi volesse lasciare il proprio commento di biasimo o esprimere la propria indignazione.

La ricostruzione dei fatti parte da mercoledì 22 maggio, quando la speaker Pelosi – assieme al leader democratico al Senato Chuck Schumer – è stata chiamata a partecipare alla Casa Bianca a un vertice sulle infrastrutture con il presidente Donald Trump. Di infrastrutture però sembra si sia parlato ben poco, nonostante un precedente incontro nel mese di aprile con la delegazione democratica che il presidente non aveva esitato a definire «eccellente». Oggi però la tensione tra le parti è chiaramente tangibile, in particolar modo – ma non solo – per gli strascichi del caso Russiagate: da una parte, la speaker Pelosi non manca di ricordare con insistenza al presidente i poteri e le prerogative del Congresso; dall’altra, Trump continua a rispondere colpo su colpo, rifiutando talvolta di sottostare alle richieste della Camera dei rappresentanti, cercando di limitarne al massimo il raggio d’azione e correndo sempre sul filo di un pericoloso scontro istituzionale, tanto che la parola impeachment è tornata a circolare negli ambienti della politica statunitense.

Sul fronte delle infrastrutture dunque, nessun passo in avanti; anzi Trump avrebbe lasciato il tavolo del negoziato per il clima ostile nei suoi confronti. Su come però si siano svolti i fatti, le versioni sono contrastanti: il presidente ha assicurato di aver mantenuto la calma sottolineando però di non poter tollerare l’atteggiamento dei democratici, che lo accusano di voler insabbiare dettagli compromettenti sul rapporto del procuratore speciale Robert Mueller circa le presunte interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali del 2016. Di tutt’altro tenore invece le considerazioni di Pelosi, che ha ribadito le accuse dei democratici verso Trump e affermato che il presidente avrebbe lasciato il tavolo della trattativa dopo un violento scatto d’ira.

Proprio del confronto avvenuto alla Casa Bianca, Pelosi ha parlato nella giornata del 22 maggio in occasione dell’Ideas Conference del Center for American Progress: durante il suo intervento, la speaker ha attaccato il presidente, sostenendo che il suo nervosismo sarebbe motivato dall’ostacolo alla giustizia che sta perpetrando e dai tentativi di nascondere quanto contenuto nel rapporto Mueller, un comportamento che – ha rilevato – sarebbe passibile di richiesta di impeachment.

Da questo discorso è stato estrapolato un breve passaggio di circa tre minuti, proposto giovedì 23 su una pagina Facebook chiamata Politics WatchDog: nel video la voce di Pelosi appare impastata, le parole sono scandite con difficoltà, quasi come se l’oratrice non riuscisse a pronunciarle. La cascata di commenti sotto il filmato pare inarrestabile, le visualizzazioni crescono minuto dopo minuto, le condivisioni su Facebook e sugli altri social aumentano, la speaker della Camera dei rappresentanti è sotto attacco. Contro di lei arriva anche il tweet dell’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, avvocato personale di Trump: «Cosa c’è che non va in Nancy Pelosi? – cinguetta Giuliani – Il suo modo di parlare appare bizzarro».

Da sempre molto attivo su Twitter, anche il presidente commenta la vicenda, postando un video mandato in onda dall’emittente Fox News in cui Pelosi – davanti ai microfoni – si ferma per prendere una pausa o inciampa nella pronuncia di alcune parole: «PELOSI BALBETTA IN CONFERENZA STAMPA». Questo, in maiuscolo, il cinguettio dell’inquilino della Casa Bianca.

Il fact-checking sul video è però implacabile: la manomissione è evidente.

Secondo quanto rilevato dai giornalisti del Washington Post e da alcuni ricercatori, il filmato sarebbe stato appositamente rallentato, per essere poi riprodotto al 75% della sua reale velocità. Gli editor del video – ancora ignoti – sarebbero inoltre intervenuti sull’intonazione, per provare a correggere l’effetto distorsivo derivante da una variazione della velocità del discorso: in questo modo, la voce di Pelosi sarebbe parsa più fedele all’originale.

Sentito dal Washington Post, il professor Hany Farid – docente all’Università di Berkeley ed esperto di informatica forense – ha confermato che il video è stato chiaramente alterato, sottolineando altresì come la relativa semplicità delle tecniche di manipolazione impiegate non abbia in alcun modo inficiato il raggiungimento dello scopo prefissato: assicurarsi che il maggior numero di persone credesse alla veridicità delle immagini proposte.

Ecco dunque che quanto accaduto finisce per riaccendere il dibattito su questioni complesse, controverse e di difficile soluzione: com’è possibile difendersi dalla falsa propaganda? Se contenuti alterati con tecnologie semplici ottengono una tale diffusione, quali strumenti possono essere messi in campo per tutelare gli utenti da una disinformazione spesso tecnologicamente molto più sofisticata? E ancora: quali strategie adotteranno i colossi del web per intervenire sul problema? Su quest’ultimo punto, è interessante notare come si possano riscontrare comportamenti fra loro assai diversi. YouTube ha per esempio proceduto alla rimozione del contenuto modificato, evidenziando come il video abbia violato la policy della piattaforma, mentre Facebook ha semplicemente allegato al filmato gli esiti dell’attività di fact-checking e ridotto la sua visibilità nella sezione delle notizie, puntualizzando però che il contenuto non può essere rimosso perché la policy del social non prevede che quanto postato on-line sia necessariamente vero. Su Twitter invece, il video continua ancora a circolare.

In poche ore, su Politics WatchDog il video aveva raggiunto 2 milioni di visualizzazioni, totalizzato oltre 45.000 condivisioni e raccolto circa 23.000 commenti. E proprio Politics WatchDog – definito dal Washington Post «tendente a destra» – si è difeso affermando di non aver mai sostenuto che Pelosi fosse ubriaca e che i commenti degli utenti non possono essere controllati, perché l’America è un Paese libero. Infine, un’affermazione che riecheggia parole tipiche della retorica trumpiana: «Washington Post is fake news!».

Il cinguettio di Giuliani è stato invece cancellato, ma sempre sul suo profilo l’avvocato di Trump ha sottolineato come Pelosi non dovrebbe pretendere delle scuse per una «caricatura che esagera la sua parlata zoppicante», quanto piuttosto scusarsi per le sue accuse che danneggiano un’intera nazione, allorché ha affermato che il presidente – a causa dei suoi scatti d’ira – avrebbe bisogno di aiuto.

Intanto, nonostante l’alterazione del video sia oramai stata rivelata, non manca chi sostiene che il singolo filmato potrebbe essere stato manipolato, ma che in altre occasioni Pelosi ha mostrato gli stessi problemi e difficoltà, pertanto nulla può essere escluso.

Nell’epoca della post-verità, dove il confine tra ciò che è reale e ciò che si percepisce come tale si fa sempre più labile, mentre i fattori emotivi e i convincimenti personali finiscono per contare più dei fatti stessi…niente di particolarmente sorprendente.

 

Immagine: Nancy Pelosi a New York (NY), Stati Uniti (25 febbraio 2019). Crediti: lev radin / Shutterstock.com 

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