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12 luglio 2018

Il dialogo di pace tra Etiopia ed Eritrea

Si apre una nuova stagione di dialogo e di pace tra Etiopia ed Eritrea, due Paesi divisi per vent’anni da conflitti e incomprensioni. Il vertice tra il presidente eritreo Isaias Afwerki e il primo ministro etiope, il riformista Abiy Ahmed, si è svolto nel palazzo presidenziale di Asmara. Le parti hanno firmato il 9 luglio un accordo che pone fine allo stato di guerra ed esprime la comune volontà di riconoscere e di applicare i termini dell’accordo di pace siglato il 12 dicembre del 2000 al termine di un cruento conflitto durato due anni. L’intesa prevede il rispetto di quanto previsto in materia di confini e la ripresa della collaborazione tra le due nazioni in termini politici, diplomatici, economici e culturali.

Abiy Ahmed fin dalla sua nomina, in aprile, ha portato avanti una politica di apertura e di distensione annunciando che sulla base delle decisioni dell’arbitrato internazionale del 2000 la cittadina di Badme, occupata dagli etiopi, avrebbe dovuto essere riconsegnata all’Eritrea. Il processo di pace si confronta con diverse difficoltà, tra cui una consistente diffidenza da parte eritrea, incrementata da anni di conflitto. Il primo ministro etiope ha incontrato molte resistenze anche sul piano interno: i gruppi nazionalisti rifiutano i compromessi e la minoranza tigrina che ha visto indebolirsi il suo peso dalla scelta di un primo ministro appartenente all’etnia degli Oromo, è allarmata per lo scenario che va delineandosi. In sostanza, all’interno dell’EPRDF (Ethiopian Peoples’ Revolutionary Democratic Front) la coalizione di partiti che governa il Paese, la nuova politica di pacificazione voluta da Abiy non è accettata da tutti, soprattutto da chi teme che Asmara non sia incline a rispettare gli accordi.

In questo difficile contesto, il 23 giugno scorso Abiy Ahmed ha subito un attentato durante un comizio di fronte ai suoi sostenitori; il premier è uscito illeso, ma ci sono stati molti feriti ed è stato mandato un chiaro segnale di ostilità verso il nuovo corso. Anche da parte eritrea, non è detto che tutto precederà linearmente; l’arbitrato internazionale aveva assegnato la cittadina di Badme all’Eritrea ma accettando quel verdetto anche Asmara dovrà rinunciare ad alcuni territori che attualmente le appartengono. Le speranze di pace si fondano sull’interesse dell’Etiopia di appoggiarsi all’Eritrea per avere uno sbocco sul mare e sull’interesse dell’Eritrea ad agganciarsi in qualche modo al vorticoso sviluppo economico etiope; la pace appare la politica migliore ma le difficoltà non saranno poche.

 

Crediti immagine: ANSA


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