13 febbraio 2020

Il futuro di Exor

di Alessandro Aresu

È stato un 2019 denso di eventi per il gruppo Exor, che ha celebrato i 10 anni dalla sua costituzione e i 120 anni della nascita della Fabbrica Italiana Automobili Torino con l’avvicinamento di FCA verso Renault e il successivo accordo tra FCA e Peugeot.

Anche il 2020 si apre all’insegna del rapporto tra Italia, Francia e Stati Uniti nell’identità della holding di partecipazioni guidata da John Elkann, con l’annuncio di una trattativa esclusiva per la vendita della società di riassicurazione PartnerRe (acquistata da Exor tra il 2015 e il 2016). L’offerta viene dal gruppo di mutua assicurazione leader sul mercato francese, Covea, che vuole diversificarsi sulla riassicurazione per svilupparsi sui mercati internazionali. Se l’affare andrà in porto, la plusvalenza per Exor sarà notevole: PartnerRe è stata acquisita nel 2016 per 6,9 miliardi di dollari, verrebbe venduta per 9 miliardi, rafforzando ulteriormente la liquidità disponibile per operazioni future.

Con i cambiamenti nei due maggiori investimenti della holding, la vendita di PartnerRe e l’accordo di FCA con Peugeot, Exor è destinata a cambiare volto. Inoltre, anche se oltre 81 miliardi sui 143 miliardi di ricavi del 2018 provenivano dal Nord America e solo 12 miliardi dall’Italia, capire cosa ci sia esattamente nella testa di John Elkann resta uno degli esercizi più importanti del capitalismo italiano. Elkann ha voluto alimentare una “cassaforte” in grado di investire liberamente e generare rendite, eppure quando c’è un’opportunità di uscire dagli investimenti più rilevanti con una plusvalenza, non esita a coglierla. Nella galassia FCA, uno dei passaggi più importanti del futuro sarà lo spin-off dell’azienda di automazione e robotica Comau, da cui verranno altre risorse. A questo punto Exor, oltre a investire maggiormente in start up (attraverso il veicolo Exor Seeds), dovrà cercare altre opportunità in asset legati alla transizione ecologica e allo sviluppo sostenibile, anche per ragioni di immagine.

Se da un lato la disponibilità di Exor è così elevata che per influire sugli assetti italiani, come si è visto sull’acquisto di Gedi, serve pochissimo rispetto alle plusvalenze degli ultimi anni, i settori ad alta intensità tecnologica richiedono e richiederanno investimenti ancora maggiori per essere parte del “club”. In ogni caso, Elkann è rimasto una delle poche figure con un piede nell’Italia capace di giocare non solo da preda ma da predatore, a livello europeo e internazionale, anche facendo leva su una solida relazione con gli Stati Uniti e sulla capacità finanziaria costruita da Marchionne.   

Un’altra prospettiva con cui possiamo leggere la possibile operazione PartnerRe-Covea riguarda la riorganizzazione del settore assicurativo nel mondo. Un settore tradizionale, oggi chiamato a far fronte a nuovi rischi e a nuove emergenze, soprattutto in riferimento agli eventi estremi climatici e a nuovi comportamenti dei clienti, per l’influenza della sharing economy e della trasformazione digitale. Per l’Italia il punto di caduta di questo processo riguarda, anzitutto, le conseguenze su Generali, azienda decisiva per il debito pubblico italiano. Generali resta più piccola di altre realtà europee come la tedesca Allianz e la francese AXA, e con una compagine societaria instabile, nonostante il ruolo sempre più rilevante, direttamente e attraverso Mediobanca, dell’altro attore italiano protagonista di una grande operazione coi francesi, Leonardo Del Vecchio, che ha 41 anni più di John Elkann. Un timore mai sopito, espresso a suo tempo tra gli altri da Vincenzo Maranghi, è che AXA prenda il controllo del Leone di Trieste, togliendo all’Italia uno degli ultimi centri di controllo del capitalismo rimasti. Anche in questo senso, sarà interessante capire se Elkann vorrà continuare a puntare sul settore assicurativo.

 

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Immagine di copertina: John Elkann al Gran Premio d’Italia dell’F1 World Championship 2018, Monza (2 settembre 2018). Crediti: cristiano barni / Shutterstock.com

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