12 febbraio 2020

Il lungo cammino dei Balcani occidentali verso l’adesione all’UE

La nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen sembra aver impresso una notevole accelerazione al processo di allargamento dell’Unione Europea (UE) ai Paesi dei Balcani occidentali. Dopo l’accessione della Croazia nel 2013 esso ha risentito non poco delle divisioni esistenti tra i Paesi membri e per riflesso di quelle tra Commissione e Consiglio europeo.

Le preoccupazioni per le ricadute dell’allargamento sugli equilibri interni degli Stati membri hanno così finito per prevalere sulla necessità di affermare una prospettiva europea nella regione. Di tali preoccupazioni si è fatta portavoce la Francia, caldeggiando sia l’esigenza di concentrare gli sforzi per promuovere una maggiore coesione interna dell’Unione sia quella di riformare le regole dell’allargamento ritenute poco efficaci e trasparenti. Più in particolare, il governo francese ha perorato l’idea di una riforma del sistema basata sui progressi effettivi compiuti dai Paesi candidati in tema di crescita democratica e di affermazione della legalità.

In tale contesto va collocata la “non decisione” del Consiglio europeo dell’ottobre scorso di avviare negoziati con la Macedonia del Nord e l’Albania, operando un ulteriore rinvio non scevro di conseguenze per gli equilibri interni dei Paesi interessati. Nell’attuale contesto europeo, che mostra una maggiore sensibilità per le ricadute delle decisioni comunitarie sul piano interno, è  lodevole la maggiore consapevolezza geopolitica della Commissione europea che ha collocato l’allargamento ai Balcani occidentali tra le priorità del proprio mandato. Per corrispondere alle  preoccupazioni francesi e di altri Paesi, la nuova dirigenza a Bruxelles ha proposto un pacchetto di misure per rendere il sistema di adesione «più credibile, dinamico e prevedibile», secondo le parole del  commissario per l’Allargamento e la Politica di vicinato Olivér Várhelyi, e per rafforzarne l’orientamento politico dell’adesione a pieno titolo. La Commissione ha mantenuto le raccomandazioni di avviare i negoziati  di adesione con la Macedonia del Nord e l’Albania e fornirà prossimamente un aggiornamento dei progressi compiuti. Essa si è impegnata anche a fornire indicazioni più chiare su quello che ci si aspetta dai Paesi candidati, specificando le conseguenze positive o negative che potranno derivare dai progressi o regressi in materia di crescita democratica e di rispetto della legalità. In preparazione del Vertice UE-Balcani del maggio prossimo, si intende infine formulare un piano di sviluppo dell’economia e degli investimenti nella regione.

La nuova strategia sull’allargamento formulata da Bruxelles poggia sulla coincidenza degli interessi comunitari con quelli dei Paesi balcanici e sull’Accordo di Prespa concluso tra Macedonia del Nord e Grecia che ha risolto un contenzioso sul nome del Paese balcanico durato vari decenni. Dopo le vicende  travagliate del passato i popoli balcanici non vanno delusi ulteriormente. Essi aspirano a giusto titolo ad una solida prospettiva di integrazione nello spazio europeo. Del resto l’Unione Europea e i Balcani occidentali hanno in comune un retaggio storico di notevole spessore insieme ad un presente ed un futuro segnati da comuni sfide ed opportunità. Occorre riattivare con rinnovato vigore il processo di allargamento per corrispondere alle vive aspettative dei Balcani occidentali ed alimentare  le speranze che i negoziati con la Macedonia del Nord e l’Albania possano essere avviati nel corso del semestre in corso  a presidenza croata o di quello successivo a presidenza tedesca. Eventuali ulteriori battute di arresto  rischiano di lasciare un vuoto politico ed economico che potrà essere facilmente colmato da altri Paesi desiderosi di espandere le proprie aree di influenza politica ed economica fin sulle sponde dell’Adriatico.

Le stesse spinte esogene che hanno portato ad integrare nell’Unione Europea lo spazio postsovietico devono poter convincere i Paesi recalcitranti ad approvare la nuova strategia per i Balcani  formulata dalla Commissione von der Leyen. Tra le possibili conseguenze derivanti da altri rinvii vi sono anche quelle di alimentare nei Balcani pulsioni nazionalistiche di antica memoria e di fornire l’immagine di uno spazio europeo statico, chiuso in sé stesso e non in grado di affrontare le sfide dei cambiamenti globali. Una comunità che non cresce quanto a Paesi membri e ad approvazione delle opinioni pubbliche rischia anche di restringersi, come la Brexit purtroppo ci ha insegnato.

 

Immagine: Il Vertice dei Balcani occidentali 2019, Poznan, Polonia (4 luglio 2019). Crediti: miron82 / Shutterstock.com

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