16 febbraio 2018

Il viaggio di Tillerson in America Latina

Il viaggio di Rex Tillerson in America Latina dimostra l’importanza che l’area riveste ancora nella strategia degli Stati Uniti. Il segretario di Stato americano ha visitato a inizio febbraio Messico, Argentina, Colombia, Perù e Giamaica, ma la priorità della missione è stata il confronto con il Venezuela e il tentativo di isolarlo dai Paesi dell’America Latina. Tillerson ha evocato, pur nelle cautele diplomatiche imposte al suo ruolo, la possibilità di un coinvolgimento dell’esercito nel riportare ordine e legalità in Venezuela. Questi accenni, privi della forte autocritica elaborata dall’amministrazione Obama rispetto alle politiche statunitensi, che avevano favorito in passato l’instaurazione di regimi autoritari in America Latina, hanno dato l’impressione che la missione di Tillerson sia anche una sorta di viaggio a ritroso nel tempo.

Gli accenni alla dottrina Monroe, fatti ad Austin, il 1° febbraio, presso l’Università del Texas, subito prima della partenza per la missione, l’insistere sulle ingerenze di nuovi poteri imperiali (e il riferimento è soprattutto alla Cina e alla Russia) che cercano in America Latina di coltivare solo i propri interessi, l’attacco a Cuba e al Venezuela come minacce per la pace dell’area, le preoccupazioni per la presenza di Hezbollah e dei suoi sostenitori in Argentina, hanno mostrato un volto ‘protettivo’ e toni che possono sembrare per certi aspetti anacronistici.

Alcuni osservatori hanno collegato l’ostilità radicale a Maduro all’esperienza che Tillerson ha vissuto come dirigente nell’Exxon Mobil quando si scontrò con Chávez e la nazionalizzazione dell’industria petrolifera. Certo il tema delle risorse energetiche ha influenzato la sua agenda ma il segretario di Stato, che è considerato in bilico per rapporti difficili e dissensi proprio con il presidente Trump, può considerare positivo il risultato della sua missione. Molti Paesi lo hanno accolto con amicizia, prendendo le distanze dal Venezuela.

Più difficile cercare di contenere l’influenza della Cina e della Russia, che non si basa sul terreno ideologico, come in un ormai lontano passato, ma piuttosto su prosaici interessi commerciali. La Cina è infatti il mercato più importante per le esportazioni del Brasile e del Cile e il secondo per Paesi come Perù, Cuba e Costa Rica. Sono legami solidi contro cui non bastano appelli alla solidarietà continentale e una poco credibile ostilità alle “potenze imperiali”.

Crediti immagine: ANSA


0