14 marzo 2018

In Cile si riparla di pena di morte

di Carla Galvany

Il 29 gennaio del 1985, 33 anni fa, in Cile venne applicata la pena di morte per l’ultima volta, prima di essere abolita nel 2001 durante il mandato del governo Lagos, periodo in cui sono state modificate diverse leggi e normative, tra cui anche il Codice penale. In quella occasione ad essere uccisi furono due carabinieri conosciuti come gli “psicopatici di Viña del Mar”, una città a 130 km di Santiago nella quale avevano assassinato decine di donne.

La pena di morte è stata in vigore in Cile fin dall’epoca coloniale, ma vi è traccia di sole 58 persone condannate dai tribunali alla pena capitale dopo il 1875, quando questa venne inclusa nell’ordinamento giuridico del Paese. Oggi la pena di morte rimane applicabile solo nell’ordinamento giudiziario militare per essere applicata esclusivamente in caso di guerra.

La morte di una bambina di 23 mesi nella regione detta “Dei Laghi”, a sud di Santiago, per mano del padre e a seguito di prolungati maltrattamenti, ha però riaperto, a fine gennaio scorso, un controverso dibattito sulla reintroduzione della pena di morte. Dopo la diffusione della notizia da parte dei media, sull’onda dell’emozione per la gravità del fatto è sorto un movimento sociale a favore dell’introduzione della cosiddetta “legge Sophia”, dal nome della piccola vittima, che chiede un inasprimento delle pene per chi si macchia di crimini contro minori fino ad arrivare, nei casi più estremi, alla pena di morte.

Secondo un sondaggio realizzato la seconda settimana di febbraio da organi ufficiali, il 65% dei cileni è a favore della reintroduzione della pena di morte in caso di assassinio di minori, 4 punti percentuali in più rispetto al precedente sondaggio del luglio dello scorso anno.

«Siamo stanchi di assistere ogni giorno a casi di bambini maltrattati come questo. Chiediamo perciò che venga reintrodotta la pena di morte nel nostro Paese», ha dichiarato la portavoce del movimento spontaneo nato nella regione dove è stata assassinata Sophia, movimento che successivamente si è allargato a tutto il Cile. Alla base delle richieste estreme di questi gruppi vi è la realtà di un Paese in cui gran parte della società vive una grave situazione di vulnerabilità. Da nord a sud, nella nazione più lunga del mondo, ogni anno si registrano migliaia di casi di abusi su minori che non vengono puniti. Il popolo cileno, orfano di uno Stato che prenda le misure necessarie per far fronte a questa situazione, si sente impotente e reagisce invocando la violenza.

Sul fronte opposto, il governo (di Michelle Bachelet, ancora per poco) sostiene che la pena di morte non risolverebbe il problema e che rappresenterebbe al contrario un passo indietro per la società cilena, oltre che una violazione degli accordi internazionali sottoscritti da Santiago e che si collocano, nella gerarchia delle fonti del diritto, allo stesso livello della normativa costituzionale del Paese. Non vi sarebbero, pertanto, le basi giuridiche per una sua reintroduzione.

Se da una parte molti giuristi ritengono che nel caso di crimini che vedono come vittime i minori, la migliore alternativa sia una condanna all’ergastolo senza alcuna possibilità di sconto, molti comuni cittadini ritengono invece che le condanne inflitte dalla legge siano troppo leggere e che se invece fossero inasprite indurrebbero i malintenzionati a desistere dal loro intento. È questo, in realtà, un argomento molto debole visto che la maggioranza dell’opinione pubblica dichiara di ritenere peggiore l’ipotesi di trascorrere la vita in prigione rispetto alla pena di morte.

Le ragioni per respingere la reintroduzione della pena capitale sono quindi numerose ed evidenti. Purtroppo questa sarà una delle decisioni che sarà chiamato a prendere l’appena nato governo del neoliberale Piñera, che potrebbe, con l’adozione di questo provvedimento, scegliere di assecondare alcuni settori più vulnerabili, che si vedono più esposti ad atti di violenza e che vedono questo provvedimento come l’unica soluzione per fronteggiare il terrore che si annida per le strade.

Immagine: Creative Commons - Attribution 2.0 Generic. Autore: Patrick Feller


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