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12 ottobre 2017

Incroci sul Medio Oriente

Dialoghi e confronti, strategie condivise e accordi di varia natura, nel quadro di uno degli scenari più intricati e incandescenti del globo, quello mediorientale. In questo intreccio tra politica, economia e diplomazia si sono registrate la settimana scorsa due importantissime visite ufficiali nel quadro degli equilibri del Medio Oriente: quella del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan mercoledì in Iran e quella del re saudita Salman in Russia, Paese quest’ultimo fuori dal perimetro regionale sotto il profilo strettamente geografico, ma centrale nelle grandi questioni politiche che riguardano l’area.

Nella Repubblica islamica, il capo dello Stato turco ha incontrato il presidente Hassan Rouhani e la Guida suprema Ali Khamenei. Il principale tema da affrontare – nel quadro di un’agenda più ampia che spaziava dalle comuni sfide geopolitiche al rafforzamento della cooperazione economica – non poteva che essere la complessa questione curda, in forza dei recenti accadimenti e del referendum di autodeterminazione svolto nel Kurdistan iracheno lo scorso 25 settembre. Turchia e Iran – assieme a Iraq e Siria – sono gli Stati entro i cui confini sono ricompresi territori a maggioranza curda e per questo appaiono particolarmente interessati ai risvolti di una consultazione in cui il 92,7% degli elettori si è espresso a favore dell’opzione indipendentista. La posizione sul punto è stata chiara: Teheran e Ankara sono pronti a qualsiasi misura per impedire la secessione del Kurdistan iracheno, anche se questo dovesse significare isolare una regione che finora ha goduto di ampia autonomia. In tale prospettiva, l’Iran ha già disposto alla fine del mese di settembre il blocco degli scambi sui carburanti con Erbil, assicurando che garantirà il dispiegamento delle forze federali irachene nei pressi delle sue frontiere con la regione. La Turchia invece ha minacciato di sigillare i suoi confini terrestri con il Kurdistan iracheno e di bloccare le esportazioni di petrolio dalla regione verso il porto turco di Ceyhan.

Ankara e Teheran hanno però anche discusso dei rapporti commerciali tra le rispettive economie, sottolineando l’obiettivo di triplicare il volume degli scambi da 10 a 30 miliardi di dollari.

Si può dunque parlare di nuovo ‘asse’ o addirittura di nuova ‘alleanza’ nel complesso quadro mediorientale? Probabilmente sarebbe un azzardo. Come ha ben osservato in un editoriale pubblicato sul sito di al-Jazeera Galip Dalay, le relazioni tra Turchia e Iran sono spesso state caratterizzate da un pronunciato livello di complessità, in cui finivano per alternarsi momenti di apertura alla cooperazione a fasi di dichiarata rivalità. Oggi, Ankara e Teheran hanno dunque tessuto una più fitta tela di dialogo per ragioni di convenienza geopolitica, per quanto sulla stessa questione curda – la cui complessità riverbera i suoi effetti anche nel teatro di guerra siriano – le posizioni dei due Paesi presentino articolazioni e sfumature abbastanza diverse.

C’è poi il quadro complessivo degli equilibri di potenza a livello regionale: come ha osservato sempre Galip Dalay, la nuova amministrazione statunitense sembra infatti aver puntato forte – con il sostegno di Israele – sul triangolo Arabia Saudita-Egitto-Emirati, con una manovra che evidentemente non lascia tranquilli Turchia e Iran, le cui ambizioni geopolitiche in Medio Oriente sono note. Ecco perché – ha evidenziato l’editorialista – la crisi diplomatica del Golfo che ha portato all’isolamento del Qatar non può considerarsi come limitata ai Paesi direttamente coinvolti, ma interessa l’intera regione. E dalla parte di Doha, si sono schierate proprio Teheran e Ankara. Quanto poi al dramma della Siria, è noto come le parti si siano collocate nel corso degli anni su posizioni contrapposte, ma ciononostante Turchia e Iran sono state tra le protagoniste – insieme alla Russia – dell’iniziativa di Astana per le trattative di pace. Dunque, se da una parte è assai prematuro parlare di qualsiasi formula di alleanza, dall’altra pare chiaro che le relazioni tra i due Paesi si fondino in questa fase su un sostanziale pragmatismo.

A Mosca invece, la delegazione saudita guidata da re Salman è stata accolta dal presidente Vladimir Putin e dalle altre autorità russe. Tanto la diplomazia dello Stato del Golfo quanto quella russa non hanno esitato a definire la visita ‘storica’, anche in forza dei rapporti spesso controversi tra Riyad e il Cremlino. Le parti hanno siglato quindici accordi di cooperazione, in campi che spaziano dal petrolio – l’oro nero tanto importante per le economie dei due Paesi – all’energia fino agli armamenti, settore quest’ultimo in cui l’Arabia Saudita si è tradizionalmente rivolta agli Stati Uniti, ma dove intende oggi diversificare le fonti di approvvigionamento. Anche qui, a dividere gli interlocutori ci sarebbero le posizioni assunte sul conflitto siriano, ma dopo le evoluzioni sul campo di battaglia i sauditi si sono mostrati disponibili a rinunciare alla rimozione di Bashar al-Assad. Sotto il profilo geopolitico, nella più ampia cornice regionale, c’è poi la ben nota contrapposizione tra Riyad e Teheran, con la Repubblica degli ayatollah che da tempo intrattiene rapporti positivi con Mosca. Sul punto, re Salman ha voluto prendere posizione anche durante la sua visita, sottolineando come la stabilità in Medio Oriente e nella regione del Golfo rappresenti la condizione imprescindibile per assicurare stabilità anche allo Yemen, dove è sostanzialmente in corso una guerra per procura tra sauditi e iraniani. Ovviamente, per Riyad la principale fonte di instabilità sono le ambizioni di Teheran sulla regione.

Nella prospettiva di un consolidamento delle relazioni russo-saudite, è innegabile che il vertice abbia rappresentato uno snodo fondamentale. Da una parte, l’Arabia Saudita non rinuncerà certo alla sua relazione privilegiata con gli Stati Uniti e dall’altra, la Russia non farà venir meno l’appoggio a Teheran. Anche qui però, è stato il pragmatismo a imporsi sulla scena: mentre Washington latita, Mosca sta diventando uno dei perni degli equilibri mediorientali e vorrà essere tra gli attori che distribuiranno le carte al tavolo dei futuri assetti del Medio Oriente. Riyad sembra averlo capito, e ha dunque agito di conseguenza.

 

Crediti immagine: val lawless/shutterstock.com