23 aprile 2019

L’Indonesia rinnova la fiducia al presidente Joko Widodo

di Alessandro Uras

Il 2019 è un anno di grande importanza per l’Asia Sudorientale e Meridionale: in questi primi quattro mesi si sono infatti tenute le tornate elettorali in Thailandia (ancora nessun risultato ufficiale), India (votazioni ancora in corso) e Indonesia. A differenza dei primi due casi, le elezioni nello stato arcipelagico, tenutesi mercoledì 17 aprile, sembrano aver già fornito dei risultati netti e il presidente uscente Joko Widodo appare destinato a governare il Paese per altri cinque anni.

Jokowi (così viene chiamato il presidente indonesiano) è il leader del Partito indonesiano della lotta democratica (PDI-P, Partai Demokrasi Indonesia-Perjuangan). Il suo background politico è solido, con un passato da sindaco di Solo e un biennio da governatore di Jakarta prima di diventare presidente. Le principali doti del leader indonesiano sono il pragmatismo nel riorientare le priorità del Paese e l’equilibrio con il quale ha affrontato l’estremismo religioso. Jokowi ha costruito la sua immagine da riformista liberale attorno al rifiuto del clientelismo e al distanziarsi dall’élite di Jakarta, che ha sempre governato il Paese. Per il suo focus sugli investimenti infrastrutturali – soprattutto in relazione alla costruzione della rete ferroviaria tra Jakarta e Bandung – è stato spesso considerato filocinese, ma in realtà ha affrontato Pechino con rinnovata asservità per quanto riguarda la diatriba nel Mar Cinese Meridionale. Sotto la guida di Jokowi, infatti, parte del Mar Cinese Meridionale è stato rinominato come Mare di Natuna Settentrionale e la guardia costiera indonesiana ha sequestrato e distrutto un gran numero di imbarcazioni (principalmente cinesi) che pescavano illegalmente nell’area.

Lo sfidante, l’ex generale Prabowo Subianto, è uno dei principali critici di questa strategia infrastrutturale e accusa il governo di concentrarsi su progetti che non portano benefici alla popolazione. Un’altra importante accusa riguarda l’incapacità di raggiungere la crescita economica promessa (il Paese registra un aumento del PIL del 5%, sebbene fosse stato promesso il 7%), oltre alla necessità di ridiscutere i termini degli accordi commerciali e infrastrutturali firmati con la Cina (cooptato da diversi altri leader nella regione, Mahathir Mohamad su tutti).

Prabowo rappresenta il retaggio dell’élite della capitale, oltre ad essere una sorta di ponte tra il passato e il presente del Paese: ex generale delle forze speciali ed ex genero di Suharto, dittatore che ha tenuto in scacco l’Indonesia per più di trent’anni, rappresenta in pieno l’elettorato conservatore e un po’ nostalgico. Da un punto di vista religioso è in netta contrapposizione con Jokowi, considerato un moderato nonostante la scelta dell’ulama Ma’ruf Amin come vicepresidente, ed è molto vicino all’islam tradizionale e militante. La sua promessa di tutelare i leader religiosi e l’interpretazione tradizionale del Corano gli è valsa il sostegno di alcune fazioni radicali.

Il confronto per la massima carica dello Stato è stata una vera e propria rivincita, dato che i due candidati si erano già scontrati nel 2014: allora Jokowi sconfisse Prabowo con un margine significativo (il 6%, con 71 milioni di voti in più), distanza che dovrebbe essere confermata anche in queste elezioni. Nonostante si debba attendere il 22 maggio per avere il risultato ufficiale da parte della commissione elettorale, il sistema indonesiano prevede un conteggio preliminare (chiamato “quick count”) condotto da un consorzio di sei agenzie private e basato su un campione di seggi considerati affidabili. In base a questi primi dati Jokowi potrebbe aver vinto con un margine del 9%, ottenendo quindi il 54% delle preferenze. Tale indicatore viene ormai ritenuto quasi ufficiale grazie alla comprovata affidabilità del sistema.

Lo sfidante Prabowo si è però a sua volta dichiarato vincitore poche ore dopo la chiusura dei seggi, sostenendo di aver ricevuto una percentuale di preferenze del 62%. Una mossa azzardata e reiterata, poiché fece lo stesso già durante le elezioni del 2014, e rivelatasi poi priva di fondamento. Probabilmente questa rappresenta l’atto finale della strategia del caos portata avanti da Prabowo, che ha denunciato brogli e manipolazioni durante la campagna elettorale e ha chiamato i suoi sostenitori a scendere in piazza in caso di sconfitta.

La dialettica cavalcata dallo sfidante non è certamente casuale, dato che questa tornata elettorale ha rappresentato un grande sforzo logistico-amministrativo per la giovane democrazia indonesiana. Infatti, assieme alle elezioni presidenziali si sono tenute anche quelle per il rinnovo delle assemblee locali, provinciali e nazionale. Circa 193 milioni di persone erano attese alle urne, chiamate a scegliere tra più di 300.000 candidati.

Una volta annunciata la vittoria, la prima decisione di Jokowi è stata quella di cercare di distendere gli animi e creare un dialogo con lo sfidante sconfitto. Una delegazione del presidente è stata infatti inviata al quartier generale di Prabowo, con l’incarico di proporre un meeting pubblico tra le due parti. In questo modo, oltre a riconoscere pubblicamente il valore dell’avversario, si potrebbe mettere da parte l’acredine della campagna elettorale per il bene del Paese.

I prossimi mesi saranno particolarmente importanti per il presidente Widodo. Una volta ratificato il risultato elettorale inizieranno le lunghe contrattazioni per assegnare i posti ministeriali all’interno del nuovo governo. E molti dei finanziatori della sua campagna elettorale vorranno recuperare l’investimento effettuato, collocando i loro uomini di fiducia in posizioni di rilievo. Questo sistema di scambio è facilitato sia dalla possibilità di assegnare cariche ministeriali ad esterni sia dalla probabilità che nessun partito abbia una forte maggioranza nella prossima legislatura.

Sarà quindi necessario ricomporre questo intricato puzzle politico per rimettere in moto il Paese, aspetto che non rappresenta una novità assoluta per Jokowi, ma che porta sempre in dote difficoltà e imprevisti.

 

Immagine: Joko Widodo a Nusa Dua, Bali, Indonesia (12 ottobre 2018). Crediti: Simon Roughneen / Shutterstock.com

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