28 maggio 2018

Irlanda, sì alla legalizzazione dell’aborto

Netta vittoria in Irlanda per i promotori del referendum per la legalizzazione dell’aborto; due terzi dell’elettorato (66,4%) hanno votato sì all’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione introdotto nel 1983, che equiparava il diritto alla vita del feto a quello della madre. Chi aiutava una donna ad abortire, esclusi i pochi casi autorizzati in cui la vita della madre era in pericolo, rischiava fino a 14 anni di carcere.

A riaprire la discussione pubblica sull’ottavo emendamento e ad avviare il percorso che è sfociato nel referendum di venerdì scorso è stato in parte il drammatico caso di Savita Halappanavar, una donna irlandese di origini indiane di 31 anni morta nel 2012 per setticemia in seguito al rifiuto dei medici di intervenire pur di fronte ad un aborto spontaneo. Altra, differente spinta al cambiamento della normativa è derivata dalla constatazione che in concreto l’interruzione volontaria di gravidanza ha continuato ad essere praticata dalle donne irlandesi recandosi all’estero, in particolare nel Regno Unito. Secondo i dati del ministero della Salute britannico sono state 165.438 tra il 1980 e il 2015 le donne irlandesi che lì hanno fatto ricorso all’interruzione di gravidanza.

L’esito del voto è sintomatico dell’evoluzione complessiva dell’Irlanda, dove la grande maggioranza della popolazione si definisce cattolica. Un’evoluzione testimoniata già dalla legge sul divorzio, in vigore dal 1996, dopo il referendum dell’anno precedente, ma seguita da un percorso molto accidentato per la sua applicazione e più di recente, nel 2015, dall’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il referendum per la legalizzazione dell’aborto è frutto di quella che il primo ministro Leo Varadkar ha definito la «rivoluzione silenziosa che si è svolta in Irlanda negli ultimi dieci o venti anni».

La Chiesa irlandese, già investita negli ultimi anni da scandali relativi a casi di pedofilia e maltrattamenti su minori che ne hanno incrinato il prestigio, ha scelto di tenere una posizione molto defilata in quest’occasione. Le vere protagoniste in entrambi gli schieramenti sono state le donne, che sono intervenute spesso parlando in prima persona e hanno dato vita a una campagna molto partecipata, con diverse iniziative volte a favorire il voto degli irlandesi all’estero e un forte, comprensibile, coinvolgimento emotivo.

Sulla base dei risultati del referendum, il primo ministro Leo Varadkar e il ministro della Sanità Simon Harris hanno assicurato che una proposta di legalizzazione e di regolamentazione dell’aborto sarà presentata entro la fine di luglio e promesso un iter rapido per l’approvazione della legge, che potrebbe concludersi entro la fine dell’anno.

 

Crediti immagine: ANSA/EPA


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