11 dicembre 2018

L’Africa a rischio estremo a causa dei cambiamenti climatici

di Luca Attanasio

I risultati sono contenuti nel Climate Vulnerability Index del 2018, la preziosissima statistica condotta dalla agenzia britannica Verisk Maplecroft e resa pubblica lo scorso novembre, e sono davvero allarmanti. Oltre a tracciare una mappa globale del pericolo ambientale dovuto ai cambiamenti climatici, lo studio segnala aree di gravissima criticità nel mondo e avverte che in Africa, ben due città su tre sono in una situazione di «extreme risk». L’indagine ha scandagliato le capacità di adattamento agli stress climatici degli insediamenti umani e lo ha fatto a partire dall’analisi dei dati provenienti da oltre 50 fonti di studio tra cui fattori socioeconomici, trend demografici e lo stato dell’arte dei modelli climatici.

Il rapporto tra vulnerabilità dovuta ai cambiamenti climatici e tassi di crescita della popolazione è molto forte. Le città che sono maggiormente a rischio hanno un alto livello di crescita demografica oltre a presentare sistemi sanitari o infrastrutture capaci di contenere i disastri molto deboli. L’aumento dell’inurbamento, specie in alcune aree del mondo, porta l’erogazione dei servizi essenziali alla persona a livelli sempre più critici e se non si agirà globalmente e localmente in tempo la situazione diverrà ingestibile, con contraccolpi evidenti in ogni parte del mondo.

In Africa si concentrano 86 delle 120 città con più rapido aumento demografico del pianeta: la loro crescita, però, non coincide con uno sviluppo altrettanto veloce e la fatica ad allinearsi con i parametri minimali aggrava di anno in anno la situazione generale. È senza dubbio il global warming a essere il primo indiziato di una simile, disperata situazione, perché non permette ai governi dei Paesi colpiti dai suoi mefitici effetti di investire in adeguate infrastrutture, finendo per bloccare endemicamente la crescita economica e, di conseguenza, la messa in sicurezza di fette sempre più consistenti della popolazione. A completare un quadro desolante sono i disastri ambientali, spesso causa, altrettante volte effetto, di conflitti ricorrenti che prostrano il continente da decenni.

Come riporta Africa, la rivista dei Padri Bianchi, tra le 10 città più a rischio al mondo, 8 sono africane. Se preoccupano i casi della nigeriana Lagos, con i suoi 21 milioni di abitanti – che, peraltro, accoglie oltre 700.000 migranti l’anno, superando da sola in ospitalità l’intera Europa –, o di Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, i cui 13,5 milioni di abitanti (saranno 26,7 nel giro di 15 anni) sono vittime di inondazioni ricorrenti, desta ancora più allarme la situazione di Bangui. La capitale del Centrafrica, infatti, detiene la palma nella triste classifica delle città in cui la vita è impossibile. Al fattore disastri ambientali ciclici va ad aggiungersi lo stato di conflitto ormai permanente in cui è precipitato il Paese da oltre 5 anni, un mix esplosivo che ne fa la città maggiormente vulnerabile al mondo. Dietro di lei, al secondo posto, Monrovia, capitale della Liberia, teatro di feroci guerre civili tra la fine degli anni Ottanta e il 2003, e Mbuji-Mayi, capoluogo della provincia Kasai Orientale, Repubblica Democratica del Congo, Paese in cui è in atto una delle tre peggiori crisi umanitarie al mondo.

Secondo lo studio il 48% del PIL di tutta l’Africa (all’incirca 1,4 trilioni di dollari) è a ‘rischio estremo’ a causa dei cambiamenti climatici: una percentuale decisamente più alta di ogni altro continente. «Con questo – ha dichiarato a France Press Richard Hewston, uno dei principali analisti di Verisk Maplecroft – non si vuole scoraggiare gli investitori, piuttosto si intende favorire la consapevolezza del rischio climatico perché diventi una priorità aggredirlo. C’è una immensa opportunità, al contrario, per chi voglia investire in Africa ed è importante che si affronti la questione con la dovuta diligenza».

In molti dei piani nazionali di sviluppo, in realtà, le tracce di azioni di contrasto al cambiamento climatico e alla salvaguardia ambientale, restano un miraggio.

«Purtroppo – di nuovo Hewston in un’intervista a Radio France Internazionale – in molti dei Paesi ad alto rischio, si combinano alti livelli di povertà, problemi di accesso all’educazione e al sistema sanitario oltre a una debole capacità istituzionale. Adattarsi ai cambiamenti climatici non sembra davvero essere tra le priorità dei governanti. In Africa la rapida urbanizzazione, poi, coincide spesso con piani di edilizia completamente deregolati, per cui si costruisce su aree già a rischio, in maniera improvvisata, a volte si vedono slum spuntare come funghi dalla sera alla mattina. Troppa gente concentrata in pochi km quadrati, in edifici vulnerabili, con enorme pressione sui servizi: tutti questi fattori elevano senza dubbio il rischio climatico».

 

Crediti immagine: Tayvay / Shutterstock.com  

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