29 novembre 2013

L’evoluzione di al-Qaida

di Barbara Maria Vaccani

Nel mese di maggio il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha affermato che il cuore di al-Qaida era sulla via della sconfitta, e che i suoi membri erano ormai preoccupati più per la propria sicurezza che dell’organizzazione di attacchi terroristici negli Stati Uniti.

Secondo un articolo apparso su The National Interest, rivista statunitense di politica internazionale, al-Qaida sarebbe oggi una rete più diffusa, ma meno pericolosa, perché non in grado di sferrare attacchi contro gli Stati Uniti e i suoi alleati. Altre analisi, però, mettono in guardia circa conclusioni affrettate sul declino di al-Qaida: un rapporto della Rand corporation, un centro di analisi statunitense, evidenzia come il gruppo terroristico abbia in realtà dimostrato nel tempo capacità di resistenza e adattabilità notevoli. L’Economist ha invece affermato che la vittoria su al-Qaida è una vittoria a metà, efficace solo nel breve periodo.

La guerra al terrore, come è stata chiamata quella contro la rete terroristica di al-Qaida, è cominciata più di dieci anni fa, nel 2001, dopo l’attacco dell’undici settembre e la decisione degli Stati Uniti di invadere l’Afghanistan, paese che ospitava e supportava l’organizzazione. Nel 2011 Bin Laden, il capo di al-Qaida, è stato ucciso in Pakistan in un raid delle forze statunitensi e nel 2014 le truppe straniere lasceranno l’Afghanistan. Il capo di al-Qaida è oggi Ayman al-Zawahiri, egiziano. Ma mentre ai tempi di Osama Bin Laden la struttura di al-Qaida era più gerarchizzata, oggi si tratta piuttosto di una serie di organizzazioni affiliate, ma relativamente autonome fra loro.

Il cambiamento della struttura è stato causato sia dall’uccisione di Bin Laden e di altri membri dei vertici dell’organizzazione, sia dalla pressione esercitata su al-Qaida dalle operazioni di lotta al terrorismo in Afghanistan e Pakistan, un tempo il centro della rete. La debolezza dei governi del Nord Africa, o di paesi come Yemen e Somalia, e l’instabilità provocata dalle primavere arabe hanno poi aiutato l’espansione di al-Qaida in altri paesi. Secondo il rapporto della Rand, i gruppi membri di al-Qaida possono essere divisi in quattro categorie: il nucleo originale di al-Qaida, gruppi affiliati, gruppi alleati e reti che sono ideologicamente ispirate da al-Qaida. Il nucleo originario è quello guidata da al-Zawahiri e di base in Pakistan. Fra i gruppi affiliati vi sono al-Shabab, in Somalia, Jabhat al-Nusrah in Siria, al-Qaida in Iraq (AQI), al-Qaida in the Arabic Peninsula (AQAP) e al-Qaida in the Islamic Maghreb (AQIM). La differenza fra affiliati e alleati sta nella lealtà che i capi dei gruppi affiliati hanno prestato ai leader di al-Qaida in Pakistan. I gruppi alleati hanno contatti diretti con al-Qaida, ma mantengono la propria autonomia e non sono parte della rete. Fra questi gruppi ci sono per esempio i taliban afghani e pakistani e Boko Haram, che opera in Nigeria. I gruppi ideologicamente ispirati, infine, non hanno alcun legame con al-Qaida, ma ne sposano la causa.

Nel tempo al-Qaida ha cambiato anche i propri obiettivi. Nei paesi islamici, il terrorismo di matrice jihadista, che predicava la lotta violenta contro regimi corrotti per stabilire emirati o califfati governati secondo la sharī‛a esisteva anche prima dell’avvento di al-Qaida. L’attività di questi gruppi era però limitata soprattutto al contesto locale e all’abbattimento del governo nazionale. Questo tipo di strategia, che implicava che le vittime degli atti di terrore fossero propri concittadini, alienò a poco a poco il supporto della popolazione. La novità, e il successo di al-Qaida negli anni Novanta derivarono dalla sua convinzione di dover colpire il “nemico lontano”: gli Stati Uniti, colpevoli di sostenere i regimi corrotti che i jihadisti volevano sconfiggere. La violenza veniva quindi spostata fuori dai paesi in cui i gruppi terroristici avevano origine.

Oggi la volontà di attaccare gli Stati Uniti e i suoi alleati sembra essere diminuita. Molti dei leader dei gruppi affiliati hanno come obiettivo l’abbattimento dei governi nazionali, una specie di ritorno alle origini del jihadismo. Per al-Zawahiri e il nucleo centrale di al-Qaida lo scopo della lotta è più ampio: abbattere i governi dei principali paesi islamici per instaurare un unico califfato islamico. L’estensione del califfato comprenderebbe Nord Africa, Medio Oriente, parte dei Balcani e dell’Africa orientale, Asia centrale, Afghanistan e Pakistan, parte dell’India, Bangladesh e Indonesia.

La differenza di conclusioni delle diverse analisi sta nella definizione della minaccia. Al-Qaida nel tempo è cambiata, da un punto di vista della sua organizzazione e dei suoi obiettivi. La minaccia per gli Stati Uniti, e i suoi alleati, è effettivamente diminuita. La diffusione di al-Qaida, della sua battaglia e le sue capacità di reclutare militanti, invece, no. Così come non è diminuita la sua forza ideologica. Se la guerra al terrore va intesa come guerra contro l’estremismo militante, quindi contro un certo tipo di ideologia, la battaglia è lungi dall’essere vinta.


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