14 febbraio 2020

L’impatto del Coronavirus in Asia sud-orientale

di Alessandro Uras

L’inizio del 2020 in Asia è stato inequivocabilmente caratterizzato dell’epidemia di Coronavirus (2019-nCoV), scoppiata nel capoluogo della provincia di Hubei, Wuhan, per poi diffondersi, con diverse gradazioni di velocità e pericolosità, nel resto del Paese e della regione. Il problema del Coronavirus è velocemente diventato di portata globale, non soltanto da una prospettiva medica, ma anche da un punto di vista economico e politico. La centralità cinese nel mondo globalizzato e l’infausta tempistica, oltre alle difficoltà che hanno ritardato l’avvio delle contromisure contro la dilagante epidemia, hanno contribuito all’insorgere di diverse problematiche in tutta la regione del Sud-Est asiatico.

La questione è diventata estremamente problematica proprio a cavallo del capodanno lunare, festività importantissima per la popolazione cinese ed enorme opportunità commerciale. Si stima, infatti, che il capodanno riesca a catalizzare lo spostamento di quasi 3 miliardi di cinesi in grado di spendere una cifra vicina al trilione di yuan (ben oltre i 130 miliardi di euro). Tra i Paesi più influenzati dalla situazione di incertezza emergono le Filippine e Singapore, principalmente per i loro profondi legami con Pechino.

Il primo caso di Coronavirus accertato nelle Filippine risale al 30 gennaio – una trentottenne di ritorno da Wuhan –, mentre il 1° febbraio è stato registrato il primo decesso – una donna cinese di 44 anni – al di fuori dei confini cinesi. In totale sono stati riscontrati tre casi. Considerando la prossimità a Pechino e la notevole presenza di lavoratori e turisti cinesi, da un punto di vista medico le Filippine stanno affrontando il pericolo del contagio nel migliore dei modi. Il governo Duterte ha messo in campo diverse misure preventive, tra cui la limitazione degli spostamenti, la chiusura delle tratte verso la Cina e la sospensione dei visti per i cittadini cinesi, la chiusura di scuole e università.

La situazione è sicuramente più rischiosa da una prospettiva economica, e secondo la Banca centrale delle Filippine l’impatto del Coronavirus potrebbe tradursi in un rallentamento per l’economia filippina nel 2020. L’economista Ruben Carlo Asuncion ha stimato che l’epidemia potrebbe causare perdite per 600 milioni di dollari, lasciando sul tavolo uno 0,8% di crescita attesa. Tale ipotesi non rappresenta certo una sorpresa dato che la Repubblica Popolare Cinese è il principale partner del Paese, incidendo per il 18,8% della bilancia commerciale filippina. Inoltre, circa il 23% delle esportazioni filippine si muove in direzione di Pechino e il 20% delle importazioni arrivano dalla Cina.

Uno dei settori maggiormente colpiti è sicuramente quello del turismo e dell’hospitality, tra i principali volani dell’economia filippina. Nel 2019 circa 1,5 milioni di turisti cinesi ha visitato l’arcipelago e il ministero del Turismo ha espresso la volontà di raggiungere i 4 milioni entro il 2022. Ovviamente il Coronavirus ha cambiato prospettive e aspettative, bruciando gli ingenti introiti generati dal capodanno e mettendo in stand-by ulteriori arrivi. È ancora presto per avere un quadro definitivo dell’impatto economico dell’epidemia, ma questi primi dati non sono incoraggianti e il governo filippino è chiamato a rispondere. Principali misure adottate dalla Banca centrale sono il taglio di 25 punti dei tassi d’interesse standard e una diminuzione del tasso chiave del 3,75%. Un ulteriore taglio potrebbe verificarsi nel mese di marzo, se la situazione del Coronavirus dovesse rivelarsi ancora lontana da una soluzione.

Per quanto riguarda Singapore, i casi accertati sono 45, senza però alcun decesso. La città-Stato ha recentemente alzato il livello d’allerta al codice arancione, il che significa che la malattia è facilmente contagiosa e pericolosa, sebbene non fatale. Il considerevole numero di contagiati, inferiore solo a quello di Cina e Giappone, ha creato un certo allarmismo tra la popolazione locale e ha avuto un impatto significativo sull’economia singaporiana. Alla stregua del sopra citato caso filippino, anche qui l’industria turistica è il settore che più ha sofferto la situazione. I turisti cinesi rappresentano il 20% del totale dei visitatori internazionali e sono tendenzialmente soggetti con medio-alto potere d’acquisto. Poco dopo lo scoppio dell’epidemia la maggior parte dei tour operator cinesi ha iniziato a bloccare la vendita di pacchetti viaggio, cui è seguito il blocco di diverse rotte aeree. Anche le autorità di Singapore hanno iniziato a rifiutare i visti turistici ai cittadini cinesi, sino a bloccare addirittura i transiti nel caso i passeggeri fossero stati in Cina durante le due settimane precedenti. Ogni giorno che passa rappresenta un grave danno economico e sociale per l’isola, basti pensare che, in termini di spesa al dettaglio, i cinesi contribuiscono per un terzo delle vendite totali dell’aeroporto internazionale Changi, che impiega tra le 7.000 e 8.000 persone. Anche le principali compagnie di bandiera (Singapore Airlines, SilkAir e Scoot) hanno sofferto perdite significative. I voli da e verso la Cina sono stati tagliati del 70-80% e il volume del traffico è calato del 70%. Anche le tratte mantenute in vigore hanno subito un forte contraccolpo, riuscendo a riempire solamente il 20-30% dei posti a disposizione. Molte attività commerciali stanno quindi attraversando una forte crisi, che il governo ha deciso di fronteggiare con un piano di sostegno straordinario verso il settore del trasporto aereo e quello turistico, il cui ammontare e le cui misure attuative verranno annunciati alla fine di febbraio.

Filippine e Singapore, seppure in modo differente, sono le due realtà regionali più colpite dall’esplosione del Coronavirus. In entrambi i casi, i governi hanno cercato di fronteggiare la situazione applicando delle misure ad hoc, con la speranza di tutelare il tessuto economico e la stabilità sociale, ma con la consapevolezza che potranno arrivare momenti ancora più complessi, soprattutto se la scoperta di una cura dovesse ancora ritardare.

 

Immagine: Persone che indossano mascherine a causa del Coronavirus per le strade di Singapore (28 gennaio 2020). Crediti: Rajaraman Photography / Shutterstock.com

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