12 ottobre 2018

L’importanza del voto in Baviera

di Giorgia Bulli

Le elezioni di domenica in Baviera vengono rappresentate da mesi come il banco di prova della Grande coalizione tra CDU/CSU e SPD e come lo scoglio sul quale potrebbe infrangersi la decennale leadership di Angela Merkel. Inizialmente presentato come l’occasione nella quale si sarebbe definitivamente affermata la rilevanza del dibattito sulle questioni della gestione delle migrazioni e della sicurezza, agitata dallo scontro personalistico tra la cancelliera e il leader della CSU – il ministro dell’Interno Horst Seehofer – a tutto vantaggio del partito di destra populista della AfD (Alternative für Deutschland), l’appuntamento elettorale bavarese ha mostrato nel corso delle ultime settimane altri aspetti di cruciale importanza nel contesto partitico ed extrapartitico. Dal punto di vista della dinamica partitica, queste elezioni sembrano segnare la crisi profonda dei due partiti impegnati nella coalizione di governo a livello federale. I sondaggi prevedono per la CSU una sonora sconfitta quantificabile in una flessione di circa il 10% rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2013. Anche alla SPD vengono attribuite percentuali di flessione a doppia cifra in Baviera. La crisi non sarebbe meno profonda a livello federale, dove recentissime proiezioni vedono il partito socialdemocratico scivolare in quarta posizione – dopo la CDU/CSU, i Verdi e la AfD – tra le preferenze di voto degli elettori.

Quella che potrebbe quindi sembrare come una manifestazione della crisi dei partiti tradizionali che investe le formazioni mainstream in molti dei Paesi dell’Europa occidentale trova una conferma solo parziale nella rinascita del partito dei Verdi.  Il rinnovo della leadership dei Grünen, che dall’inizio del 2018 sono rappresentati da Annalena Baerbock e Robert Habeck, sembra essere stato colto con favore dall’elettorato, che esprime intenzioni di voto crescenti nei confronti del partito ecologista. La finestra di opportunità favorevole al rilancio dell’immagine del partito, nato come antagonista alla cultura partitica dominante sui temi dell’ecologismo, del femminismo e dei valori di impegno civile nei primi anni Ottanta, e trasformatosi in una forza percepita non dissimile nella cultura politica dai partiti tradizionali con cui aveva iniziato la collaborazione al governo ai tempi del cancelliere Schröder alla fine degli anni Novanta, consiste in un  posizionamento che affianca le tematiche del classico elettorato “verde” ai temi della giustizia sociale che l’elettorato stenta ormai ad attribuire ai socialdemocratici.

Ed è proprio sulla difesa delle fasce di popolazione più esposte alle difficoltà economiche – o di quelle che maggiormente ne temono gli effetti pur non essendone afflitte – che si posizionano le formazioni della Linke e della AfD. Quest’ultima ha adottato nel corso degli ultimi mesi una retorica che accosta il cavallo di battaglia dell’islamofobia e della critica alle società multiculturali ai temi di rilevanza sociale. Anche nel programma presentato dal partito per le prossime elezioni in Baviera i temi dell’aumento delle pensioni minime e un maggiore investimento nella creazione di alloggi a prezzi accessibili vengono immediatamente dopo i richiami alla sicurezza, all’ordine e all’antieuropeismo. Con il suo slogan “Dare di più per la maggioranza” («Mehr für di Mehrheit») la Linke continua ad investire su una struttura identitaria basata sulle parole d’ordine della protezione dei più deboli. Entrambi i partiti sono dati in crescita nelle elezioni di domenica in Baviera. Ma se alla AfD viene attribuita una crescita oscillante tra i 10 e gli 11 punti percentuali, di minor rilevanza (+2%) è quella registrata dai sondaggi per la Linke.

Nonostante ricerche pre-elettorali evidenzino che le preoccupazioni dei cittadini bavaresi comprendono temi concreti, come le questioni abitative, le politiche pensionistiche e le infrastrutture, il problema segnalato con maggiore frequenza rimane quello dell’immigrazione, corredato dalla sfiducia che il ticket CSU Seehofer/Söder (ministro dell’Interno Federale/candidato ministro presidente per la Baviera) sia in grado di gestirlo. Sullo sfondo di questo stato di cose, la società tedesca continua ad essere polarizzata: il giorno prima delle elezioni in Baviera, si terrà a Berlino una manifestazione per l’inclusione sociale e contro la xenofobia sotto lo slogan “indivisibile” («unteilbar»). Nell’attesa di verificare quanti partecipanti manifesteranno nella capitale per una società unita nel rifiuto del razzismo e alle recenti manifestazioni di riorganizzazione dell’estrema destra, l’evento ha già provocato una spaccatura nella sinistra radicale. Sahra Wagenknecht, portavoce della Linke al Bundestag e fondatrice del movimento Aufstehen (“In piedi”), ha definito la politica delle frontiere aperte come irreale e ha dichiarato che non parteciperà all’evento. La AfD non si è fatta sfuggire l’occasione di visibilità politica, definendo Wagenknecht, attraverso le parole del portavoce Alexander Gauland, come «la voce della ragione» nella sinistra tedesca.

È difficile pensare che i riflessi di questi accadimenti saranno tematizzati in questi ultimi giorni di campagna elettorale in Baviera. Certo è che i risultati di queste cruciali elezioni regionali porteranno nuova linfa a dibattiti postelettorali incentrati su tematiche non esclusivamente regionali.

 

Crediti immagine: Martin Rulsch, Wikimedia Commons, CC-by-sa 4.0

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