15 marzo 2019

L’“oltraggiosa” condanna di Nasrin Sotoudeh

Un concentrato di coraggio e forza morale. Così si potrebbe sinteticamente descrivere Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana condannata a 38 anni di carcere complessivi e 148 frustate. Nonostante le persecuzioni, le detenzioni, l’isolamento, le vessazioni fisiche e psicologiche, la lontananza dai due figli e dal marito, anch’egli perseguitato, ha continuato a subordinare sé stessa alla causa: il rispetto dei diritti umani nel suo Paese. L’ultima condanna viene definita da Amnesty International “oltraggiosa”.

Secondo quanto è emerso finora, al suo sostegno alle oppositrici dell’obbligo del velo e all’esserselo tolta essa stessa sono legati quattro capi di accusa: istigazione alla corruzione e alla prostituzione, compimento di atti peccaminosi, interruzione dell’ordine pubblico e disturbo dell’opinione pubblica. Gli altri tre capi riguardano la sicurezza nazionale e la diffusione di propaganda contro il sistema. Per ognuno di questi reati le è stato applicato il massimo della pena prevista, per un totale di 29 anni, a cui se ne sono aggiunti altri 4 in base all’art. 134 del codice penale che autorizza a emettere una sentenza più alta della massima comminabile a un imputato che abbia più di tre imputazioni a carico, che si accumulano infine ad altri 5 di una precedente condanna.

Nasrin Sotoudeh si trova nel carcere di Evin a Teheran dal giugno del 2018, ma anche da lì, come già aveva fatto durante il precedente periodo di reclusione, non ha cessato di battersi per i diritti con i pochi mezzi a sua disposizione, non presentandosi al processo perché non le era stato consentito di scegliere il suo avvocato: solo a 20 avvocati in tutto il Paese, approvati dal capo della magistratura, è concesso infatti di difendere i detenuti per motivi politici, e già tale lista era stata tema di opposizione da parte di Nasrin e di altri suoi colleghi.

Nel corso della sua carriera, Nasrin si è dedicata soprattutto ai diritti delle donne e dei bambini, occupandosi degli abusi perpetrati su di essi, anche nell’ottica della cura degli stessi perpetratori degli abusi, considerati a loro volta vittime di un sistema radicato di violenza. Si è battuta contro la pena di morte. Ha rappresentato numerosi oppositori politici, come Kourosh Zaim, che attualmente sta scontando una condanna di 4 anni, il giornalista Isa Saharkhiz, anch’egli a lungo detenuto, Heshmatollah Tabarzadi, condannato a 8 anni, la giornalista Parvin Ardalan, attivista per i diritti delle donne, il blogger e giornalista Omid Memarian, e molti altri; ha collaborato strettamente con Shirin Ebadi, l’avvocata iraniana Nobel per la Pace ora in esilio.

Fu arrestata la prima volta nel settembre del 2010 e quindi condannata a 11 anni per attività contro la sicurezza nazionale e propaganda contro il regime, una condanna poi ridotta a 6 con interdizione dall’esercizio della professione per 10. Durante la detenzione mise in atto alcuni scioperi della fame assai duri, per protestare sia contro le restrizioni alle visite dei suoi parenti, sia contro le ritorsioni a cui essi venivano sottoposti. Fu liberata, insieme ad altri 10 prigionieri politici, nel settembre 2013, alla vigilia del viaggio di Rohani a New York per partecipare ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite; nel 2014 le fu tolto il divieto all’esercizio della professione. Nonostante i rischi, dopo la liberazione, Nasrin ha ripreso quindi la sua attività in difesa dei diritti, da ultimo offrendo sostegno alle donne che pubblicamente, nel gennaio 2018, si erano tolte il velo in segno di protesta, tra le quali Narges Hosseini, arrestata il 29 di quel mese e ancora detenuta.

Secondo il Center for human rights in Iran, almeno altri 8 avvocati difensori degli oppositori politici sono stati arrestati nel corso del 2018, con l’intento di togliere agli attivisti anche ogni residua possibilità di difesa; si ricordano tra gli altri i casi di Abdolfattah Soltani, che sta scontando una pena di 14 anni, e Hadi Esmailzadeh, morto di infarto nel 2016 dopo due arresti, sempre per le loro attività in difesa dei diritti umani. Secondo l’organizzazione Nessuno tocchi Caino, inoltre, almeno 277 sono state le esecuzioni capitali compiute nel 2018, di cui 89 riportate da fonti ufficiali iraniane e altre 188 segnalate da fonti non ufficiali, e si stima che durante le proteste esplose all’inizio dello stesso anno, siano stati effettuati 8000 arresti, uccise almeno 58 persone e che 12 manifestanti siano morti in seguito a tortura.

La preoccupazione della comunità internazionale è quindi altissima e in questi giorni si sono moltiplicati gli appelli affinché Nasrin Sotoudeh venga liberata.

 

Immagine: Nasrin Sotoudeh (18 novembre 2012). Crediti: Hosseinronaghi [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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