27 marzo 2018

L’omicidio di Marielle Franco dentro la crisi del Brasile

L’omicidio di Marielle Franco, consigliere comunale a Rio de Janeiro, femminista e attivista dei diritti umani, e del suo autista Anderson Gomes in un agguato la sera di mercoledì 14 marzo ha suscitato un’ondata di indignazione e di partecipazione, non solo in Brasile. Marielle Franco esponente del PSOL (Partido Socialismo e Liberdade) si era distinta per la sua battaglia per i diritti delle donne, per la sua opposizione all’omofobia, per le sue denunce contro la violenza nelle favelas e contro gli abusi delle forze di polizia e dei militari.

Dopo l’impennata di reati che si era verificata a Rio de Janeiro in occasione del carnevale del 2018, il governo federale aveva disposto di assegnare alle Forze armate il compito di garantire in città l’ordine pubblico. Una decisione drastica, che non aveva precedenti nella storia democratica del Brasile. L’operazione non è stata però in grado di fermare il crimine e la violenza e al tempo stesso ci sono state molte denunce di abusi e di omicidi commessi dagli stessi militari. La ricerca della verità sugli autori del duplice omicidio è quindi un banco di prova importante per la democrazia brasiliana, perché sono in molti a sospettare, anche per la dinamica dell’agguato, la complicità delle forze preposte a vigilare sull’ordine pubblico.

Questo delitto, denso di significati politici, ha riportato all’attenzione della comunità internazionale la situazione drammatica di una città e di un Paese stretti tra la presenza aggressiva delle bande criminali e un’azione repressiva non sempre rispettosa della legalità e dei diritti delle persone. Questa instabilità fa da sfondo alla grande fragilità della situazione politica; nell’ottobre 2018 il Brasile andrà alle urne per rinnovare presidente, vicepresidente, il Congresso nazionale e quelli dei singoli Stati, i relativi governatori ed infine l’Assemblea legislativa. Una posta in gioco rilevante senza che però appaiano per il momento candidati che possano far recuperare credibilità alla politica, in un Paese scosso dagli scandali e dal dilagare della violenza. L’impossibilità di ricandidare, a causa di una discussa condanna penale per corruzione, Luiz Inácio Lula da Silva ha messo in difficoltà il Partido dos Trabalhadores (PT) e tutta la sinistra; l’impopolarità di Michel Temer e delle politiche liberiste e di austerità rendono incerto il campo del centrodestra.

In questo clima di sfiducia verso la politica tradizionale, si afferma nei sondaggi il candidato della destra populista Jair Bolsonaro, accostato al presidente americano Donald Trump per il suo stile diretto e aggressivo e le sue posizioni contro la politica tradizionale. Bolsonaro è stato al centro di molte polemiche per le sue posizioni sessiste, omofobe e di appoggio alle forze di polizia. Un’idea di Brasile del tutto diversa da quella sognata da Marielle Franco e da tutti quelli che con lei, oggi più di ieri, si identificano. 

Crediti immagine: Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0). Autore: Mídia Ninja


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