5 agosto 2019

La geopolitica di Top Gun

di Giacomo Natali

L’annunciato seguito del film Top Gun si è ritrovato in questi giorni al centro dell’attenzione incrociata degli analisti di questioni militari, geopolitiche e culturali. Nel primo trailer pubblicato su Internet, il protagonista Maverick, ancora interpretato da Tom Cruise, indossa la stessa giacca della pellicola del 1986, ma con una modifica dal peso simbolico e politico molto rilevante: le due bandiere di Taiwan e del Giappone presenti sulla schiena nell’originale sembrano essere state sostituite da due bandiere dagli stessi colori, ma completamente inventate.

La modifica ha dato il via a speculazioni su possibili ingerenze cinesi che potrebbero avere spinto i produttori a “ripulire” la giacca di Maverick. La pellicola è effettivamente prodotta dall’americana Paramount, ma in collaborazione con il gigante tecnologico cinese Tencent, nel doppio ruolo di investitore e distributore, presumibilmente nel mercato cinese. Entrambe le società si sono rifiutate di commentare l’episodio, ma molti analisti ritengono che la mossa potrebbe essere finalizzata a ottenere il via libera all’investimento della Tencent da parte di Pechino, così come il permesso per la proiezione nelle sale cinesi.

La crescita del soft power cinese ha vissuto negli ultimi anni una notevole accelerazione, con particolare attenzione proprio alla complessa relazione con l’isola di Taiwan, indipendente dal 1949, ma ritenuta da Pechino parte integrante del proprio territorio. In questo senso, la Cina ha operato pressioni non solo su governi stranieri, ma anche su molte società private affinché ne riconoscessero le posizioni. Importanti compagnie americane come United Airlines, Delta Airlines, Marriott, American Express e Goldman Sachs si sono adeguate prontamente alle richieste e la Paramount sarebbe in questo senso l’ultima di una lunga serie. Ma simbolicamente rilevante, considerato lo stretto legame da sempre esistente tra cinema e propaganda.

Anche il film del 1986, in effetti, aveva i tratti di uno strumento di propaganda: con il protagonista al centro del conflitto tra Stati Uniti e URSS. Negli stessi anni, Taiwan era nel pieno della transizione verso la democrazia e l’anno successivo furono consentiti per la prima volta viaggi verso il continente. Già da sette anni, però, gli Stati Uniti avevano riconosciuto la Repubblica Popolare Cinese, pur mantenendo relazioni con Taiwan. La giacca con la bandiera di Taiwan indossata da Tom Cruise era infatti, come spiegato nel corso del film, appartenuta al padre del protagonista e risalente al periodo tra il 1949 e il 1979 in cui la Repubblica di Cina (Taiwan) era ancora riconosciuta come unica autorità sull’intera Cina.

Nella girandola di parallelismi con l’epoca dell’uscita del primo film, anche i viaggi tra Cina e Taiwan, liberalizzati proprio in quegli anni, sono paradossalmente tornati al centro dell’attenzione internazionale in questi giorni, dopo l’annuncio di Pechino di bloccare l’emissione di permessi per i propri cittadini, ai quali non sarà più consentito di visitare Taiwan. Una mossa che potrebbe danneggiare enormemente l’economia taiwanese, ma che soprattutto testimonia le crescenti tensioni attraverso lo stretto, così come il nervosismo cinese conseguente alle proteste popolari in corso da settimane a Hong Kong.

Nei decenni successivi, con la fine della guerra fredda e del conflitto con Mosca, il film ha perso forza dal punto di vista geopolitico. Vivendo in compenso un’involontaria seconda giovinezza in ambito culturale grazie a un’interpretazione del regista Quentin Tarantino, che in un suo film sottolineava un presunto sottotesto omosessuale presente in Top Gun, ipotesi ripresa poi in numerose altre opere popolari, fino a rendere i protagonisti della pellicola quasi icone gay.

Con l’arrivo nelle sale del nuovo film, invece, gli autori sembrerebbero intenzionati a riportare al centro il contesto geopolitico. Secondo alcuni analisti, gli avversari del protagonista saranno con ogni probabilità rappresentati dall’aviazione iraniana, in linea con la politica estera del presidente USA.

Certo non sarebbero mancate le opportunità narrative anche nel conflitto con la Cina, per ora commerciale, ma con tensioni latenti sempre presenti nel Mare Cinese Meridionale. Negli ultimi anni, però, ottenere il favore del pubblico cinese è divenuto sempre più cruciale per Hollywood, fino a essere dirimente per il successo commerciale di un film. Abbastanza per decidere di autocensurarsi al fine di evitare complicazioni con le autorità di Pechino.

Una mossa che appare però in controtendenza rispetto a quella del governo americano, che ha da poco ospitato il presidente taiwanese a New York e siglato un accordo per forniture militari da oltre 2 miliardi di dollari. Con voci di un ulteriore lotto da 8 miliardi che, ironicamente, includerebbe anche caccia militari.

 

Crediti: L’immagine è un fotogramma tratto dal video TOP GUN 2: Maverick Trailer (2020) [#TopGun #Maverick #Trailer] KinoCheck International

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