27 settembre 2013

La minaccia del terrorismo in nord Africa

di Barbara Vaccani

La Rand Corporation, think tank statunitense, ha pubblicato nel mese di settembre un report dedicato alla minaccia rappresentata dal gruppo terroristico “Al-Qaeda in the Islamic Maghreb” (Aqim) nel nord Africa. A gennaio il Council on Foreign Relations aveva scritto di Aqim: «Mentre molti esperti suggeriscono che Aqim è la principale minaccia terroristica transnazionale in nord Africa, il rischio che rappresenta per l’Europa e gli Stati Uniti non è chiaro». Secondo gli autori dell’ analisi della Rand il dubbio sarebbe ora risolto: Aqim ha dimostrato di essere particolarmente adattabile e resistente alle operazioni di lotta al terrorismo, ma non dovrebbe essere in cima alle priorità della strategia americana in materia perché non sono né gli Stati Uniti, né l’Europa ad essere l’obiettivo delle operazioni di Aqim.

Aqim è formata da milizie della jihad sposata all’Islam salafita attive nel nord Africa e nel Sahel. Il gruppo rientra dal 2002 nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere compilata dal governo degli Stati Uniti e fa parte della più ampia rete di Al Qaeda. Ad Aqim furono in un primo momento collegati gli attentati di Bengasi dell’undici settembre 2012, che portarono alla morte dell’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens. Mokhtar Belmokhtar, ritenuto la mente dell’assalto dell’impianto di gas di In Amenas, in Algeria, era stato fino al 2012 responsabile dell’espansione e delle operazioni di Aqim verso il sud dell’Algeria e il confine con il Mali. L’attività di Aqim si è poi spinta fino al nord del Mali, grazie anche al lavoro di diffusione dell’organizzazione verso sud portata avanti da Belmokhtar. Aqim ha partecipato all’insurrezione scoppiata nel nord del Mali nel 2012 e poi sedata con l’intervento francese (l’operazione Serval) dopo il collasso del governo nazionale maliano.

Questi sono gli eventi che, tra il 2012 e il 2013, hanno fatto pensare che Al Qaeda, dopo il suo indebolimento in Afghanistan e Pakistan, avesse trovato un nuovo “santuario” nel nord dell’Africa e nel Sahel per poter riemergere di nuovo forte e continuare la jihad contro i governi non islamici. Il report della Rand corporation, però, presenta un’analisi diversa rispetto al ruolo di Aqim nella rete e nella guerra di Al Qaeda e afferma che l’affiliazione nordafricana ad Al Qaeda è sì pericolosa, ma per la sola regione del nord Africa, e che i suoi attacchi non sono significativi di un nuovo riemergere della minaccia terroristica di Al Qaeda su scala globale.

La differenza, nel riconoscere i reali interessi di Aqim e gli obiettivi prioritari dei suoi attacchi, permette di formulare strategie di lotta e contrasto al terrorismo più efficaci. «Chiaramente Aqim richiede una strategia politica da parte degli Stati Uniti e degli alleati» si legge nel documento, «ma le risorse indirizzate al problema devono essere bilanciate con le necessità della lotta al terrorismo su scala globale, l’impegno politico, economico e militare deve essere quindi adeguatamente proporzionato».

Secondo il report, gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi direttamente di Aqim solo nell’eventualità che questa diventi un pericolo imminente per la sicurezza nazionale statunitense. Allo stesso modo, l’uso offensivo di droni (aerei militari comandati a distanza usati in Pakistan e Yemen nella guerra al terrorismo) dovrebbe essere limitato a casi di questo tipo per evitare che i danni collaterali provocati dagli attacchi (come la morte di civili) suscitino nella popolazione ondate di sentimenti antiamericani che farebbero solo il gioco dei militanti islamici.

Le ragioni per cui Aqim non sarebbe per ora interessata ad attaccare fuori dal nord Africa e a perseguire la jihad a livello non locale ma globale sono di natura storica e logistica. Le origini di questo gruppo terroristico derivano dalla guerriglia del Gia (Groupe Islamique Armé) che negli anni novanta combatteva il regime laico algerino. Sul finire degli anni novanta, il Gia aveva perso il supporto della popolazione a causa della brutalità e della violenza con cui il gruppo portava avanti la propria causa. Nel 1998 nacque così il Gspc (Group Salafiste pour la Prédication et le Combat) che aveva lo stesso obiettivo del Gia ma ripudiava l’uccisione indiscriminata di civili.

L’affiliazione con Al Qaeda e l’adesione alla jihad mondiale arrivò solo nel 2007 e fu, come lo definisce la Rand, un matrimonio di convenienza. Per Al Qaeda si trattava di espandersi in un altro continente, avere nuove risorse finanziarie e cercare di attrarre le operazioni di lotta al terrorismo statunitense lontano dal Pakistan. Per il Gspc, poi Aqim, era l’occasione per acquisire notorietà e incutere più timore grazie all’associazione con Al Qaeda, oltreché di guadagnare il supporto di nuove armi e uomini per poter fronteggiare il governo algerino, che rimaneva il suo primo nemico, e stabilire un califfato islamico governato dalla shari’a nella regione del Maghreb e del Sahel. Oltre che a mancare un interesse primario ad attaccare direttamente gli Stati Uniti o l’Europa, ad Aqim mancherebbero anche le risorse umane e tecnologiche per pianificare e compiere un’operazione del genere.


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