14 marzo 2020

Le azioni della Commissione UE sul Coronavirus: «Pronti ad aiutare l’Italia»

 

Non sarà stato il “whatever it takes” di Mario Draghi del 2012, ma quel «siamo pronti ad aiutare l’Italia con tutto ciò di cui ha bisogno» pronunciato venerdì da Ursula von der Leyen ha avuto l’effetto di rassicurare mercati, governi e cittadini sul fatto che la Commissione UE non intende abbandonare i Paesi europei davanti all’epidemia di Coronavirus.

Dopo gli sforzi messi in campo negli ultimi giorni dalle istituzioni comunitarie, giovedì erano bastate poche parole pronunciate da Christine Lagarde per scatenare il panico delle borse e mandare in fumo in poche ore decine di milioni di euro. La frase «non siamo qui per ridurre gli spread, non è la funzione della BCE» detta da chi ha il compito di alzare muri a difesa dell’economia europea è suonata alle orecchie degli investitori come l’allarme “abbandonate la nave!” prima che il Titanic si inabissi.

In una mossa senza precedenti, il giorno dopo la nefasta conferenza stampa di Lagarde, il capo economista della BCE Philip Lane è stato costretto a rettificare le parole della sua presidente dicendo che la Banca centrale è pronta ad agire contro gli spread elevati. A mettere sul tavolo il carico da 90, però, ci ha pensato la Commissione europea con un pacchetto di misure economiche senza precedenti che comprende anche la possibilità di sospendere le regole del Patto di stabilità e crescita.

 

Il bazooka della Commissione europea

L’epidemia di Coronavirus sembra aver convinto anche i falchi più rigoristi che bisogna ormai lasciarci alle spalle l’era dell’austerità. Anche perché già da qualche mese, ben prima che Covid-19 s’imponesse sull’agenda politica, i dati economici registravano un rallentamento preoccupante della locomotiva tedesca che avrebbe potuto trascinare l’Unione in un’altra crisi economica.

Le parole d’ordine impartite da Bruxelles diventano quindi “solidarietà” e massima disponibilità verso i Paesi in difficoltà. In una settimana la Commissione ha messo a punto un pacchetto di misure che vanno dagli aiuti di Stato al Patto di stabilità, passando per il sostegno al settore dell’aviazione e alle banche. L’idea di fondo è allargare o, di fatto, sospendere le regole in diversi campi per permettere alle capitali di mettere in atto interventi straordinari come il salvataggio di una compagnia aerea in difficoltà. La commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha assicurato di essere pronta a dare luce verde a eventuali misure nazionali sugli aiuti di Stato anche in 24 ore.

È stato poi chiarito ed esteso il concetto di “flessibilità” all’interno del Patto di stabilità e crescita, permettendo ai governi di scomputare dal calcolo del deficit tutte le spese legate all’emergenza Coronavirus. Non solo, l’esecutivo comunitario ha predisposto anche una rete di emergenza supplementare: l’attivazione della clausola di salvaguardia anticrisi contenuta nel Patto stesso che sospende gli aggiustamenti di bilancio raccomandati dal Consiglio in caso di recessione severa della zona euro o della UE.

Gli altri punti principali del piano d’emergenza di von der Leyen sono una normativa per garantire che le banche abbiano sufficiente liquidità e un aiuto al settore dei trasporti. Dopo le centinaia di voli cancellati negli ultimi giorni, la Commissione ha deciso di sospendere il regolamento europeo sugli slot negli aeroporti fino a giugno. Questo consente alle compagnie aeree di non perdere “posti” all’interno degli scali europei, assegnati sulla base dei voli effettuati nella stagione precedente, e di mettere fine anche al fenomeno dei cosiddetti “voli fantasma”. Seguendo il principio “usa lo slot o lo perdi”, infatti, le compagnie erano costrette in queste settimane a far decollare gli aerei anche se praticamente vuoti.

 

Il fondo sul Coronavirus non è un vero fondo

Dopo gli annunci di inizio settimana che hanno generato una certa confusione, non ha raccolto particolare entusiasmo invece l’iniziativa europea da 37 miliardi per rispondere alla crisi del Coronavirus. Martedì von der Leyen aveva parlato di un “fondo” da 25 miliardi, che in pochi giorni si è rivelato non essere un fondo vero e proprio ma un meccanismo da 37 miliardi che non porta alcuna risorsa aggiuntiva nelle casse dei Paesi. In realtà si tratta di un esercizio di riprogrammazione dei fondi strutturali europei, a cui si aggiunge un’iniezione di liquidità dovuta al fatto che l’esecutivo non chiederà ai governi di restituire i prefinanziamenti non spesi nel 2019. Soldi che, alla fine del periodo di programmazione (dal 2023 in poi), in un modo o nell’altro sarebbero comunque tornati nelle casse dei governi.

Una mossa simbolicamente importante è invece la proposta d’inserire anche la risposta alle crisi sanitarie fra i motivi per i quali è possibile attivare il Fondo UE di solidarietà, finora riservato alle catastrofi naturali. Per il 2020 sono disponibili oltre 800 milioni, non molti se saranno distribuiti fra i Paesi più colpiti che ne faranno richiesta, ma il messaggio politico è chiaro: serve maggiore “solidarietà”.

 

Ora tocca ai Paesi

I rappresentanti delle istituzioni europee lo hanno ripetuto in tutti i modi, e le numerose riunioni in videoconferenza dei ministri europei competenti per diversi settori sono lì a testimoniarlo: serve maggiore coordinamento in Europa. La chiusura totale delle frontiere nel mercato interno non serve, le misure devono essere proporzionate e bisogna garantire la circolazione delle merci per non aggravare ulteriormente la crisi. Nessun bando all’export di materiale protettivo, come le mascherine, può quindi essere tollerato. Il messaggio di Bruxelles è stato inviato a più riprese ai governi che ora dovranno dimostrare se la solidarietà può iscriversi a giusto titolo fra i valori fondanti dell’UE. Oppure se, proprio quando ce n’è più bisogno, saranno gli egoismi nazionali a prevalere aggiungendo l’ennesima crepa alla già fragile casa dell’Unione Europea.

 

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Immagine: Giuseppe Conte e Ursula von der Leyen, Bruxelles, Belgio (4 febbraio 2020). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com 

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