28 marzo 2017

Le tappe della Brexit: cosa prevede l’articolo 50

Dopo una prima fase complessa – l’Alta corte prima e la Corte suprema poi hanno infatti riconosciuto la necessità di un voto parlamentare sul tema – il governo di Londra si prepara a invocare l’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea (TUE), così da avviare formalmente l’iter per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, in conformità con quanto sancito dal referendum dello scorso 23 giugno. Sotto il profilo testuale, l’articolo 50 – introdotto con il Trattato di Lisbona del 2009 e finora mai utilizzato – si struttura in 5 paragrafi. Il primo, molto semplicemente, riconosce che ciascuno Stato membro può decidere di recedere dall’Unione Europea, in conformità con le proprie norme costituzionali. Le successive parti dell’articolo definiscono più dettagliatamente la procedura vera e propria: in primis, il paragrafo 2 prevede che lo Stato interessato notifichi la propria intenzione al Consiglio europeo; ciò che, dunque, il primo ministro britannico Theresa May farà il 29 marzo inviando una lettera al presidente di tale istituzione Donald Tusk. Sotto il profilo dei tempi, perfettamente in linea con quanto Downing Street aveva originariamente indicato. Dopo questo passaggio formale, iniziano i negoziati: qui, il paragrafo 2 puntualizza che – alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo – l’UE «negozia e conclude» con lo Stato interessato «un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione». A ben guardare, in tale passaggio sono ravvisabili alcuni aspetti interessanti: come infatti ha rilevato in un suo studio il Dipartimento tematico Diritti dei cittadini e Affari costituzionali del Parlamento europeo, la lettera del trattato non sembra mettere in discussione che le modalità di recesso e i futuri rapporti tra Stato recedente e Unione debbano essere disciplinati in accordi separati, ma prevedendo comunque che di tali rapporti si debba “tenere conto” nei negoziati sul recesso, la discussione si fa più articolata. Qui infatti accanto al diritto compare prepotentemente la politica, perché il nodo delle future relazioni tra Regno Unito e UE – con il dibattito che si è sviluppato attorno a concetti come hard Brexit e soft Brexit – è inevitabilmente politico. Ad ogni modo – come osserva il citato studio – quanto più chiari saranno gli scenari sui rapporti futuri, tanto più agevoli saranno le trattative. L’accordo – afferma l’articolo 50 – sarà negoziato in base all’articolo 218 paragrafo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE): è dunque al Consiglio UE che spetta l’autorizzazione dell’avvio dei negoziati e l’elaborazione delle direttive di negoziato; esso, inoltre, designerà la Commissione come negoziatore dell’Unione. L’accordo con il Regno Unito sarà poi concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibererà a maggioranza qualificata (72% degli Stati membri che rappresentino il 65% della popolazione dell’Unione) previa approvazione del Parlamento europeo. Secondo quanto stabilito dal paragrafo 3 dell’articolo 50, i trattati cesseranno di essere applicabili allo Stato interessato una volta raggiunto l’accordo di recesso, oppure – in mancanza di tale intesa – a due anni dall’invio della notifica, a meno che il Consiglio europeo, d’accordo con lo Stato recedente, non decida all’unanimità di prorogare tale termine. Eventualità quest’ultima che, in virtù della complessità dei negoziati, gli analisti ritengono possibile. Fino a quando il processo non sarà ultimato, il Regno Unito continuerà a essere vincolato dagli obblighi derivanti dalla sua partecipazione all’Unione. Ai sensi del paragrafo 4 poi, il rappresentante dello Stato recedente presso il Consiglio europeo e il Consiglio UE non parteciperà né alle decisioni né alle deliberazioni che riguardano lo Stato stesso. Infine, il quinto paragrafo prevede che lo Stato recedente possa chiedere di aderire nuovamente all’Unione seguendo l’ordinaria procedura prevista dall’articolo 49 del TUE. Questi, dunque, i contenuti dell’articolo 50 sotto il profilo testuale. L’UE esplora tuttavia un territorio ignoto, mancando qualsiasi precedente di recesso di uno Stato dall’Unione. Tanti sono, quindi, i punti ancora da chiarire, anche perché nei negoziati sarà la politica ad avere un peso fondamentale.


0