11 settembre 2019

Linea politica e scelte controverse della nuova Commissione europea

di Matteo Miglietta

Al momento l’unica certezza è che quella guidata da Ursula von der Leyen sarà la Commissione europea più “rosa” della storia. Ben 13 donne, compresa la presidente eletta, fanno parte della squadra di 27 commissari che per i prossimi cinque anni guideranno le politiche dell’Unione Europea (UE). Eurodeputati permettendo. Per essere confermati nel loro ruolo, infatti, tutti dovranno prima passare dalle forche caudine delle commissioni parlamentari competenti e c’è già chi è pronto a scommettere che alcuni non riusciranno a uscirne indenni.

 

Scelte controverse

Fra i portafogli più controversi c’è quello alle politiche di vicinato e di allargamento dell’UE, assegnato all’ungherese László Trócsányi, compagno di partito del premier Viktor Orbán. Nelle intenzioni della presidente eletta, l’ex ministro della Giustizia diventato eurodeputato nel maggio scorso, dovrà occuparsi dei rapporti con i Paesi dei Balcani occidentali. Gli stessi Balcani da cui il suo Paese di origine ha voluto separarsi attraverso una lunga barriera di filo spinato per impedire il passaggio dei migranti provenienti dal Medio Oriente. Il nome di Trócsányi rischia di essere il primo a saltare una volta che gli eurodeputati saranno chiamati ad approvarne la nomina.

Molti osservatori avevano già lanciato l’allarme su un possibile futuro raffreddamento dei rapporti fra l’UE e i vicini Balcani quando il Consiglio europeo ha scelto lo spagnolo Josep Borrell come alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza. La Spagna è infatti uno dei pochi Paesi europei a non riconoscere l’esistenza del Kosovo e Borrell si è distinto negli anni anche per le sue posizioni fortemente anti-indipendentiste sulla questione catalana. Il timore è che l’offuscamento della prospettiva europea possa spingere alcuni Paesi balcanici ad avvicinarsi di più alla Russia, aumentando così le tensioni nella regione.

Una scelta certamente infelice è stata anche l’assegnazione al greco Margaritis Schinas della vicepresidenza con il compito di “proteggere lo stile di vita europeo”. Schinas, che da ex portavoce del presidente uscente Jean-Claude Juncker dovrebbe essere il più esperto dei 27 nel campo della comunicazione, sarà responsabile di coordinare il lavoro sulle politiche migratorie e la sicurezza. In molti non hanno mancato di sottolineare che, proprio dal punto di vista comunicativo, l’associazione di tali dossier al tema della “protezione” degli europei ricorda la retorica dei partiti sovranisti da cui popolari, socialisti e liberali hanno sempre detto di volersi distinguere.

A mettere i bastoni fra le ruote della presidente eletta potrebbero esserci poi delle indagini giudiziarie contro alcuni futuri componenti dell’esecutivo. Il membro della Corte dei conti europea e commissario in pectore per l’Agricoltura, il polacco Janusz Wojciechowski, rischia di non passare l’esame del Parlamento UE a causa di un’indagine dell’Ufficio europeo antifrode (OLAF, Office européen de lutte anti-fraude) per alcuni rimborsi di spese di viaggio. Contro la prossima commissaria al Mercato interno, la francese Sylvie Goulard, potrebbe abbattersi, invece, come una scure la vicenda dei presunti falsi impieghi al partito di centro MoDem (Mouvement Démocrate), che nel 2017 l’ha spinta a dimettersi da ministro della Difesa.

 

La linea politica

Messe da parte le singole vicende legate ai commissari, quella di von der Leyen appare come una Commissione costruita cercando di spingere il cuore oltre l’ostacolo su temi meno divisivi per l’opinione pubblica, come l’innovazione digitale e la lotta ai cambiamenti climatici, ma con il freno tirato su argomenti più controversi come l’economia e la politica internazionale. La presidente eletta ha sottolineato più volte il ruolo di primo piano assegnato al vicepresidente esecutivo Frans Timmermans, che coordinerà le attività per presentare nei primi cento giorni del nuovo mandato un “Patto verde” europeo (Green deal) per rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

A coordinare l’agenda digitale sarà invece la rappresentante dell’altro partito azionista di maggioranza di questa Commissione, la liberale Margrethe Vestager. Ultimo pilastro della politica di von der Leyen, rappresentato plasticamente nella figura del popolare Valdis Dombrovskis, terzo vicepresidente esecutivo, sono le politiche economiche. La presidente tedesca ha voluto confermare nel suo ruolo di primo responsabile dei conti UE l’austero politico lettone, a cui dovrà fare riferimento anche il commissario con delega all’Economia Paolo Gentiloni. Viene così riproposto il tandem socialisti-popolari che, nel duo Moscovici-Dombrovskis, ha tenuto finora i fili delle politiche economiche del team Juncker.

Le regole del gioco le aveva già ribadite il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, e non ha mancato di ripeterle anche von der Leyen in conferenza stampa: i limiti del Patto di stabilità e crescita «sono chiari, all’interno di queste regole affronteremo le diverse opzioni e problemi che dobbiamo discutere». I margini di manovra che avrà a disposizione Gentiloni sembrano risicati e il primo banco di prova si avrà già fra qualche mese, quando dovrà rapportarsi con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per discutere la manovra italiana. E forse non sarà dispiaciuto proprio a Gentiloni scoprire di avere il falco Dombrovskis come vicepresidente di riferimento, così da non dover firmare da solo le lettere di richiamo all’ordine che, prima o poi, verranno inviate a Roma. Cambiare tutto perché tutto resti come prima, direbbe Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nulla di nuovo sotto il sole di Bruxelles.

 

Immagine: Ursula von der Leyen (10 giugno 2019). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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