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14 novembre 2017

Macron in Medio Oriente

di Stefano Carpentieri

Il primo viaggio del presidente Emmanuel Macron in Medio Oriente difficilmente sarebbe potuto capitare in un momento più complesso. Motivo ufficiale del viaggio era l’inaugurazione, ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, di una nuova sede del museo del Louvre. Un’inaugurazione che porta a compimento il progetto di esportazione del marchio francese iniziato da Jacques Chirac nel 2007 e che, oltre a riqualificare le relazioni con uno dei principali partner commerciali della Francia in Medio Oriente, cerca di lanciare anche un messaggio di tolleranza e apertura, due sentimenti che recentemente sembrano ispirare poco le relazioni tra i Paesi della mezzaluna fertile.

Numerosi sono i dossier “caldi” sui quali l’Eliseo dimostra di avere posizioni diverse da quelle degli Emirati. La Francia, infatti, si è sin dall’inizio opposta a un’evoluzione armata del conflitto in Yemen, nel quale sono ampiamente coinvolti gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita. Lo stesso si può dire per la crisi tra il Qatar e i suoi vicini, rispetto alla quale il presidente francese ha manifestato vicinanza all’emiro qatariano Tamim bin Hamad Al-Thani, che ha ricevuto alla fine dell’estate, e ha chiesto «la rimozione di tutte le misure di embargo al Qatar che colpiscono la popolazione» e che sono state promosse proprio dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita. Il colpo più duro alle relazioni franco-arabe è stato però dato dall’annuncio fatto dall’Eliseo di una prossima visita di Macron a Teheran, la prima di un presidente francese in Iran dal 1971.

Si tratta di un viaggio che è stato annunciato in un momento carico di tensione tra i Paesi del Golfo e l’Iran. Proprio il 4 novembre scorso, infatti, un missile partito da una base sciita in Yemen è stato abbattuto dalla contraerea saudita nei pressi dell’aeroporto di Riyad. Per i sauditi si tratterebbe di una vera e propria dichiarazione di guerra da parte di Teheran, che da tempo sostiene i ribelli sciiti in Yemen ed è stata a più riprese accusata di fornire armi di contrabbando alle forze che si oppongono all’esercito sunnita.

Senza addentrarsi nell’analisi di ogni singola ragione di conflitto, è facile osservare una crescita delle tensioni nell’area del Golfo Persico. In questo contesto Macron vorrebbe proporsi come mediatore e pacificatore; un compito estremamente arduo considerando i grandi interessi economici in gioco. Gli Emirati Arabi Uniti sono infatti il secondo partner commerciale della Francia nella regione del Golfo, con circa 4,7 miliardi di euro di scambi nel 2016, tra cui si contano gli ordinativi di jet fatti dalla Emirates e i beni di lusso francesi di cui i ricchi sceicchi sono appassionati. Ma le relazioni tra i due Paesi non sono solo commerciali. Negli Emirati è infatti situata l’unica base militare francese permanente al di fuori del territorio nazionale e del continente africano, la base di Al-Dhafra, a sud di Abu Dhabi, dove sono stanziati circa 700 militari, da dove partono i bombardieri Rafale che colpiscono le posizioni dello Stato islamico e che permette alla Francia di mantenere un avamposto nella strategica area del Golfo e verso il Nord dell’Oceano Indiano.

Proprio per questo Macron, a conclusione della sua visita negli Emirati Arabi Uniti il 9 pomeriggio, ha annunciato a sorpresa una sosta in Arabia Saudita e un incontro con l’uomo forte del panorama politico saudita: il giovane principe ereditario Mohammed bin Salman. Una visita che è stata senza dubbio dettata dai recenti cambiamenti di potere in Arabia Saudita, dove negli ultimi giorni, con l’accusa di corruzione, sono stati arrestati più di 200 personaggi di spicco del panorama politico locale ed esponenti delle più ricche famiglie del regno wahhabita, e dall’accrescersi delle tensioni con il Libano scatenate dalle parole del primo ministro libanese Saad Hariri il quale, dopo una precipitosa partenza per l’Arabia Saudita, è comparso sul canale saudita Al Arabiya annunciando le sue dimissioni.

Macron si è quindi imposto in questo complesso panorama con una visita lampo, a seguito della quale ha condannato il lancio missilistico verso la capitale saudita, ma allo stesso tempo ha ribadito «l’importanza che la Francia attribuisce alla stabilità, sicurezza, sovranità e integrità del Libano» e ha anche sottolineato l’importanza dell’accordo sul nucleare iraniano preso nel 2015. Dopo la messa in discussione dell’accordo da parte degli Stati Uniti (il presidente Donald Trump lo ha definito «il peggiore accordo nella storia degli Stati Uniti») e dell’Arabia Saudita, Emmanuel Macron propone di continuare il dialogo basandolo su «due pilastri, un negoziato sul programma balistico iraniano, con delle sanzioni ovemai necessarie, e una discussione strategica che inquadri l’influenza iraniana nella regione».

 

Crediti immagine: Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock.com


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