8 giugno 2020

Mali, la pacificazione è ancora lontana

Florence Parly, ministra francese delle Forze armate, ha annunciato, tramite Twitter, l’uccisione di Abdelmalek Droukdel, considerato il leader di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQMI), avvenuta mercoledì 3 giugno nel Nord del Mali per opera delle forze speciali francesi. L’operazione militare, definita da Parly «un grande successo», ha causato la morte di alcuni miliziani che si trovavano con Droukdel; le forze speciali francesi hanno agito con il supporto di elicotteri e secondo alcune fonti si sono avvalse della collaborazione in termini di intelligence degli Stati Uniti.

Abdelmalek Droukdel aveva un ruolo di assoluto rilievo nella galassia delle formazioni jihadiste attive dell’area e i francesi gli davano la caccia da diverso tempo. Droukdel era algerino, aveva da poco compiuto 50 anni, con alle spalle una lunga militanza nei gruppi armati islamisti: prima in Afghanistan, in seguito nella guerra civile algerina, in cui aveva militato all’interno del Gruppo islamico armato (GIA, Groupe Islamique Armé) e poi nel Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (GSPC, Groupe Salafiste pour la Prédication et le Combat) di cui era divenuto il principale leader nel 2004. È lui quindi a guidare l’adesione del gruppo ad al-Qaida e a determinare la nascita di AQMI, un’organizzazione che ha svolto in questi anni un ruolo importante in Mali e nei Paesi limitrofi.

Naturalmente il colpo subito da AQMI è molto importante, ma la pacificazione dell’area resta un obiettivo ancora lontano. Nella regione si intrecciano conflitti interetnici e insorgenza islamista, creando un clima di grande insicurezza che coinvolge le popolazioni civili. Gli scontri fra i Fulani, pastori nomadi di religione islamica, e Dogon, popolazione stanziale di agricoltori e cacciatori, legata alla tradizione animista, si sono intensificati negli ultimi anni; il conflitto si fonda su radici economiche relative all’utilizzo del suolo, intrecciate però con motivazioni religiose, politiche e culturali.

Sabato 6 giugno è stata diffusa la notizia di un ennesimo attacco alla popolazione civile di un villaggio, che ha causato la morte di almeno 26 persone. Si tratta del villaggio di Binedama, di etnia Fulani, nella regione di Mopti; ad attaccarlo una formazione militare provvista di mezzi di trasporto che ha infierito sulla popolazione civile, uccidendo anche una bambina di 9 anni e incendiando molte abitazioni. Non è accertata la matrice della strage, ma molto probabilmente va inserita all’interno dei contrasti interetnici che dilaniano l’area; a maggio erano stati attaccati dei villaggi dell’etnia Dogon, causando complessivamente 27 morti. Lo scontro interetnico è incrementato dalle accuse rivolte dalle etnie rivali ai Fulani di sostenere il fondamentalismo islamico, mentre i Fulani dal loro canto denunciano un atteggiamento a loro sfavorevole da parte del governo e dell’esercito. 

 

Immagine: Donne Fulani, Mali (12 giugno 2008). Crediti: Ferdinand Reus, attraverso www.flickr.com

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