26 aprile 2018

Migliorano le relazioni tra Cina e India

Le relazioni tra le due nazioni più popolose della terra, India e Cina, stanno migliorando, dopo che negli ultimi mesi avevano raggiunto un livello preoccupante di tensione.

I contrasti sono in parte storici, dovuti cioè a dispute territoriali che si protraggono da decenni: in primo luogo, l’Aksai Qin, una zona quasi disabitata di 37.000 km2, che gli indiani rivendicano e considerano una parte del Kashmir. I cinesi ne detengono la sovranità e la considerano un’area strategica per collegare il Tibet e la provincia dello Xinjiang. La seconda disputa, invece, riguarda la regione collinare di Arunachal Pradesh, abitata da poco più di un milione di abitanti su un’estensione di 84.000 km2. L’Arunachal Pradesh fa parte dell’India ed è invece rivendicato dai cinesi, che lo chiamano infatti Zangnan, cioè Tibet meridionale.

Un altro contrasto si è sviluppato nell’area di Doklam, situata tra il Tibet, l’India e il Bhutan. La disputa è iniziata nel giugno 2017 quando il governo cinese ha accusato le guardie di frontiera indiane di avere oltrepassato il confine nel tentativo di impedire la costruzione di una nuova strada; la situazione ha rischiato di degenerare prima che il buon senso suggerisse un passo indietro ai due eserciti.

La portata di queste dispute territoriali è ovviamente ingigantita dalla retorica nazionalista, da cui i leader delle due grandi nazioni non sono certo esenti. Il contrasto nasconde in realtà la lotta per l’egemonia continentale, acuita dalla diffidenza dell’India per la crescente influenza economica della Cina. Pechino sta coinvolgendo molti Paesi asiatici, africani ed europei nel progetto Belt and Road, che prevede la costruzione di infrastrutture e l’apertura di nuove vie di comunicazione per il commercio. L’India non ha aderito all’iniziativa e in qualche modo la contrasta, ma questa strategia oppositiva non le ha portato grandi risultati e rischia di trovarsi isolata nella grande partita che si svolge in Asia, dove agiscono in maniera importante anche Stati Uniti e Russia.

Da qui un’apertura di dialogo, che si è manifestata con dichiarazioni distensive e con il viaggio in Cina, il 24 aprile, dei ministri indiani degli Esteri e della Difesa, che hanno preparato la visita del premier Narendra Modi. Un incontro informale di svolgerà tra Modi e Xi Jinping alla fine di aprile nella città di Wuhan, nella Cina centrale. 

L’annuncio di questo appuntamento ha colto di sorpresa gli osservatori, in quanto Modi si recherà in visita ufficiale in Cina di nuovo in giugno, in occasione del vertice annuale dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO, Shanghai Cooperation Organization), che comprende, oltre a India e Cina, anche Russia, Pakistan, Kazakhistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. L’Organizzazione si occupa di sicurezza, di lotta al terrorismo, di protezione delle frontiere e dell’integrità territoriale delle nazioni partecipanti. La SCO può essere quindi un luogo di concertazione e superamento dei contrasti ed è significativo che l’anno scorso sia stata ratificata la partecipazione all’Organizzazione proprio dell’India e del Pakistan; è probabile peraltro che durante il vertice di giugno, che si svolgerà nella città di Qingdao, Xi Jinping e Modi colgano l’occasione per un altro incontro bilaterale informale. Un sintomo della distensione in atto sono stati anche i limiti imposti dalle autorità indiane alle attività del Dalai Lama, che finora aveva goduto di piena agibilità politica nel territorio indiano. Un segnale che Pechino avrà sicuramente apprezzato.

Crediti immagine: Kremlin.ru [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], via Wikimedia Commons


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