09 ottobre 2012

Nel Caucaso riemerge la questione del Nagorno-Karabakh

Il Caucaso è tornato a essere a essere un’area fortemente a rischio: i conflitti locali sono acuiti dal confronto fra le grandi potenze, Stati Uniti e Russia in particolare, e dalla contesa per gli approvvigionamenti energetici. In questo contesto lo strano caso di Ramil Safarov non facilita la distensione. Nel 2004, Safarov, tenente dell’esercito azero, ha ucciso nel sonno, a colpi di ascia, il tenente armeno Margaryan, mentre entrambi frequentavano in Ungheria un corso di inglese, organizzato dalla Nato. I tribunali ungheresi lo hanno condannato all’ergastolo. Il 31 agosto 2012 Safarov è stato estradato in Azerbaigian, in seguito ad accordi tra le autorità ungheresi e quelle azere che prevedevano che finisse di scontare la sua pena in patria. Invece il presidente azero Aliyev gli ha concesso immediatamente la grazia; Safarov, considerato in Armenia un assassino accecato dall’odio contro gli armeni, è stato acclamato in Azerbaigian come un eroe nazionale. L’episodio non può che incrementare le tensioni tra le due nazioni mai del tutto normalizzate dopo la guerra del 1992-94, anche a causa dell’irrisolta questione del Nagorno-Karabakh. In questa regione che formalmente appartiene all’Azerbaigian, gli armeni sono la maggioranza della popolazione e il 6 gennaio 1992 hanno proclamato l’indipendenza e la nascita della Repubblica del Nagorno-Karabakh. L’indipendenza, che viene esercitata de facto, non è stata però mai riconosciuta a livello internazionale; lo status quo nato dalla tregua del 1994 si posa dunque su fragili basi ed è soggetto a continue violazioni e incrinato da frequenti scontri. L’affaire Safarov rischia di provocare nuove tensioni; ma è l’importanza strategica del Caucaso Meridionale a far ipotizzare il rischio di un conflitto dirompente. La spregiudicata politica estera dell’Azerbaigian si gioca su molteplici fronti e può apparire per certi versi contraddittoria, per un Paese che è a maggioranza sciita; alleanza con gli Stati Uniti, collaborazione militare con Israele, scontro con l’Armenia, ma tentativo di non inimicarsi del tutto i potenti vicini, la Russia e l’Iran. L’instabilità politica che si è inaugurata in Georgia con la vittoria delle opposizioni nelle elezioni parlamentari  rende più preziosa la posizione dell’Azerbaigian agli occhi dell’Occidente, con buona pace delle organizzazioni dei diritti umani.


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