17 gennaio 2018

Nigeria senza pace

La Nigeria è il Paese più popoloso del continente africano, l’economia più fiorente, una meta turistica ambita, ma sulla ribalta internazionale viene ricordata soprattutto per la guerriglia sanguinosa del gruppo fondamentalista Boko Haram, che da quasi un decennio imperversa nel Nord del Paese. Gli attacchi terroristici di Boko Haram hanno causato un numero ingente di vittime, 733 le persone che hanno perso la vita nel 2017, soprattutto attraverso attentati suicidi. Un aspetto inquietante è che a realizzare gli attentati sono spesso minorenni, per lo più ragazze. Questa azione devastante ha spinto più di due milioni e mezzo di cittadini ad abbandonare le proprie case, causando una crisi umanitaria di cui le prime vittime sono i bambini.

Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, da un lato rilascia dichiarazioni rassicuranti (Boko Haram è stato tecnicamente sconfitto) dall’altro promuove una nuova offensiva. L’esercito ha sostituito nel dicembre 2017 al comando delle operazioni contro i fondamentalisti il generale Ibrahim Attahiru con il generale Rogers Nicholas, nel tentativo di dare maggior vigore all’azione militare ma anche di limitare gli abusi e le irregolarità commessi dall’esercito stesso.

Arresti arbitrari, repressione di manifestazioni pacifiche, esecuzioni da anni sono stati segnalati da organizzazioni umanitarie come Amnesty International; le irregolarità e gli abusi hanno scavato un solco tra una parte della popolazione e le autorità. Le autorità nigeriane promettono adesso una maggiore attenzione e più severità nella repressione degli abusi, cercando di creare un maggiore consenso intorno allo Stato e di isolare i fondamentalisti. Tra le proposte valutate dalle autorità nigeriane anche quella di costituire alcune città blindate dove raccogliere le persone in fuga dalle regioni rurali. Una scelta radicale e densa di difficoltà, che sembra un’ammissione di incapacità di controllo del territorio, che stona un po’ con alcune dichiarazioni trionfalistiche. 


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