24 ottobre 2016

Non solo estrema destra. La Le Pen e i suoi elettori

di Stefano Carpentieri

Tornano prepotentemente in Europa sentimenti nazionalistici che erano stati banditi all’indomani della seconda guerra mondiale. L’onda lunga della crisi economica del 2008, i ripetuti attentati terroristici degli ultimi anni, l’aumento esponenziale dei flussi migratori dai Paesi dell’Africa e dal Medio Oriente assieme all’incapacità dei partiti maggioritari di risolvere i conflitti sociali hanno facilitato un processo che, più che a un ritorno al passato, fa pensare a un’evoluzione di quel nazionalismo che non è mai del tutto scomparso. Lampante è l’esempio francese del Fronte Nazionale.  

Il partito, fondato all’inizio degli anni Settanta, tra gli altri, da Jean-Marie Le Pen, e attualmente guidato dalla figlia, Marine Le Pen, è riuscito negli ultimi dieci anni a passare da gruppuscolo politico di estrema destra a terzo partito di Francia, destabilizzando lo storico bipartitismo presente nel quadrilatero.

Questa crescita esponenziale è principalmente dovuta all’opera di “dediabolizzazione” iniziata da Marine Le Pen nel 2003. Con quest’espressione si indica l’allontanamento di una parte dei quadri frontisti dalle polemiche causate dai comportamenti apertamente antisemiti di Jean-Marie, e una continua appropriazione degli spazi mediatici attraverso un gioco di amore e odio nei confronti dei mass-media.

Siamo lontani dagli anni Settanta, quando la “strategia di Fronte nazionale” veniva teorizzata dallo storico negazionista François Duprat e Jean-Marie Le Pen sceglieva come emblema la fiamma tricolore del nostro Movimento Sociale Italiano.

Dopo anni trascorsi come partito minoritario, il ricambio generazionale è avvenuto lentamente ma inesorabilmente, al punto che nel gennaio del 2011 Marine è stata scelta per guidare il partito relegando il padre nella posizione di presidente onorario. In una Francia dove l’accesso ai partiti politici è estremamente gerarchizzato, il Fronte ha cercato di sedurre le nuove generazioni aprendo loro una carriera politica e assumendo posizioni più progressiste. Si è venuto a creare un netto contrasto tra i sostenitori della vecchia guardia e la “generazione Blue Marine”, più aperta alle evoluzioni della società contemporanea (al punto da permettere a Florian Philippot di diventare vicepresidente del partito con delega alle strategie di comunicazione nonostante la sua dichiarata omosessualità). Il 3 ottobre 2013 Marine Le Pen ha dichiarato di essere pronta a perseguire legalmente tutti coloro che avessero continuato ad attribuire al suo partito l’etichetta di “estrema destra”; la dediabolizzazione è giunta all’apice nel 2014 con l’allontanamento di tutti gli elementi contrari alla nuova linea del partito.

Grazie a questi cambiamenti e aperture, il Fronte Nazionale è riuscito a diventare il primo partito alle elezioni per il Parlamento Europeo, posizionandosi davanti al Partito socialista e all’Unione di destra (UMP). Certo, le elezioni per il Parlamento Europeo vedono un’affluenza alle urne estremamente bassa, ma ciò non toglie che i fedeli del Fronte si siano dimostrati i più attivi e i più presenti nel panorama politico.

La riprova della presenza di uno zoccolo duro di sostenitori del FN si è avuta durante le regionali del 2015. A queste elezioni il Fronte si è presentato come un partito rinnovato (Jean-Marie stesso è stato espulso per aver mantenuto le sue posizioni sulle camere a gas e sul ruolo del maresciallo Petain) che è riuscito ad ottenere una forte maggioranza al primo turno in diverse regioni francesi, in particolare in quelle più colpite dalla disoccupazione e con una presenza considerevole di immigranti. Al secondo turno, però, la partecipazione massiccia degli elettori al voto e l’accordo tra i partiti maggioritari hanno sancito la totale sconfitta del Fronte.

Ma chi sono esattamente questi fedelissimi che partecipano indefessamente a ogni elezione garantendo a Marine le Pen un sostegno più stabile rispetto a quello degli altri partiti?

Già nel 2013 Pascal Perrineau, politologo specializzato nella sociologia elettorale e all’epoca direttore del Centro di ricerche politiche di Sciences Po (CEVIPOF), parlava del risveglio di un elettorato frontista “dormiente”, ossia di quelle fasce della popolazione che storicamente avevano delle simpatie per i programmi nazionalisti del FN; si tratta soprattutto degli operai meno qualificati e del proletariato urbano, che si identificano nel credo cattolico e che si considerano come i “perdenti della mondializzazione”. A questi si aggiungono i contadini delle aree rurali, che subiscono gli effetti dei regolamenti europei sulla produzione e le condizioni svantaggiose imposte dalla grande distribuzione, produttori che vivono da anni di sovvenzioni statali e spesso lavorano in perdita. È questo il primo zoccolo duro del Fronte, che vede in esso l’unica forza in grado di rappresentare le sue istanze dopo che, per due decenni, le forze politiche li hanno sostanzialmente ignorati.

A questi elettori, prevalentemente maschi, di mezza età e che non hanno compiuto studi superiori, già presenti durante le campagne di Jean-Marie, Marine ha saputo aggiungere un nuovo elettorato: innanzitutto le donne, quelle sole, con lavori poco stabili o in formazione professionale; in secondo luogo i giovani, anche loro precari, con difficili prospettive lavorative ma con un livello di studi spesso più alto; infine, i funzionari pubblici dei livelli più bassi. Ciò che muove questo amalgama, non proprio eterogeneo, e che in parte storicamente votava a sinistra, è soprattutto la paura del “declassamento”.

Si tratta in effetti di persone che, pur non essendo ricche, dispongono di un piccolo patrimonio e di un certo livello di educazione e che, nell’attuale situazione socioeconomica, rischiano di impoverirsi sempre di più. Allo stesso tempo, il Fronte Nazionale si presenta come partito antisistema, critico rispetto alla classe politica attuale, che accusa di essere incapace di ascoltare i bisogni degli strati più deboli della popolazione e di difendere unicamente i ceti più alti. In questo modo Marine Le Pen è riuscita ad attrarre elettori di destra e sinistra delusi dagli ultimi governi e che lamentano una mancanza di rappresentanza, e a portare all’attenzione di questa grande varietà di elettori il suo programma, incentrato sul recupero della sovranità in materia di economia, di controllo delle frontiere e di sicurezza nazionale.

Il Fronte Nazionale, con le sue numerose contraddizioni, si avvicina alle presidenziali di aprile 2017 come un partito in grado di competere per la presidenza e con una candidata, Marine Le Pen, estrema su molte questioni, ma un punto di riferimento non solo per l’elettorato di estrema destra.

 


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