3 settembre 2018

Oltre il NAFTA

L’accordo commerciale del 27 agosto tra gli Stati Uniti e il Messico rappresenta per Donald Trump un passo importante verso il superamento del NAFTA (North America Free Trade Agreement) firmato da Bill Clinton nel 1993 e considerato dall’attuale presidente uno dei peggiori accordi commerciali della storia. In questo modo il presidente mantiene una delle sue promesse elettorali, procede con fermezza nella sua politica di revisione dei rapporti commerciali nell’ottica di tutelare le imprese degli Stati Uniti e, in un momento di difficoltà interna accentuato dall’approssimarsi delle elezioni di medio termine, si presenta all’opinione pubblica con un accordo e non con uno scontro.

I termini del compromesso sono per alcuni aspetti ancora generici e verranno precisati in ulteriori trattative; per il settore dell’automobile, per evitare i dazi, la percentuale di produzione nordamericana è stata elevata al 75% al posto dell’attuale 62,5%. Sarà inoltre previsto un maggior utilizzo di acciaio e di alluminio prodotti negli Stati Uniti e quote saranno riservate agli stabilimenti che pagano salari superiori ai 16 dollari l’ora. Questa misura comporterà un miglioramento delle retribuzioni in Messico oppure un’ulteriore corsia preferenziale per la produzione nordamericana.

Anche in altri settori industriali come tessile, chimica e siderurgia per evitare le tariffe doganali bisognerà rispettare determinati parametri, volti a ‘proteggere’ le imprese che operano negli Stati Uniti. Inoltre, verranno introdotte norme che tutelino il copyright, con l’idea di sperimentare formule riproducibili in altri contesti, come il mercato cinese. I mercati hanno reagito positivamente all’intesa, con forti rialzi a Wall Street, soprattutto nel settore automobilistico.

Non mancano però zone d’ombra. In primo luogo, l’esclusione da questo primo accordo del Canada; le trattative per integrarlo sono già in corso, ma se si superasse il NAFTA con una serie di accordi bilaterali, sembrerebbe un passo indietro e sarebbe una soluzione che il Messico non auspica affatto.

Alle trattative hanno partecipato sia il governo messicano uscente di Enrique Peña Nieto sia i collaboratori del nuovo presidente Andrés Manuel López Obrador, che entrerà in carica dal 1° dicembre; se alcuni accordi sono stati accettati come male minore, i messicani non hanno però aderito alla proposta di Trump per una revisione del trattato ogni cinque anni. L’intesa, sia pure con periodici aggiornamenti, sarà in vigore per sedici anni. Il Messico ha inoltre ribadito che l’accordo non ha alcuna influenza sulla controversia relativa alla costruzione del muro al confine tra i due Paesi, che dovrebbe ostacolare l’immigrazione clandestina; i messicani non hanno alcuna intenzione di contribuire ai costi di costruzione. Soprattutto, Nieto ha sottolineato immediatamente la necessità di coinvolgere il Canada, in modo che il superamento del NAFTA non sia un ridimensionamento; una posizione fortemente condivisa dal mondo imprenditoriale messicano.


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