17 febbraio 2020

Patrick George Zaky rimane in carcere

Sabato 15 febbraio al palazzo di Giustizia di Mansura è stata respinta la richiesta di scarcerazione di Patrick George Zaky, studente egiziano che frequenta l’Università di Bologna, arrestato il 7 febbraio con accuse di propaganda eversiva mentre rientrava in patria per una visita alla famiglia. L’udienza è durata soltanto pochi minuti, durante i quali l’avvocatessa Huda Nasrallah ha denunciato il carattere arbitrario dell’arresto e gli abusi subiti dall’imputato. Zaki è riuscito a comunicare con i giornalisti presenti e a riferire di condizioni inumane di detenzione: trentacinque persone in una sola cella inadeguata, con carenze igieniche e di areazione. La presenza in aula di giornalisti e attivisti per i diritti umani e la pressione internazionale non hanno sollecitato, come speravano in molti, una scarcerazione rapida dello studente. Adesso gli occhi sono puntati sul 22 febbraio quando ci sarà una nuova udienza in cui i giudici decideranno se prorogare la custodia cautelare di altri quindici giorni, per eventuali ulteriori indagini.

Patrick George Zaki, è un ricercatore egiziano di 27 anni, che partecipa al programma Gemma -European Master in Gender and Women Studies all’Università di Bologna. Appena atterrato in Egitto, Zaki è stato portato nell’ufficio dell’Agenzia della sicurezza nazionale all’interno dell’aeroporto del Cairo, dove è stato trattenuto per molte ore. È stato quindi trasferito in una sede della sicurezza nazionale della sua città di origine, Mansura, a circa 120 km dal Cairo, dove è stato sottoposto a maltrattamenti e abusi. L’opinione pubblica italiana è rimasta colpita dalle accuse rivolte al ragazzo che sembrano comunque configurarsi come reati d’opinione, peraltro basati su prove documentali poco attendibili, come profili Facebook che potrebbero rivelarsi falsi; ci sono state mobilitazioni e proteste, a Bologna e nel resto d’Italia. Molti osservatori hanno riscontrato delle analogie con il rapimento e l’uccisione di Giulio Regeni, un precedente che sollecita a seguire con attenzione gli sviluppi del caso Zaki. Dall’Egitto arrivano però dure repliche alle accuse di violazione dei diritti umani: il presidente della Camera dei deputati egiziana, Ali Abdel Aal, ha definito l’intervento del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che aveva chiesto l’immediato rilascio di Zaki, un’interferenza inaccettabile negli affari interni egiziani.

I rapporti fra Italia ed Egitto sono stati comprensibilmente turbati dalla vicenda Regeni e il caso del ragazzo egiziano che vive in Italia ed è inserito nella comunità studentesca di Bologna potrebbe provocare nuove tensioni se non si arrivasse ad una rapida soluzione. In questo contesto, ha suscitato sorpresa la notizia pubblicata da fonti egiziane di un’importante fornitura di ami italiane in procinto di essere venduta all’Egitto: secondo The Arab weekly, sarebbe in gioco un valore complessivo di 10,7 miliardi di dollari, per l’acquisto di navi, aerei e un satellite. L’articolo apparso sul quotidiano non ha ricevuto finora riscontri ufficiali, ma l’intreccio fra geopolitica, interessi economici e salvaguardia dei diritti umani non sempre si è risolto a favore di coloro che subiscono soprusi e oppressione.

 

Immagine: Il presidente della Repubblica egiziana Abd al-Fattah al-Sisi (16 febbraio 2019). Crediti: Hildenbrand /MSC [(https://securityconference.org/impressum/) Creative Commons Attribuzione 3.0 Germania), attraverso it.m.wikipedia.org

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