24 gennaio 2020

Paura per l’epidemia di Coronavirus in Cina

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha deciso di non dichiarare almeno per ora l’emergenza internazionale per la nuova epidemia di Coronavirus che si sta diffondendo in Cina e ora anche in altri Paesi asiatici. Il contagio fra persona e persona è stato riscontrato, ma rimane limitato all’ambiente familiare e agli operatori sanitari. Si estende comunque anche a livello internazionale il timore che la situazione possa precipitare; si parla ormai di 616 persone contagiate e di 25 morte a causa della malattia e le cifre sono destinate probabilmente ad aumentare.

Nel linguaggio scientifico il nuovo ceppo di Coronavirus viene chiamato “2019-nCoV”; la malattia è stata segnalata per la prima volta nel dicembre del 2019 dalle autorità sanitaria di Wuhan, città con di 11 milioni di abitanti, capoluogo della provincia di Hubei, nella Cina centrale. Per ora, è a Wuhan che è stata registrata la maggior parte dei casi, ma persone contagiate sono segnalate anche a Guangdong, a Pechino, a Shanghai, e, fuori dalla Cina ci sono altri quattro casi, due in Thailandia, uno in Giappone e uno in Corea del Sud. I sintomi non inducono eccessivo allarme all’inizio, poiché la malattia si manifesta con febbre, tosse, difficoltà respiratorie, quindi può essere interpretata come una normale influenza; l’infezione aggravandosi può però causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave e condurre il paziente alla morte. Nella maggior parte dei casi le persone decedute erano anziane e presentavano condizioni di salute precarie.

Sembra provato un legame fra l’affacciarsi della malattia e contatti con il mercato di Huanan Seafood, a Wuhan, dove si vendono all’ingrosso frutti di mare e animali vivi. Il virus 2019-nCoV sembra essere arrivato all’uomo dai serpenti, a cui era stato trasmesso dai pipistrelli; il contagio dovuto al contatto con animali rende simile questa epidemia alle altre della famiglia dei Coronavirus, come MERS-CoV (2012 con epicentro in Arabia Saudita) e SARS-CoV (2002-03 sviluppatasi in Cina).  Una volta innescato in questo modo, il contagio può diffondersi passando da persona a persona, soprattutto quando c’è una stabilità del contatto, come avviene all’interno della famiglia o fra malati e personale sanitario; non si può escludere però che in futuro la malattia trovi forme più rapide di propagazione.

Non ci sono casi fuori dall’Asia, anche se sono in corso accertamenti, anche in Italia, dovuti a sintomi sospetti manifestati da persone che si erano recate in Cina; si è creato comunque un forte allarme anche in Europa e negli Stati Uniti. In Cina sono state prese alcune misure drastiche che hanno limitato le celebrazioni pubbliche previste in occasione del capodanno cinese e gli spostamenti in alcune aree. Nonostante tutto, per le vie di Pechino la vita scorre senza eccessivi allarmi e almeno apparentemente le persone si preparano a festeggiare in famiglia con serenità il capodanno. Piuttosto rilevanti le conseguenze sull’economia globale: se l’epidemia persisterà è probabile una contrazione dei consumi e dei movimenti delle merci e delle persone. In difficoltà le Borse, soprattutto asiatiche ma ci sono stati contraccolpi anche in Europa, in concomitanza con il diffondersi delle notizie sulla persistenza della malattia.

 

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Crediti immagine: myboys.me / Shutterstock.com

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