29 luglio 2013

Perché la Cia si ritira dall’Afghanistan

di Barbara Maria Vaccani

La Cia, l’agenzia d’intelligence del governo degli Stati Uniti, ha cominciato a ridurre la propria presenza dall’Afghanistan. La minaccia terroristica presente nel paese sarebbe infatti ormai ridotta e l’agenzia sposterà le risorse ora impegnate in Afghanistan in altre regioni, come Yemen o nord Africa, dove la diffusione di al Qaeda è in aumento. L’impegno in Afghanistan della Cia ha segnato una trasformazione del lavoro dell’agenzia, sempre più impegnata in operazioni sul campo che affiancano il tradizionale lavoro di raccolta e analisi di informazioni. La trasformazione della Cia verso un’organizzazione paramilitare, come scrive il Washington Post, le ha però permesso di fronteggiare organizzazioni terroristiche come al Qaeda, che hanno una struttura sempre più decentralizzata, senza vertice ed un'organizzazione a rete.

Le modalità e i tempi del ritiro parziale delle unità della Cia impegnate in Afghanistan sono ancora da definire. La decisione sul futuro della Cia in Afghanistan dipende in parte da quella sul futuro delle truppe Usa presenti nel paese. L'amministrazione Obama non ha ancora stabilito quale sarà il numero di soldati statunitensi che rimarranno in Afghanistan dopo il 2014, anno in cui è prevista la fine della missione Nato che opera in Afghanistan. Da definire è anche il trattato bilaterale di sicurezza tra governo statunitense e governo afgano, che è l'accordo che permette e regola la permanenza militare statunitense nel paese.

I funzionari della sicurezza degli Stati Uniti assicurano in ogni caso che non tutto l'apparato di intelligence verrà smantellato, ma che una minima presenza della Cia continuerà ad operare in Afghanistan anche dopo il 2014. Sempre secondo il Washington Post, le intenzioni del governo degli Stati Uniti sarebbero di dimezzare le installazioni della Cia in Afghanistan, da dodici a sei. Richard Blee, agente della Cia in pensione che ha lavorato in Afghanistan e Pakistan, intervistato dal Washington Post afferma che «C'è un disequilibrio, l'efficacia delle nostre operazioni hanno ridotto la minaccia al punto tale che è interamente appropriato avere una forza antiterrorismo più piccola».

L’intervento della Cia in Afghanistan con il compito di combattere il terrorismo è cominciato dopo gli attacchi dell’undici settembre 2001 e l’inizio della War on Terror. Uomini della Cia furono i primi a sbarcare in Afghanistan una decina di giorni dopo gli attacchi. Sempre la Cia è responsabile per le operazioni con i droni, aerei senza pilota comandati a distanza, che sorvegliano il confine tra Pakistan ed Afghanistan ed hanno portato all’uccisione di circa 3000 militanti. Un’altra parte del lavoro della Cia in Afghanistan comprende l’arruolamento e la formazione di milizie afgane per la conduzione di operazioni speciali, milizie che però sfuggono al controllo delle autorità afgane.

L’obiettivo dell’intervento americano in Afghanistan era quello di combattere al Qaeda (la rete terroristica dell’Islam estremista e militante fondata da Osama bin Laden) e rovesciare il governo dei talebani, che appoggiava la rete terroristica. I più di dieci anni di guerra in Afghanistan hanno portato al parziale ritiro di al Qaeda dal paese. L’uccisione del suo leader, avvenuta in Pakistan nel 2011 ha anche causato un cambiamento nella struttura di al Qaeda: da un’organizzazione con un vertice, ad una struttura composta da cellule autonome e decentralizzate. Questa struttura ha permesso alla rete di continuare ad operare anche dopo le perdite e il parziale ritiro da Afghanistan e Pakistan. La rete è a diffusione globale e sfrutta le instabilità di paesi come Somalia o Yemen per reclutare militanti e condurre operazioni.

La diminuzione delle forze della Cia dall’Afghanistan risponde anche alla necessità di dover far fronte al cambiamento di al Qaeda. La campagna in Afghanistan, però, è stata fondamentale per lo sviluppo del lavoro della Cia nella lotta al terrorismo. Sempre Richard Blee afferma che «L’Afghanistan ha cambiato completamente il modo di lavorare dell’agenzia. Siamo passati da una tradizionale organizzazione di spionaggio a qualcosa di più simile ad un’arma, un’organizzazione paramilitare dove il classico spionaggio è meno importante».

La Cia continua a raccogliere informazioni di intelligence e a fornire analisi per il governo, ma le sue risorse sono impiegate in misura sempre più crescente sulle operazioni di lotta al terrorismo e di individuazione, cattura o uccisione di militanti legati al terrorismo (per esempio gli obiettivi degli attacchi dei droni). Nel 2001 il centro per la lotta al terrorismo della Cia aveva circa 300 dipendenti, oggi la stessa unità ha 2000 dipendenti e rappresenta più o meno il 10% dell’intero staff dell’agenzia.

 

Pubblicato in collaborazione con Meridiani Relazioni Internazionali


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