23 luglio 2020

Qanon e la politica della cospirazione

 

Sono circa una quindicina i candidati repubblicani alle elezioni congressuali di novembre che hanno preso posizione a sostegno di Qanon, la bizzarra teoria cospirazionista diffusasi a macchia d’olio sul web negli ultimi tre anni. Un sostegno spesso indiretto e ambiguo, ma in alcuni casi molto esplicito: la candidata repubblicana al 14° distretto congressuale della Georgia, Marjorie Taylor Greene, per esempio, ha definito Qanon una «opportunità unica per sconfiggere questa cricca (cabal) globale di pedofili adoratori di Satana»; per Lauren Boebert, che ha vinto a sorpresa le primarie repubblicane e correrà per il 3° distretto del Colorado, Qanon è la dimostrazione che «l’America sta diventando migliore e più forte» grazie al ritorno ai suoi «valori conservatori»; in Oregon, il candidato repubblicano al Senato Joe Rae Perkins ha prestato il giuramento a Qanon presentandosi come «uno delle migliaia» dei suoi «soldati digitali». Giuramento prestato anche dal controverso primo consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, l’ex generale Michael Flynn, che ha scelto il 4 luglio per esternare questa sua posizione in un video registrato assieme ad alcuni suoi familiari. Nella sua torrenziale pioggia di tweet e re-tweet quotidiani, il presidente ha in più occasioni (un paio di centinaia) convidiviso post e materiali di Qanon, peraltro sempre più presenti nel merchandising che accompagna i suoi comizi. Ancor più attivo nel diffondere Qanon sui social è peraltro il figlio Eric.

Ma in cosa consiste questo Qanon e come se ne spiega la crescente popolarità e diffusione? Qanon è una elaborata, e non sempre coerente, teoria della cospirazione nata sul web (e più precisamente sul social 4chan) dove un anonimo utente, “Q” appunto, ha iniziato a fornire informazioni dettagliate sulla presunta battaglia in corso dentro gli apparati governativi statunitensi. Una battaglia, questa, che contrapporrebbe un “deep state” liberal e globalizzato ‒ che gestirebbe tra l’altro una rete mondiale dedita alla pedofilia e al satanismo – e l’eroica resistenza a essa guidata dal presidente Trump e da un gruppo di alti funzionari, incluso lo stesso “Q”.

Qanon prende in una certa misura le mosse da due precedenti teorie cospirative. La prima, di cui fu protagonista Trump stesso, ebbe per oggetto il presunto certificato di nascita falso di Obama e la tesi che egli fosse nato in Kenya e occupasse quindi abusivamente la Casa Bianca. La seconda, il cosiddetto “Pizzagate”, basata sull’idea che la pizzeria Comet Ping Pong di Washington fosse in realtà una copertura di un traffico di prostituzione minorile e pedofilia gestito da Hillary Clinton e dal suo capo di Gabinetto John Podesta (nel dicembre 2016 un uomo armato si recò alla pizzeria con l’obiettivo di fare finalmente giustizia e una strage fu evitata per miracolo. Tra gli attivi propagatori del “Pizzagate” vi fu il figlio di Flynn, Michael Jr.).

Come è possibile che una teoria siffatta possa avere tanto successo? Che candidati esplicitamente Qanoniani possano correre per importanti cariche elettive? Che alte figure dello Stato, a partire dal presidente, flirtino con simili follie? Che tra i repubblicani pochi osino oggi prendere apertamente posizione contro “Q”?

In estrema sintesi, tre risposte, strettamente intrecciate, possono essere offerte. La prima rimanda all’estrema polarizzazione del confronto politico ed elettorale, nella quale è venuto gradualmente meno il riconoscimento della controparte come avversario politico legittimo e la sua trasformazione in un pericolo esistenziale: per l’America e la sua democrazia. È, questo, un processo di radicalizzazione che ha investito entrambi i partiti e i loro elettorati, ma che appare particolarmente marcato nel caso dei repubblicani. Gli anni di Obama hanno visto un vero e proprio salto di qualità, con il prepotente ritorno di cleavages razziali ad acuire ancor più una guerra politica e culturale già di suo esasperata. L’inquinamento del confronto politico e del discorso pubblico è visibile e Trump ne è per molti aspetti il portato e la plastica incarnazione. La sua campagna sul certificato di nascita di Obama – e sulla sua reale “americanità” – ha lasciato scorie profonde, sulle quali hanno prosperato (e prosperano) fenomeni come quello di Qanon. Secondo un sondaggio YouGov – che conferma i dati di molti altri fatti in precedenza ‒ ancora alla fine del 2017 una maggioranza di elettori repubblicani riteneva che Obama fosse nato in Kenya. Una percentuale, questa, che raggiungeva quasi il 70% tra gli elettori di Trump alle primarie del 2016, laddove sempre nello stesso periodo più del 40% dei repubblicani credeva che Obama fosse segretamente musulmano.

I pozzi, in altre parole, sono stati avvelenati da tempo e Qanon esprime in forma parossistica una tossicità che in circolo lo è ormai da molto. Lo è, secondo elemento, in quanto parte di una più ampia ribellione contro le élite – politiche, sociali, intellettuali – che di cospirazioni si nutre e che le cospirazioni alimenta. Come altre esperienze simili, Qanon è nel tempo mutato in fenomeno che cerca di assorbire e fare proprie le tante varianti del complottismo odierno, ultime in ordine di tempo la campagna contro i vaccini e il negazionismo rispetto al Covid-19. Le élite sono, in quanto tali, parte della cabal globalista e vanno quindi combattute in tutte le loro incarnazioni, inclusa quella di una expertise scientifica complice e corrotta, come la pandemia corrente ben rivela (particolarmente diffusa, ad esempio, è la tesi secondo la quale il Covid-19 sia una creazione di Bill Gates). Cospirazioni e paranoie antielitarie e antiscientifiche hanno una tradizione antica negli Stati Uniti: stanno dentro una narrazione – degli USA, della loro democrazia, dello scontro perenne tra élite cosmopolite e popolo nazionalista – che ha matrici storiche profonde e che Trump ha abilmente cavalcato e ridefinito.

E questo ci porta al terzo e ultimo punto: il ruolo della religione. Qanon si nutre di un apocalittico immaginario biblico, tanto da presentarsi come il nuovo “grande risveglio” di un Paese corrotto e ingannato, ma capace una volta ancora di purificarsi e rinascere. Si denuncia il peccato: il patto con Satana, il sacrificio della nazione eletta sull’altare del globalismo alieno e cosmopolita, la violazione della purezza (la pedofilia occupa sempre un ruolo centrale in questa teoria cospirativa e nei suoi antesignani). E si offre una risposta (e una escatologia) millenaristica che ha in Donald Trump il suo profeta (tanto che per alcuni “Q” sarebbe proprio lui) e nelle settimane e mesi a venire il tempo possibile del Giudizio e della sua piena realizzazione. Un altro Armageddon, insomma. Che in tempi diversi farebbe forse sorridere, ma che nell’America fratturata ed esasperata di oggi non può che spaventare.

 

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Immagine: Una donna tiene un cartello “We Are Q” mentre è in fila per partecipare al raduno Make America Great Again tenutosi alla Mohegan Sun Arena, Wilkes-Barre, Pennsylvania, Stati Uniti (2 agosto 2018). Crediti: Brandon Stivers / Shutterstock.com

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