28 gennaio 2019

Quale futuro per la missione Sophia?

di Matteo Miglietta

Era il 24 agosto 2015 quando a largo delle coste libiche, sulla fregata tedesca Schleswig-Holstein, faceva il suo primo vagito Sophia, la cui madre era da poco stata salvata nelle acque del Mediterraneo. Un paio di mesi dopo, il 26 ottobre, l’appena nata Operazione EUNAVFOR MED (EUropean Union NAVal FORce MEDiterranean, avviata ufficialmente il 22 giugno) veniva ribattezzata ‘Sophia’ proprio in onore di quella neonata somala. In tre anni e mezzo l’operazione ha soccorso in mare circa 45.000 persone.

 

Perché nasce Sophia

L’operazione al centro delle polemiche degli ultimi mesi ha una genesi precisa: evitare il ripetersi di tragedie del mare come quella del 18 aprile 2015, quando un peschereccio affondò a nord della Libia trascinando con sé quasi 800 persone. L’emozione suscitata da quella strage, la più grave dall’inizio della crisi migratoria, spinse l’alto rappresentante per la Politica estera dell’UE, Federica Mogherini, a chiedere e ottenere in pochissimo tempo il lancio della prima operazione militare di sicurezza marittima europea nel Mediterraneo centrale. L’iniziativa avrebbe preso il posto dell’italiana Mare nostrum (ottobre 2013 - ottobre 2014), e affiancato l’europea Triton, iniziata nel novembre 2014 per controllare le frontiere del Mediterraneo (da febbraio 2018 è stata sostituita da Themis). Il comando dell’EUNAVFOR MED ‒ poi operazione Sophia ‒ venne affidato all’ammiraglio italiano Enrico Credendino e alla sede operativa di Roma. Primo compito di Sophia fu quello di comprendere il modus operandi dei trafficanti di uomini, per poi contrastarli prevenendo ulteriori morti in mare. Il salvataggio di chi si trova in preda delle acque del Mediterraneo non rientra infatti nel mandato assegnato alla missione, ma è considerato un obbligo ineludibile regolato dal diritto internazionale. Nell’estate 2017 vennero poi aggiunti due nuovi compiti all’operazione: la formazione della guardia costiera libica e il rispetto dell’embargo delle Nazioni Unite sulle armi a largo delle coste della Libia.

 

Le tensioni fra Italia e Germania

Grazie a un espediente tecnico, l’ultima scadenza del mandato di Sophia è stata fissata al 31 marzo 2019, ma questa volta il rischio è che non si trovi l’accordo per la sua estensione a causa delle tensioni fra i 26 Stati UE (su 28) che ne fanno parte. Fra i compiti che nel corso dei mesi sono stati aggiunti all’operazione c’è anche quello di raccogliere informazioni sul traffico illecito di petrolio dalla Libia, usato dai gruppi terroristici e dalle milizie per finanziarsi. E proprio intorno a questo punto si è acceso (e presto spento) il focolaio di polemiche fra l’Italia e la Germania, che alcuni media internazionali come l’agenzia di stampa tedesca DPA hanno letto come una ritorsione di Berlino contro le politiche di Roma.

Ad oggi l’operazione conta su due elicotteri, tre aerei e tre navi militari. Una di queste, la fregata tedesca Augsburg, dovrà essere sostituita dall’ausiliaria Berlin a inizio febbraio, ma il governo tedesco ha annunciato di non voler far salpare l’imbarcazione sostitutiva finché non sarà chiarito dall’UE il mandato di Sophia. La ministra della Difesa Ursula von der Leyen ha infatti lamentato che il comando italiano non invia da circa 9 mesi la nave tedesca nelle regioni del Mediterraneo in cui operano i trafficanti, utilizzando la scusa del contrasto al contrabbando di petrolio per spedire la nave negli angoli più remoti del Mediterraneo. Secondo quanto riferito dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha garantito che, malgrado le polemiche scoppiate, la Germania non ha intenzione di ritirarsi dall’operazione. Tuttavia, il nodo politico da sciogliere rimane sul tavolo.

 

Il ‘caso’ della nave irlandese Beckett e quello dell’italiana Diciotti

Luglio 2018: la nave militare irlandese Samuel Beckett salva 106 migranti e li fa sbarcare a Messina. La manovra rientrava nel normale svolgimento dell’operazione Sophia, ma il nuovo governo italiano, insediatosi da poco più di un mese lo trasformò in un caso internazionale. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini minacciò di bloccare l’arrivo delle navi militari nei porti italiani, così come aveva già fatto con quelle delle ONG. Una situazione inedita in contrasto con la missione di Sophia, che di fatto prevede lo sbarco in Italia dei migranti soccorsi.

Agosto 2018: scoppia il ‘caso Diciotti’. Il pattugliatore della guardia costiera italiana salva 177 migranti nelle acque del Mediterraneo, ma gli viene negato il permesso di farli scendere a terra dopo l’attracco nel porto di Catania. Ci vollero sei lunghi giorni di trattative per giungere a una soluzione, ma fu chiaro a tutti che era diventato troppo alto il rischio che potessero ripetersi situazioni come queste, coinvolgendo navi militari straniere. Così Sophia è stata lentamente ‘silenziata’, evitando che i mezzi coinvolti possano trovarsi sulla rotta dai barconi della speranza.

 

Scenari per il futuro

Il 31 marzo si avvicina spedito e, dopo l’espediente tecnico trovato nel dicembre scorso per prolungare il mandato di Sophia pur senza l’accordo degli Stati UE sulla ripartizione dei migranti, i nodi stanno venendo al pettine. Il 30 gennaio si riuniranno a Bucarest i ministri della Difesa europei e il destino di Sophia sarà uno dei principali temi sul tavolo, con l’Italia che tornerà a chiedere d’istituire un meccanismo di rotazione dei porti di sbarco delle navi. La Commissione europea ha già fatto sapere che se questa è la volontà dell’Italia, Sophia può chiudere i battenti. E negli ambienti diplomatici di Bruxelles c’è chi teme che sarà proprio questo il suo destino. In pochi ritengono possibile che si riuscirà a trovare un accordo sulle nuove regole d’ingaggio, considerato anche l’ormai deteriorato rapporto fra Italia e Francia. Una terza opzione potrebbe essere lo spostamento del baricentro dell’operazione dal Mediterraneo centrale a quello occidentale, a largo delle coste della Spagna. Per questioni di opportunità politica ma anche di necessità pratica nella gestione del flusso di migranti in continua crescita, Madrid potrebbe avere interesse a prendere il comando di Sophia. Si tratta ancora di un’ipotesi considerata impraticabile da molti, ma la campagna elettorale in vista delle elezioni europee di maggio potrebbe sparigliare le carte in tavola.

 

Crediti immagine: AlejandroCarnicero / Shutterstock

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0