13 aprile 2019

Quale ruolo per la NATO del futuro?

di Luca Giansanti

L’Alleanza atlantica ha celebrato pochi giorni fa i suoi primi settant’anni. Lo ha fatto a Washington, dove nel 1949 venne firmato il Trattato istitutivo, in maniera tutto sommato sommessa rispetto a precedenti occasioni.

In un certo senso è un paradosso che, mentre celebra una longevità senza precedenti nella storia, l’Alleanza che ha contribuito in maniera determinante alla sicurezza del continente europeo e dell’area transatlantica sia attraversata da dubbi circa la sua permanente rilevanza.

I dubbi non sono nuovi. Hanno accompagnato la NATO sin dalla fine della guerra fredda, e ad essi si è risposto con un progressivo adattamento al nuovo contesto, con la ricerca di compiti aggiuntivi e l’allargamento a nuovi membri. Il fatto nuovo è che a definire l’Alleanza “obsoleta” non sono stati più solo esperti o ricercatori, ma il presidente degli Stati Uniti. Va detto subito che le parole di Trump non hanno trovato eco a Washington: la NATO continua a godere di un convinto sostegno bipartisan presso l’opinione pubblica, il Congresso e l’amministrazione americana, che ha continuato a sostenere la difesa del continente europeo con programmi e investimenti.

La NATO comunque non può non risentire della crisi di quell’ordine liberale occidentale su cui era stata costruita e si è sviluppata. L’unilateralismo di Trump mette in discussione la sua ragion d’essere. Decisioni quali l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo con Mosca sui missili nucleari a raggio intermedio basati in Europa (INF) mettono a rischio la sicurezza del continente europeo.

Qualcosa quindi sta cambiando, è in atto un soft paradygm shift per cui l’Europa è sempre più consapevole che deve assumere maggiori responsabilità per la sua sicurezza, sia all’interno dell’Alleanza che in ambito di Unione Europea (UE) e tramite un coordinamento fra le due organizzazioni.

Il tema è presente fin dalla fine della guerra fredda, ma solo adesso viene affrontato seriamente. Passata l’euforia successiva alla caduta del muro di Berlino, la consapevolezza della necessità di un aumento della spesa europea per la difesa si era già affermata in risposta a reiterate richieste di diverse amministrazioni americane. Nel ribadire tale richiesta, Trump ha aggiunto la brutalità dei toni e dato l’impressione che la sicurezza europea non sia più un prezzo che Washington sarebbe disposta a pagare. E questo nonostante l’insegnamento di due guerre mondiali per cui la sicurezza degli Stati Uniti non può essere separata da quella dell’Europa: senza gli alleati europei gli USA sarebbero più deboli e senza l’ombrello nucleare americano l’Europa sarebbe esposta alle pressioni russe.

Si conferma quindi la necessità di un ulteriore adattamento dell’Alleanza, richiesto comunque da un quadro strategico globale in continuo mutamento. Nata in un mondo rigidamente bipolare, essa opera oggi in un contesto radicalmente diverso e più complesso. È dalla fine della guerra fredda che la NATO persegue la ricerca di una sua aggiornata ragione d’essere, in equilibrio fra il mantenimento della credibilità della difesa collettiva (che rimane il suo core business) e lo sviluppo di nuove funzioni per far fronte alla comparsa di minacce e sfide diverse da quelle tradizionali. 

Per aumentare le spese per la difesa e rispettare gli impegni assunti, i governi europei devono convincere le rispettive opinioni pubbliche che ne valga la pena, cioè che la NATO sia rilevante nel proteggerli dalle sfide e minacce di oggi. La percezione del tipo di minacce cui far fronte è diversa a seconda dei Paesi. 

Quale ruolo quindi per la NATO del futuro? Sostanzialmente lo stesso degli ultimi settant’anni: assicurare la difesa collettiva e la deterrenza (compresa quella nucleare), al fine di preservare la sicurezza dell’Europa, mantenendo al tempo stesso la sua coesione interna e la solidità del legame transatlantico.

Contro quali sfide e minacce? Certamente quelle provenienti da est, che non sono solo convenzionali ma anche e sempre più ibride e cibernetiche. È quanto l’Alleanza ha fatto dal 2014, a seguito dell’annessione russa della Crimea e del conflitto in Donbass. Ma la NATO non può essere solo russocentrica. Pari attenzione deve essere dedicata alle sfide alla sicurezza europea provenienti dal cosiddetto fianco sud, dal Mediterraneo allargato, rappresentate dall’instabilità, dal terrorismo, dalla fragilità di alcuni Paesi. Sul fianco sud l’Alleanza deve essere credibile quanto lo è stata sul fianco est, anche se questo richiede un profondo adattamento alla peculiarità delle minacce, in gran parte di natura non convenzionale, e strumenti diversi da quelli tradizionali, destinati a “proiettare stabilità” sul suo fianco sud.

Cybersicurezza, intelligence, protezione delle infrastrutture critiche, difesa da iniziative destabilizzanti russe e altrui di natura non convenzionale, lotta al terrorismo, iniziative di capacity building a favore dei Paesi partner, sono fra i settori su cui l’Alleanza dovrà concentrare in futuro la sua attenzione e nuove risorse.

Cos’altro? L’Alleanza deve anche rilanciare il suo ruolo di foro di consultazione politica al fine di sviluppare una visione strategica che sia realmente condivisa da entrambi i lati dell’Atlantico sul nuovo contesto internazionale.

Mentre il processo di adesione della Turchia alla UE è in stallo, alla NATO spetta anche il compito di tenere Ankara ancorata all’Occidente e al suo sistema di valori. Con l’uscita del Regno Unito dalla UE sarà in ambito NATO che Londra e gli europei del continente potranno continuare ad assicurare insieme la sicurezza comune.

Infine, una volta perfezionata l’adesione alla NATO della Macedonia del Nord, sarebbe saggio evitare ulteriori allargamenti. Si tratterebbe di sviluppi non maturi nel contesto attuale, che verrebbero percepiti come anacronismi da guerra fredda che non rafforzerebbero la credibilità dell’Alleanza. Vi è invece l’esigenza di recuperare il dialogo con Mosca, le cui difficoltà non sono tutte imputabili al Cremlino.

 

Immagine: I capi di governo dei Paesi membri della NATO alla cerimonia di apertura del vertice NATO 2018 di fronte alla sede della NATO a Bruxelles, Belgio (11 luglio 2018). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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