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07 luglio 2017

Regionalizzare i salvataggi in mare. La posizione dell’Italia sulla questione migranti

Una tempesta perfetta. Il fallimento delle politiche europee nel Mediterraneo centrale. È questo il titolo dell’ultimo rapporto di Amnesty International, che ha sottolineato con grande preoccupazione come dal 2015 a oggi sia stato registrato un incremento di vittime senza precedenti nel Mediterraneo, con la triste prospettiva che il 2017 diventi in assoluto l’anno record dei migranti deceduti in mare.

L’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) ha reso noto che dall’inizio del 2017 alla data del 21 giugno sono morti 2108 migranti, di cui ben 2011 sulla rotta tra il Nord Africa e l’Italia. In base agli ultimi riscontri, 3 su 100 non ce la fanno. Si tratta di dati sempre più allarmanti, che hanno spinto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, a chiedere formalmente a Frontex, l’agenzia dell’Unione Europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri, di trovare al più presto una soluzione condivisa per alleggerire la pressione migratoria. Nel nostro Paese, infatti, sono stati registrati 85.150 sbarchi dall’inizio dell’anno, che si traducono in un incremento del 14.4%. La proposta di Minniti sarebbe quella di “regionalizzare” le operazioni di salvataggio in mare dei migranti: l’Italia non è più in grado di essere l’unico approdo degli sbarchi ed è quanto mai necessaria l’apertura di nuovi porti che consentano di portare i migranti, al termine dei soccorsi, negli altri Paesi coinvolti (Francia, Grecia, Spagna e Malta). Le unità costiere e della Marina militare di ciascun Paese impegnato nel pattugliamento del Mediterraneo dovrebbero, dunque, trasferire i migranti nei propri porti dal momento che ormai il problema è diventato una questione europea, non più soltanto italiana. «Ho sempre detto e ripetuto – ha ribadito Minniti – che non si può separare l’imperativo morale della salvezza in mare di vite umane dall’obbligo di provvedere alla loro accoglienza. Farlo significherebbe piegarsi a un’ipocrisia che non mi appartiene. Noi, arrivati a questo punto, ci troviamo a fronteggiare una pressione fortissima. Che sosteniamo da soli».

Dal vertice informale dei ministri dell’Interno europei che si è svolto il 6 luglio a Tallinn, però, è arrivata una chiusura unanime alla richiesta di regionalizzazione che, secondo i partner europei, non sarebbe una soluzione percorribile. Secondo il Viminale, comunque, il vertice ha sortito gli effetti desiderati riguardo all’approvazione di un codice di condotta delle organizzazioni non governative, che si occupano del salvataggio dei migranti in mare, ai nuovi finanziamenti per la guardia costiera libica e alla condivisione di una ferrea politica europea sui rimpatri. Nelle ultime ore, inoltre, si è spenta anche la tensione tra Italia e Austria, che in un primo momento aveva minacciato di dispiegare 750 militari lungo il confine del Brennero per vigilare sul flusso di migranti provenienti dall’Italia. Tuttavia, il ministro Minniti non molla la presa e l’Italia sarà in prima fila al vertice Frontex, che si terrà nella sede di Varsavia il prossimo 11 luglio.