6 novembre 2018

Regno Unito, l’ultimo bilancio prima della Brexit

di Domenico Cerabona

Lunedì 29 ottobre Philip Hammond, il cancelliere dello Scacchiere - il ministro dell’Economia britannico – ha presentato la legge di bilancio 2018. Un documento molto atteso per due ragioni. La prima è ovviamente il fatto che si tratta dell’ultima legge di bilancio prima della Brexit, il cui processo dovrebbe concludersi il 29 marzo 2019: era dunque forte la curiosità di sapere quale sarebbe stato l’approccio del governo May alle varie eventualità legate alle trattative che, vale la pena di ricordarlo, al momento sono in una fase in cui qualunque cosa può ancora succedere, da un’uscita unilaterale senza accordo ad un rinvio dell’uscita dall’Unione.

L’altro motivo di curiosità era legato alla grande promessa fatta da Theresa May alla Conference di ottobre del suo partito, durante la quale il primo ministro aveva annunciato la fine dell’austerità varata nel 2010 dall’allora leader conservatore David Cameron.

Per quanto riguarda la Brexit, Hammond per ora ha rimosso il problema. Infatti, a parte un ulteriore aumento del fondo di emergenza in caso di No Deal e cioè risorse dedicate ai vari dipartimenti governativi per approntare piani emergenziali, la legge di bilancio si basa sul presupposto che la Brexit sarà un successo che lascerà le previsioni economiche sul futuro del Regno Unito sostanzialmente invariate e che nel 2019 tutto procederà “business as usual”. Una situazione forse paradossale, considerando che siamo ad oltre due anni dal voto popolare e sostanzialmente alla fase terminale delle trattative, ma – come detto – al momento è impossibile prevedere con certezza quale sarà il loro esito e, dunque, quale sarà l’impatto della Brexit sull’economia reale. Lo stesso OBR (Office for Budget Responsibility), l’ufficio governativo indipendente che ha il compito di valutare la sostenibilità delle proposte di bilancio del governo, ha ammesso di non essere in grado di fare previsioni utili sull’economia britannica per il 2019.

A questo punto capiamo un po’ meglio le ragioni per cui Hammond, cancelliere dello Scacchiere dei due governi di Theresa May, ha introdotto la novità della legge di bilancio in autunno anziché a primavera. Tradizionalmente, infatti, la legge di bilancio veniva presentata alla House of Commons in primavera. Philip Hammond, a partire dal 2017, ha spostato la presentazione del budget all’autunno, mantenendo però un aggiustamento di bilancio primaverile. Lunedì scorso Hammond ha annunciato che, nell’eventualità di un No Deal o di una Brexit particolarmente “disordinata”, quella di autunno potrebbe essere una manovra finanziaria a tutti gli effetti, «a full fiscal event» ha detto il cancelliere dello Scacchiere. Insomma, il budget 2018 che sarà vagliato dal Parlamento in queste settimane, sarà valido solamente in caso di un buon accordo tra Regno Unito e Unione, altrimenti si dovrà ricominciare da capo nella primavera del 2019.

La più grande novità del budget 2018 è però un’altra e cioè che, per la prima volta dal 2010, il Regno Unito vara una legge di bilancio in cui il deficit torna a salire, seppur di poco. Dopo otto lunghi anni di austerità, fatta di tagli pressoché in ogni settore del bilancio dello Stato, i Tories presentano alla House of Commons una legge che aumenta la spesa rispetto all’anno precedente. Certo, niente di eccessivo, ma sicuramente una inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Una novità già annunciata dalla May ad ottobre e sicuramente dovuta al cambiamento del “senso comune” del Paese, in cui ormai – grazie anche alle posizioni decisamente radicali del Labour guidato da Jeremy Corbyn – non vi è più nessun appoggio politico al programma di austerità. Va notata però una discrepanza di non poco conto tra le parole della May e quelle del suo ministro delle finanze: se per il primo ministro l’austerità «è finita», per il suo ministro l’austerità «sta per arrivare alla conclusione». Infatti, se per la prima volta dal 2010 il cancelliere dello Scacchiere apre un poco i cordoni della borsa, è però vero che questi fondi extra verranno quasi tutti “risucchiati” dal Servizio sanitario nazionale (NHS, National Health Service) ormai in crisi cronica di fondi e di personale, mentre tutti gli altri dipartimenti del governo dovranno lottare per ottenere qualche piccolo extra. Un esempio su tutti è la polizia, che ha recentemente portato in tribunale il governo per ottenere un aumento salariale rinviato da troppi anni.

In definitiva, come molti osservatori fanno notare, questa legge di bilancio è un tentativo di Theresa May e Philip Hammond di invertire la narrazione dei conservatori severi con la spesa pubblica contrapposti ai laburisti del “tassa e spendi”, un tentativo di intercettare il nuovo sentimento nel Paese, ormai sfavorevole all’austerità dopo otto anni duri e, in caso di una Brexit che si riveli un successo, di sopravvivere politicamente a tre anni molto difficili.

 

Crediti immagine: da EU2017EE Estonian Presidency. Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0), attraverso www.flickr.com

 


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