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14 marzo 2018

Sale la tensione nel Sud della Libia

La situazione politica in Libia, dove dovrebbero svolgersi entro il 2018 le elezioni politiche, appare lontana dalla stabilità che sarebbe necessaria per un corretto processo democratico; permane una frammentazione territoriale tra la Tripolitania, dove prevale il governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj insediato a Tripoli, la Cirenaica, controllata dal governo di Tobruk, e la parte meridionale del Paese, il Fezzan, dove si fronteggiano diverse forze in campo. Una situazione che evolve con difficoltà perché le divisioni interne sono spesso favorite dagli interessi geopolitici delle potenze regionali e globali.

Un nuovo focolaio di violenze e di tensioni è esploso nei primi mesi del 2018 proprio nel Fezzan e in particolare nella città di Sebha, dove si sono fronteggiati diversi gruppi armati, facendo precipitare la situazione nel caos, con vittime anche tra i civili e la fuga di centinaia di profughi. Le ricostruzioni sono frammentarie, ma alla base dei disordini ci sono le tensioni tribali tra i Tebu e gli Awlad Suleiman, fortemente alimentate dalla contrapposizione a livello nazionale tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli.

Le due tribù, con la mediazione del governo italiano, avevano firmato a Roma il 31 marzo del 2017 un accordo di pacificazione che però non si è dimostrato duraturo probabilmente perché incrinato dalle divisioni nazionali, con gli Awlad Suleiman vicini al governo di Tripoli e alla Sesta Brigata che lo rappresenta nell’area, e i Tebu in questa fase vicini a Tobruk e al Libyan national army.

In una situazione caotica, contaminata dalla presenza di forze islamiste e di milizie armate provenienti dal Ciad e da altri Paesi africani, l’ostilità fra Tebu e Awlad Suleiman è riesplosa violentemente, degenerando all’inizio di marzo in una vera e propria battaglia per le strade di Sebha.

In questo contesto, il generale Khalifa Haftar, comandante del Libyan national army e uomo forte del governo di Tobruk, ha lanciato una campagna militare nell’ambito dell’Operazione Dignità diretta proprio nei territori meridionali della Libia. Lo scopo formalmente sarebbe quello di riportare l’ordine e la legge nell’area e di contrastare i gruppi fondamentalisti e le milizie provenienti da altri Paesi.

In realtà la manovra di Haftar sembra una risposta all’analoga iniziativa militare nel Sud del Paese annunciata dal governo di Fayez al-Sarraj, insediato a Tripoli. È possibile che si verifichino attriti tra i due contingenti militari, che opereranno in una zona già provata dai violenti conflitti etnici a cui peraltro i due governi rivali non sono estranei. L’area del Fezzan è scarsamente popolata ma assume un’importanza strategica per il futuro della Libia anche perché da qui passano molti traffici illegali di merci e importanti flussi di migranti che dall’Africa centrale si dirigono in Europa; un’ulteriore esplosione delle contraddizioni nell’area potrebbe rendere ancor più difficile una soluzione pacifica e condivisa dei conflitti che attraversano la Libia.


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