19 giugno 2020

Scontro tra Stati Uniti e l’Europa sulla digital tax

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono sempre più divisi rispetto alla tassazione dei servizi digitali, che dovrebbe coinvolgere i colossi americani del web, come Amazon, Facebook e Google.  Si tratta di un contenzioso con ricadute economiche importanti, che influenza anche la campagna sulle presidenziali, visto che i due candidati Donald Trump e Joe Biden hanno posizioni molto diverse.  Robert Lighthizer rappresentante per il commercio degli Stati Uniti ha annunciato mercoledì 17 giugno la decisione di Steven Mnuchin, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, di lasciare il tavolo dei negoziati sulla digital tax. Washington ha determinato la sospensione dei colloqui, che erano stati attivati nell’ambito dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), motivando la decisione con la mancanza di progressi e con la necessità per tutti i Paesi di concentrarsi sulle emergenze legate alla pandemia in corso e alla recessione che sta provocando. Rimane evidente però che la decisione degli Stati Uniti riflette una forte divergenza di interessi e di concezione delle relazioni economiche.

 

L’Unione Europea non ha infatti nascosto la sua irritazione, anche perché le risorse derivanti dalla tassazione digitale potrebbero essere utilizzate proprio per superare la difficile contingenza economica. Di fronte alla difficoltà di raggiungere un accordo globale in sede OCSE, l’Unione Europea potrebbe prendere un’iniziativa unilaterale introducendo la tassazione a livello continentale a partire dal gennaio 2021. L’ipotesi di una guerra commerciale a quel punto potrebbe non essere troppo remota. Mnuchin ha inviato all’inizio di giugno una lettera ai ministri delle Finanze di Francia, Spagna, Regno Unito e Italia ventilando la possibilità di una risposta alla digital tax in termini di dazi. Gli Stati Uniti stanno inoltre conducendo un’indagine sulle legislazioni attualmente in vigore in alcuni Paesi (tra cui anche l’Italia) per appurare se non possano essere valutate come pratiche di concorrenza sleale. In sostanza gli Stati Uniti ritengono che nessun’altro possa tassare le imprese statunitensi. In Europa invece è prevalente l’idea che bisogna adeguare la legislazione a queste nuove realtà che tendono a ignorare i confini e che le aziende che realizzano dei profitti in un territorio debbano contribuire allo sviluppo di quella comunità attraverso strumenti fiscali.

 

Mentre alcuni Paesi europei spingono per attivare una nuova normativa a partire dal gennaio 2021, in Germania si stanno valutando alternative, come quella di una tassa sulle emissioni di anidride carbonica. Potrebbe affermarsi in Europa la convinzione che non convenga affrontare una questione così rilevante nel pieno di una campagna presidenziale dall’esito incerto, anche in considerazione del fatto che la posizione di Joe Biden è più in sintonia con le istanze portate avanti dall’Europa.

 

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Immagine: Il presidente Trump incontra Mark Zuckerberg. Crediti: flickr/photos/whitehouse/48765153148

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